Fare l’amore

(di Claudia Castellucci) – Fare l’amore è una cosa seria.

Me lo diceva sempre mio papà, mentre collegava i fili di rame, ognuno avvolto da una guaina diversa. Gialli, azzurri, neri, a righe gialle e verdi. Ognuno con qualcosa di unico, diverso dall’altro. Durante le vacanze estive, mi incantavo a guardarlo lavorare inginocchiato accanto alle prese elettriche, in case semi costruite, con l’odore di intonaco fresco. Fare l’elettricista gli riusciva naturale, intrecciava anime di fili lontani e li faceva funzionare, assieme. Illuminava tutto, letteralmente, prendendo tra le mani gli estremi delle cose. Parlavamo tanto, gli raccontavo delle mie prime cotte e degli arrosti di cuore. Quelli rovinosi, che ti lasciano impolverato e sanguinante, a terra, come nei primi film di Clint Eastwood. 

Mi ripeteva che l’amore è una cosa seria e farlo, ancora di più. Perché il verbo “fare” parla chiaro. I colpi di fulmine sono elettrizzanti, potenti, un’esplosione di luce. Ma durano il tempo di uno schiaffo, di uno starnuto, del “buongiorno” di chi incroci sulle scale dei palazzi.

Fare l’amore è diverso, richiede mani sapienti e un cuore di rame, bisogna imparare a intrecciarsi l’un l’altro e stare lontani dai temporali. Voler prendere la scossa, ogni tanto, che ci sta.

Bisogna mettercela tutta per fare in modo che non si allenti “il contatto” ed evitare di fare luce a fasi alterne, solo sotto pressione.

FARE l’amore, insomma.

Da piccoli ci hanno fatto cantare cosa ci vuole per fare un tavolo, il legno, l’albero, il seme, il frutto, il fiore. Ma non ci hanno mai detto cosa ci vuole per fare l’amore.

Allora ho provato a fare una lista, così, su due piedi, con un cuore:

  • prendere
  • Due 
  • Fili
  • Intrecciarli 
  • E
  • Illuminare
  • Ogni
  • Cosa.