In Consiglio comunale a Firenze arriva oggi la votazione sulla delibera per l’istitutzione della commissione d’indagine in merito alla riqualificazione dello stadio Artemio Franchi. E in aula sono attese scintille. L’atto è stato proposto, da principio da Alessandro Draghi (Fdi), che però poi ha ritirato il tutto dando sei mesi di tempo alla maggioranza per poter chiarire tutti gli aspetti nelle commissioni. Draghi non ha fatto i conti però con altri tre consiglieri di opposizione che nel frattempo hanno proposto una delibera simile, in modo da poterla discutere già nella seduta del 16 febbraio: i consiglieri proponenti sono infatti Lorenzo Masi (Movimento 5 Stelle), Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune) e Cecilia Del Re (Firenze Democratica). Dal punto di vista della votazione, la delibera ha pochissime chances di essere approvata dal momento che la maggioranza ha abbondantemente i numeri per respingere l’atto. Dal punto di vista politico la delibera contiene numerosi spunti di interesse: bisognerà infatti capire quale sarà l’atteggiamento del centrodestra e in particolare dello stesso Draghi, così come bisognerà capire la votazione del gruppo di Iv, formato da Francesco Grazzini e Francesco Casini.
È infatti da ricordare che nella seduta dello scorso 22 dicembre Draghi, dopo aver iniziato la discussione, ritirò la delibera dopo aver ricevuto rassicurazioni dalla maggioranza su ulteriori
approfondimenti da fare nelle commissioni consiliari, in
particolare la commissione sport. La decisione creò in aula perché i consiglieri Francesco Grazzini (Italia Viva),
Matteo Chelli (Fratelli d’Italia), Renzo Pampaloni (Partito Democratico), Paolo Bambagioni
(lista Schmidt) e Lorenzo Masi (Movimento 5 Stelle) non riuscirono a intervenire. A sorpresa il giorno successivo (23 dicembre) Masi, Palagi e Del Re annunciarono di aver riavviato l’iter della delibera: i consiglieri di Fdi scelsero di non sottoscrivere la nuova delibera, mentre Alberto Locchi di Forza Italia scelse di appoggiarla. Un voto decisivo quello di Locchi, perché il nono, numero minimo per la discussione in Consiglio comunale.
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