False fatturazioni, evasione ingente sull’asse Livorno – Modena – Milano

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LIVORNO – Sull’asse Livorno – Modena – Milano – Padova individuata dai finanzieri del Comando Provinciale di Livorno un’ingente evasione, tramite il ricorso a false fatturazioni da parte di società di comodo.
Nella giornata odierna, militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Livorno hanno dato esecuzione ad un’ordinanza, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Livorno, Dott.ssa Beatrice Dani, di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di Quilici Sergio, livornese di 48 anni, in quanto ritenuto responsabile di frode fiscale e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, nell’ambito di un’indagine diretta dalla Dott.ssa Arianna Ciavattini, Sost. Proc. presso la locale Procura della Repubblica.
Il soggetto – già imputato, unitamente ad altre persone, nel processo collegato al noto crack Turmar per gravi reati tributari e di bancarotta fraudolenta, sottoposto a fermo il 1° febbraio 2013 – era vincolato, due volte alla settimana, all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Malgrado tali misure restrittive della libertà personale, il Quilici ha proseguito nell’attività delittuosa, acquisendo, nell’ottobre 2013, dopo soli quattro giorni dalla cessazione della misura degli arresti domiciliari, la carica di amministratore della “Santandrea Automobili Srl”. Tale soggetto giuridico, costituito nel 2004 come società immobiliare, ha mutato oggetto sociale nel 2012, proponendosi come fabbrica di automobili e trasferendo, fittiziamente, la propria sede a Modena.
Nel corso delle investigazioni, svolte anche attraverso accurate indagini finanziarie, è stata riscontrata l’inesistenza di tale società, per la quale non è stata istituita neppure parte della contabilità. Tale società è stata strumentalmente utilizzata da Quilici Sergio esclusivamente per l’utilizzo di fatture false per 2,7 milioni di euro, afferenti la formale compravendita, tra l’altro, di beni (tra cui escavatori e carrelli elevatori) senza alcuna attinenza con l’oggetto sociale dichiarato.
Detti documenti contabili sono risultati emessi dallo stesso Quilici tramite due soggetti giuridici di comodo, con sede legale in Milano, da lui gestiti tramite altrettanti prestanome, tra cui un soggetto residente a Livorno, con precedenti penali, che dichiara redditi irrisori.
Le fatture false hanno consentito di creare un ingente credito IVA, pari a quasi 500 mila euro, ceduto attraverso un fittizio ramo d’azienda, nel mese di marzo 2014, ad una società di Padova, mediante la complicità dei relativi amministratori, i quali sono stati, conseguentemente, parimenti denunciati. Il falso credito IVA è stato illecitamente utilizzato dalla società veneta per compensare i propri debiti tributari, azzerando il pagamento di tutte le imposte dovute.
Complessivamente, sono state emesse e utilizzate fatture false per 5,4 milioni di euro, per le quali si sta procedendo alle relative contestazioni fiscali.
Nell’ambito dell’attività investigativa, è stato eseguito anche il sequestro preventivo di un’autovettura Mercedes, classe A, del valore di 30 mila euro, fraudolentemente sottratta, unitamente alla complicità di un altro soggetto livornese, per evitare il pagamento delle imposte.
Infine, si è proceduto altresì – profilo, questo, assai particolare – a contestare, nei confronti di un commercialista di Livorno, l’omessa segnalazione di operazioni sospette per circa 3 milioni di euro, pari all’importo delle fatture false e della fittizia cessione di ramo d’azienda.
In particolare, il professionista, sottoposto per legge agli obblighi antiriciclaggio, avrebbe dovuto segnalare, in ragione degli elementi informativi in proprio possesso, all’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia, le predette operazioni, anche per consentire agli organi investigativi di avviare celermente le successive attività d’indagine.
La sanzione che potrà essere irrogata arriva fino al 40% del valore dell’operazione non segnalata.

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