Convegno l’11 febbraio organizzato dall’Ordine degli Architetti di Firenze, in collaborazione con Fondazione Architetti Firenze: dai dati Irpet sulle politiche abitative in città al recupero delle Murate, dall’ex caserma Lupi di Toscana all’esperienza di Roma.
Firenze – La necessità di una visione di Firenze come “città pubblica”, sempre più identitaria e condivisa, sarà al centro del convegno organizzato da Ordine degli Architetti di Firenze – grazie al lavoro della commissione osservatorio urbanistica – e in collaborazione con Fondazione Architetti Firenze, in programma alla Palazzina Reale l’11 febbraio dalle ore 14.30. Al centro dell’incontro il tema della progressiva riduzione della funzione pubblica nel progetto urbano e le possibili strategie per restituire alla città spazi, servizi e identità collettiva. Particolare attenzione sarà dedicata ai processi di trasformazione in corso a Firenze, dal recupero delle ex caserme alle politiche abitative degli ultimi decenni.
Un’occasione di confronto per ripensare il rapporto tra pubblico e privato, servizi e spazio urbano, e per immaginare soluzioni capaci di restituire alla città il suo ruolo di bene comune.
Dopo i saluti istituzionali della presidente dell’Ordine degli Architetti di Firenze Silvia Ricceri e l’introduzione di Scilla Cuccaro, coordinatrice della commissione osservatorio urbanistica di Oaf, sono previsti sei interventi su altrettanti temi di attualità.
Si parte con il giornalista e il saggista Filippo La Porta che farà una relazione dal titolo ‘Una città sempre meno ‘pubblica’, sempre meno condivisa e meno identitaria’, poi toccherà al professore associato di Estimo del dipartimento di Architettura di Firenze Fabrizio Battisti (il titolo del suo intervento è “Come il pubblico può tornare a essere ‘costruttore’ della città?”), alla ricercatrice Irpet Chiara Agnoletti (“Le politiche abitative del Comune di Firenze: un quadro della situazione negli ultimi trent’anni”). Il caso studio di Roma sarà al centro dell’intervento del professore ordinario di urbanistica alla Sapienza Carlo Cellamare (“Processi e pratiche urbane, un esempio a Roma: la partecipazione come fine, come processo sociale, politico e culturale”). A proposito delle esperienze fiorentine l’architetto e funzionario Mario Pittalis parlerà del recupero del carcere delle Murate, mentre l’assessora all’urbanistica del Comune di Firenze Caterina Biti parlerà del recupero dell’area dell’ex caserma Lupi di Toscana.
L’evento è valido per il rilascio di 3 Cfp per architetti.
“Al di là delle polemiche e delle scelte urbanistiche che hanno prodotto un confronto sempre più serrato tra amministrazione e vari comitati, come Ordine degli Architetti abbiamo deciso di fare un punto sugli indirizzi urbanistici e sulle prospettive a difesa della città pubblica – afferma Silvia Ricceri, presidente dell’Ordine degli Architetti di Firenze -. Il convegno dell’11 febbraio è un primo punto di riflessione e di rilancio di temi da affrontare. Senza pregiudizi, ma con nuove visioni ed esperienze positive maturate”.
“Il dibattito cittadino in corso in questi mesi a Firenze sui temi urbanistici, e sull’idea di quale città vogliamo per il futuro di tutti noi, sta dando vita ad un dibattito stimolante e al di là delle apparenze costruttivo – dice l’assessora all’Urbanistica Caterina Biti –. In questo contesto il tema della città pubblica è quanto mai puntuale, dal momento che lo stesso concetto di città, almeno per la nostra cultura, ha in sé l’idea del luogo dell’incontro che annulla le distanze e in cui le persone si eguagliano. Questa idea di città pubblica può essere la più importante tra le basi che accomuna tutte le voci in campo in questo momento: tante anime di Firenze che esprimono i propri punti di vista, a volte anche molto lontani, con l’obiettivo condiviso del bene collettivo. Sta al Comune di Firenze, con il ruolo che lo contraddistingue, trovare la sintesi migliore per politiche che tengano assieme le esigenze di chi in città ci vive, ci lavora, la visita. Ringrazio l’Ordine degli Architetti per questo importante momento di discussione e per il tema scelto, quanto mai puntuale e attinente, e per il patrimonio di competenze che dà sempre un importante contributo ai temi che interessano le trasformazioni della città”.
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