Il costo della casa continua a rappresentare una delle principali emergenze economiche e sociali del Paese, ma è Firenze a registrare uno dei dati più preoccupanti. Tra il 2019 e il 2025 il canone medio di locazione per un appartamento di 70 metri quadrati è passato da 900 a 1.340 euro al mese, con un incremento del 49%, il più alto in Italia insieme a Milano.
A evidenziarlo è un’elaborazione di CNA Nazionale, basata sui dati dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate e sull’andamento delle retribuzioni nette nello stesso periodo. Un confronto che mette in luce uno squilibrio sempre più marcato: mentre gli affitti sono quasi raddoppiati, gli stipendi sono aumentati appena del 10%, con una differenza di circa 39 punti percentuali.
Una dinamica che rende sempre più difficile l’accesso alla casa per giovani, famiglie e lavoratori e che, nel capoluogo toscano, è aggravata dalla forte pressione turistica e dalla diffusione degli affitti brevi, fenomeni che hanno progressivamente ridotto l’offerta di abitazioni destinate alla residenza stabile.
Per Lorenzo Cei, direttore generale di CNA Firenze Metropolitana, gli interventi messi in campo dal Comune rappresentano un primo passo nella giusta direzione.
«Valutiamo positivamente il lavoro che Palazzo Vecchio sta portando avanti per regolamentare gli affitti brevi. Le misure adottate puntano a tutelare la residenzialità e a preservare l’equilibrio sociale ed economico della città. Occorre però che anche il Governo faccia la sua parte: senza una legge nazionale, ogni intervento locale resta una risposta parziale a un fenomeno che parziale non è».
L’aumento dei canoni di locazione non incide soltanto sulla qualità della vita dei residenti, ma sta diventando anche un ostacolo per il sistema produttivo. Secondo lo studio, oggi un lavoratore che vive a Firenze destina mediamente il 62% del proprio stipendio al pagamento dell’affitto, una percentuale seconda solo a quella di Milano, dove raggiunge il 73%.
Una situazione che, secondo Francesco Amerighi, presidente di CNA Firenze Metropolitana, rischia di compromettere la competitività del territorio.
«Il costo della casa ha smesso di essere solo un problema sociale ed è diventato un freno economico. Le imprese fanno sempre più fatica a trovare personale qualificato disposto a trasferirsi in città. Quando l’affitto assorbe quasi due terzi dello stipendio, la mobilità professionale si blocca e il territorio perde attrattività».
Per invertire questa tendenza, CNA propone un insieme di interventi strutturali che comprendono un Piano casa efficace, incentivi per la riqualificazione del patrimonio immobiliare e politiche in grado di aumentare l’offerta di abitazioni a canoni sostenibili.
«Bisogna recuperare il patrimonio immobiliare inutilizzato, investire nella rigenerazione urbana e trovare un equilibrio tra sviluppo economico e sostenibilità sociale. Senza misure di questa portata, Firenze rischia di diventare una città sempre più costosa da abitare e sempre meno capace di attrarre chi dovrebbe contribuire alla sua crescita», conclude Amerighi.
I dati confermano così una tendenza che interessa molte città italiane, ma che nel capoluogo toscano assume dimensioni particolarmente significative, trasformando l’emergenza abitativa in una questione che riguarda non solo il welfare, ma anche il futuro economico e produttivo del territorio.
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