FIRENZE – La data fatidica per le imprese fiorentine è stata il 17 luglio. Non una ricorrenza festosa, bensì il giorno in cui, idealmente, hanno smesso di lavorare esclusivamente per il fisco. Un’analisi dettagliata a cura della CNA svela un panorama fiscale ancora molto gravoso per le aziende del capoluogo toscano, nonostante un leggero miglioramento rispetto agli anni passati.
Secondo la settima edizione dell’Osservatorio “Comune che vai fisco che trovi”, nel 2024 un’impresa fiorentina ha impiegato ben 199 giorni per saldare il proprio conto con l’erario, la regione e il comune. Il dato si traduce in un Total Tax Rate del 54,4%, ovvero oltre la metà del reddito d’impresa è andato a finanziare la spesa pubblica. Un numero che colloca Firenze tra le città con la pressione fiscale più alta d’Italia, a pari merito con Napoli (54,9%) e Bologna (56%). Queste città sono penalizzate da un mix di tributi locali elevati e alti valori catastali che incidono pesantemente sul carico fiscale complessivo.
La media nazionale si attesta al 52,3%, con il “Tax Free Day” che cade il 9 luglio. Dunque, le imprese fiorentine hanno lavorato ben otto giorni in più rispetto alla media italiana per onorare i propri obblighi tributari.
Analizzando la composizione del carico fiscale fiorentino, si nota come l’incidenza maggiore spetti all’erario e ai contributi IVS (Invalidità, Vecchiaia e Superstiti), che rappresentano il 34,2% del totale. Seguono le tasse comunali, con una quota del 19,3%, mentre quelle regionali incidono in misura minore, con lo 0,9%.
Nonostante questi dati preoccupanti, c’è un barlume di speranza: il Total Tax Rate è in calo. La pressione fiscale è diminuita dello 0,5% rispetto al 2023 e addirittura del 7,9% se si confronta con i dati del 2019. Una tendenza che Francesco Amerighi, presidente di CNA Firenze Metropolitana, definisce un “lieve calo”, sottolineando che l’eccessiva tassazione continua a rappresentare uno dei principali ostacoli allo sviluppo economico.
Amerighi invoca un sistema tributario più snello, equo e semplice, in grado di stimolare la competitività. In particolare, propone di attuare l’equiparazione delle detrazioni e la separazione della tassazione del reddito d’impresa per le ditte individuali. Rivolge inoltre un appello diretto alla sindaca, Sara Funaro, suggerendo di implementare le proposte della CNA per ridurre la burocrazia a carico delle imprese, un intervento che non impatterebbe sulle entrate comunali ma alleggerirebbe i costi aziendali.
A fargli eco è Lorenzo Cei, direttore generale di CNA Firenze, che mette l’accento anche sulla complessità del sistema fiscale italiano. Pur riconoscendo che la riforma fiscale in atto va nella direzione giusta, sottolinea la necessità di completare il progetto e garantire stabilità normativa, evitando continue modifiche che generano incertezza e difficoltà nella programmazione aziendale.
Per l’analisi, la CNA ha preso in esame un’impresa tipo: una ditta individuale con ricavi di 431 mila euro, un reddito di 50 mila euro e un organico di 4 operai e un impiegato, una rappresentazione standardizzata per confrontare in modo omogeneo i dati di tutti i 114 comuni esaminati.



