La Regione Toscana prova a fare quadrato attorno al settore ittico, messo in forte difficoltà dal prolungamento del fermo pesca deciso a livello nazionale. Un tema che sta pesando in modo significativo su imprese, lavoratori e sull’intera filiera, e che ha spinto la Regione ad aprire un confronto diretto con operatori e sindacati.
Durante l’incontro che si è svolto in Regione, il sottosegretario alla presidenza Bernard Dika ha ribadito la vicinanza dell’ente regionale ai pescatori, chiarendo però che l’estensione del fermo obbligatorio non nasce da una decisione della Toscana. «Siamo consapevoli delle criticità che le aziende stanno affrontando – ha spiegato – e stiamo lavorando insieme agli operatori per capire quali margini di intervento siano possibili, pur in una situazione che non dipende da scelte regionali. Non possiamo ignorare il problema: è in gioco la sostenibilità di un comparto fondamentale per il nostro territorio».
Il nodo riguarda il decreto del ministero dell’Agricoltura che ha esteso il periodo di stop alle attività di pesca includendo anche il mese di novembre. Una decisione che, secondo gli operatori, ha colto il settore impreparato. «Ci siamo ritrovati improvvisamente con due mesi di fermo invece di uno – ha spiegato Sonia Barchielli, direttrice della Cooperativa labronica Motopescherecci e del Mercato etico – con conseguenze pesanti per gli armatori, che hanno dovuto continuare a sostenere i costi del personale e della manutenzione delle imbarcazioni. Ma l’impatto è stato ancora più duro per i mercati che lavorano esclusivamente con prodotto locale, un’eccellenza che è venuta a mancare».
A sottolineare la portata del problema è anche Coldiretti Toscana. «Serve trovare soluzioni alternative che consentano ai pescatori di andare avanti – ha affermato Danilo Di Loreto, responsabile regionale per pesca e acquacoltura – perché questo mese aggiuntivo di fermo ha colpito duramente non solo chi va in mare, ma tutta la filiera». I numeri rendono l’idea: ai circa 400 addetti diretti del settore pesca si sommano migliaia di lavoratori coinvolti a vario titolo. «Parliamo di circa 3.000 famiglie – ha aggiunto – che subiscono le ricadute di questa scelta».
Al tavolo di confronto erano presenti anche le principali organizzazioni sindacali e le associazioni di categoria, unite nella richiesta di misure di sostegno e correttivi urgenti. La Regione, pur non avendo competenza diretta sul provvedimento, ha assicurato che continuerà a farsi portavoce delle istanze del comparto nelle sedi istituzionali, per evitare che una misura pensata per la tutela delle risorse marine si trasformi in un colpo mortale per l’economia della pesca toscana.



