Non è più tempo di attendismo né di silenzi strategici. La Darsena di Viareggio freme, ma non per il varo di un nuovo yacht, bensì per la frustrazione di un intero comparto industriale che vede lo sviluppo della città ostaggio della politica. L’area dell’ex Mercato Ittico, l’ultimo “pezzo pregiato” del puzzle portuale, è ferma al palo e con essa sono congelati i progetti di crescita di un settore che rappresenta il cuore pulsante dell’economia viareggina. Il distretto è ormai saturo e non ha più un centimetro libero da offrire: i cantieri leader mondiali e le aziende del refitting necessitano vitalmente di quegli spazi per far fronte a portafogli ordini record e gestire manutenzioni complesse che portano lavoro a migliaia di operatori dell’indotto.
Il nodo della questione sembra essere tutto a Palazzo Comunale, dove la sensazione diffusa è che il Sindaco sia oggi troppo assorbito dalle proprie manovre elettorali e dalla ricerca del successore, piuttosto che dalla gestione delle urgenze industriali. Mentre la politica si concentra sui nomi e sulle coalizioni future, il lavoro vero — quello dei capannoni e delle banchine — resta in attesa di una firma. Viareggio non può permettersi un’amministrazione distratta dai posizionamenti di potere, meno attenta a quei temi dello sviluppo e dell’occupazione che da anni garantiscono il benessere del territorio.
Gli imprenditori chiedono dunque chiarezza immediata e una dichiarazione ufficiale che definisca una volta per tutte la destinazione d’uso dell’area. Il mercato globale non segue i tempi della burocrazia né i cicli delle urne; l’incertezza attuale è l’unico vero freno a investimenti e capitali già pronti a essere messi in campo per trasformare un volume sottoutilizzato in un hub tecnologico all’avanguardia. La nautica viareggina ha già tracciato la rotta, ora spetta al Sindaco decidere se sostenere chi produce o se continuare a dare priorità alla propria strategia politica sulla pelle del distretto.
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