Fatture false per 1 milione e mezzo di euro: sei indagati e quote societarie sotto sequestro

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LIVORNO – Questa mattina, militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Livorno, su ordine della Procura della Repubblica labronica, nell’ambito dell’operazione denominata “GRUPPO Q”, hanno eseguito – dando contestualmente corso, con il contributo di circa venti finanzieri, a sei perquisizioni locali e personali presso le abitazioni di altrettanti indagati, dislocate tra Toscana, Sicilia e Campania – l’ordinanza di applicazione della custodia cautelare in carcere nei confronti di un imprenditore, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Livorno, dott. Ottavio Mosti, su richiesta del magistrato titolare dell’indagine, Sost. Procuratore dott. Massimo Mannucci.

L’arrestato, di origine siciliane, G.C., cinquantaduenne, da svariati anni operante nella zona della Val di Cornia, è stato tratto in arresto dai finanzieri della Compagnia di Piombino per vari reati di natura fiscale e per il delitto di bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale. Il soggetto, peraltro, era già detenuto presso la casa circondariale di Livorno dal dicembre 2016, per scontare altra condanna per reati analoghi all’esito di sentenza emessa dal Tribunale ordinario di Catania, confermata in appello e divenuta definitiva.

L’Autorità Giudiziaria, ritenendo concreto il pericolo che la disponibilità di diverse compagini societarie potesse agevolare l’indagato nella reiterazione di altri delitti della specie, ha disposto, inoltre, il sequestro preventivo finalizzato alla confisca delle quote sociali e dei beni aziendali di tre società nella titolarità degli indagati, ma di fatto concretamente riconducibili all’arrestato.

A carico delle ulteriori persone fisiche indagate, in concorso tra loro, tra cui anche un cittadino tedesco residente in Spagna e domiciliato in Campania, gli illeciti ipotizzati riguardano l’emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, l’infedele ed omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali, l’occultamento della documentazione contabile, oltre ai citati delitti fallimentari.

A seguito del fallimento di una società di costruzioni operante in Val di Cornia, le Fiamme Gialle di Piombino venivano delegate, oltre due anni orsono, ad eseguire indagini tecniche nei confronti dell’odierno arrestato, in concorso con altri, per il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale.

Le indagini svolte dai militari, con la direzione del citato magistrato, portavano alla luce la propensione a delinquere del soggetto, peraltro già destinatario di condanne per reati tributari, societari, fallimentari, falso ideologico, ricettazione continuata, abuso edilizio, emissione assegni a vuoto, misure di prevenzione sanitarie e violazioni di norme CEE sui rifiuti.

In particolare, le investigazioni, he traevano preziosi elementi anche dagli esiti di sei verifiche fiscali condotte nei confronti delle società gestite e di fatto riconducibili a G.C. e spesso risultate essere intestate a meri “prestanome”, hanno fatto emergere condotte illecite comuni nella gestione delle varie società verificate, operanti in diversi settori, da quello edile e dell’impiantistica elettrica, alla trasformazione e commercializzazione di prodotti in gomma derivanti da riciclo di pneumatici fuori uso. In sintesi, veniva appurato come il soggetto oggi raggiunto da provvedimento cautelare personale avesse provveduto, in maniera metodica, a rilevare società, spesso in difficoltà finanziaria, per spogliarne il patrimonio, trasferendone i beni strumentali ad altre imprese, al medesimo riconducibili, in genere a prezzi fittiziamente sovrastimati rispetto al loro reale valore, che non venivano pagati dall’acquirente, ma che consentivano di creare, in capo a quest’ultimo, crediti iva da utilizzare indebitamente in compensazione per il pagamento di tributi fiscali e previdenziali.

Le attività ispettive hanno permesso l’individuazione di cinque evasori totali, di fatture per operazioni inesistenti per circa un milione e mezzo di euro, la segnalazione di imposta evasa per oltre 1 milione euro; all’esito, l’ente riscossore ha disposto, peraltro, il fermo amministrativo di un’autovettura di lusso, marca Ferrari, per un valore di circa 300.000 euro.

Le indagini si sono concluse con la segnalazione all’Autorità Giudiziaria, oltre che di G.C., di ulteriori sei soggetti, da considerare “prestanome”, e, oggi, con il sequestro preventivo finalizzato alla confisca delle quote sociali e dei residui beni aziendali (tra cui due automobili modello Fiat Punto) di tre imprese ancora nella disponibilità degli indagati

Continua, sulla base delle direttive fornite dal Procuratore Capo della Repubblica di Livorno, l’azione della Guardia di Finanza a presidio della legalità tesa all’individuazione e all’aggressione dei patrimoni illeciti da parte della criminalità economica, a tutela dell’economia, dell’erario e delle imprese puntualmente ottemperanti agli obblighi fiscali.

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