A Firenze il ricambio generazionale nel mondo delle imprese diventa sempre più difficile. È quanto emerge dai dati relativi alla Città Metropolitana di Firenze, dove nel 2025 sono 4.445 i titolari di imprese individuali con almeno 70 anni, pari all’8,9% del totale.
Si tratta di una percentuale inferiore sia alla media nazionale, che si attesta al 10,7%, sia a quella toscana, pari al 10,5%. Firenze occupa così l’80° posto tra le province italiane per incidenza degli imprenditori ultrasettantenni, con una situazione decisamente diversa rispetto al dato più alto registrato a Grosseto, dove la quota raggiunge il 18,7%, e a quello più basso di Monza e Brianza, al 5,6%.
Il dato più significativo, però, emerge osservando l’evoluzione nell’ultimo decennio. Nel 2015 i titolari di imprese individuali con almeno 70 anni erano 3.737, pari al 7% del totale. Dieci anni dopo sono diventati 4.445, con 708 imprenditori anziani in più e una crescita del 19%.
Parallelamente, però, diminuisce in maniera marcata la presenza dei giovani nel tessuto imprenditoriale fiorentino. Tra il 2015 e il 2025 le imprese giovanili sono infatti passate da 9.735 a 6.890. In dieci anni sono quindi venute meno 2.845 imprese, con una riduzione complessiva del 29%.
Un calo che risulta particolarmente significativo se confrontato con l’andamento della popolazione giovane. Tra il 2015 e il 2026 i fiorentini tra i 20 e i 39 anni sono diminuiti di 7.012 unità, pari al 3,3%. La contrazione delle imprese giovanili risulta quindi molto più ampia rispetto alla diminuzione della popolazione nella stessa fascia d’età.
“Firenze parte da una situazione meno critica di molti altri territori, ma gli over 70 aumentano e la presenza dei giovani nell’imprenditoria si riduce. Il fatto che le imprese giovanili siano diminuite molto più della popolazione giovane ci dice che la demografia, da sola, non basta a spiegare il problema”, sottolinea Francesco Amerighi, presidente di CNA Firenze Metropolitana.
Il tema, dunque, non riguarda soltanto l’età degli attuali titolari, ma soprattutto la capacità del sistema economico di garantire continuità alle attività esistenti. Il rischio è che imprese con esperienza, clienti, competenze e prospettive di mercato possano trovarsi senza un successore quando l’imprenditore decide di lasciare.
La successione familiare, secondo CNA Firenze Metropolitana, non può essere l’unica soluzione. In molti casi il futuro di un’attività può dipendere dalla possibilità di individuare un subentrante anche al di fuori della famiglia: un dipendente interessato a proseguire l’attività, un giovane imprenditore, un lavoratore intenzionato a mettersi in proprio o una persona interessata a rilevare un’impresa già avviata.
Il problema assume una particolare rilevanza per l’artigianato e per le piccole imprese, dove alla chiusura di un’attività non corrisponde soltanto la perdita di un’impresa. In gioco ci sono infatti competenze tecniche, esperienza, rapporti consolidati con clienti e fornitori e conoscenze costruite nel corso di molti anni.
“Non possiamo aspettare che un’impresa arrivi alla chiusura per porci il problema di chi potrà continuarla – afferma Amerighi –. Serve una vera politica per la trasmissione d’impresa, che accompagni chi vuole lasciare l’attività e faciliti l’incontro con chi è interessato a rilevarla”.
Per Lorenzo Cei, segretario generale di CNA Firenze Metropolitana, occorrono strumenti concreti per rendere più semplice il passaggio generazionale. Tra le misure indicate ci sono un maggiore accesso al credito per chi subentra, forme di sostegno fiscale alle operazioni di cessione e percorsi specifici per accompagnare il trasferimento delle competenze.
Ma la questione riguarda anche la capacità di rendere l’imprenditoria più attrattiva per le nuove generazioni. “Il problema va affrontato anche a monte, rendendo più semplice e attrattivo per i giovani scegliere di fare impresa”, evidenzia Cei.
Il ricambio generazionale diventa così una delle sfide per il futuro del sistema economico fiorentino. Garantire la continuità delle imprese significa infatti non soltanto evitare la chiusura di attività consolidate, ma anche preservare competenze, occupazione, capacità produttiva e relazioni economiche che rappresentano una parte importante del tessuto sociale della Città Metropolitana di Firenze.



