Fake news, disinformazione e messaggi d’odio, Laura Boldrini al Wired Next Fest di Firenze: “La rete è un posto incredibile, ma va usato con responsabilità”

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FIRENZE – Disinformazione e messaggi d’odio. O, per dirla in slang 2.0, fake news e hate speech. Sono stati questi i temi sui quali si è concentrata la presidente della Camera Laura Boldrini nel corso del suo intervento al Wired Next Fest di Firenze. L’intervento della Presidente è cominciato in una sala colma di adolescenti e con l’argomento che più le sta a cuore: la lotta che sta portando avanti contro il fenomeno del bullismo digitale, in particolare con l’istituzione della Commissione internet alla Camera. “Insieme ai deputati ho voluto invitare a farne parte giornalisti ed esperti di ogni campo, per ragionare insieme su un lavoro ambizioso”, ha raccontato Boldrini. “Questa commissione fa qualcosa di unico e irrituale, va a parlare nelle scuole, con gli insegnanti, per sensibilizzare loro e i loro alunni su temi da non sottovalutare. Perché la rete è uno spazio incredibile, che però va usato con responsabilità”.
L’esperienza istituzionale di Laura Boldrini in questo campo si lega a quella personale, che portandola ad agire con particolare determinazione sul tema: “io purtroppo ho avuto modo di incontrare genitori di ragazzi e ragazze che si sono tolti la vita. E dopo anni di minacce di morte e stupri subiti, personalmente ho deciso di denunciarne gli autori. Con quale faccia potrei dire ai nostri ragazzi di reagire agli episodi di bullismo se io per prima non mi batto contro questi fenomeni? Da quando ho preso questa decisione la situazione è migliorata”. L’applauso parte spontaneo dal pubblico.
L’altro, attuale fenomeno internet sul quale il governo ha intenzione di muoversi è quello della circolazione di notizie false in Rete, perché da una parte è vero che le fake news esistono da quando esistono le news, ma anche che la rete rende difficile punire chi le genera e le diffonde per interessi politici o economici. La soluzione per la presidente della Camera è diffondere una cultura della verifica, a tutti i livelli. Le aziende non devono sponsorizzare o fare pubblicità su siti riconosciuti come coacervo di fake news; il giornalismo professionale dev’essere sempre più professionale e attento alle fonti gli editori devono spendere di più per la salvaguardia delle notizie, retribuendo dignitosamente i cronisti che vengono impiegati per un lavoro sempre più delicato.
Anche le piattaforme sulle quali questi contenuti sono ospitati però hanno un ruolo nel ciclo vitale delle fake news. Per Boldrini questi colossi del mondo hi tech non possono più fingere indifferenza o limitarsi a prendere atto di ciò che accade intorno a loro e in parte a causa loro. Facebook per esempio, in Italia, non ha un ufficio che si occupa della verifica e dell’eventuale eliminazione di fake news e messaggi d’odio: se veramente tiene al tema deve sì investire in risorse in tecnologie, ma anche in una presenza più vigile sul territorio.
Da ultimo, i lettori devono imparare a non fidarsi ciecamente di tutto ciò che leggono: “per questo” annuncia Boldrini “in accordo con la ministra Fedeli il 31 ottobre partirà il primo Progetto italiano di educazione civica digitale, tramite il quale cercheremo di dare a ragazzi e ragazze gli strumenti per orientarsi nel mondo della Rete e delle notizie che diffonde”.

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