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Forte dei Marmi. “Non è qui la festa”. Gli operatori lanciano l’allarme

A Forte dei Marmi non si discute più solo di rumore, sicurezza o regolamenti. Si discute di identità. La scelta del sindaco di ridurre drasticamente il numero delle feste negli stabilimenti balneari — con la prospettiva di una prossima stagione ancora avvolta nell’incertezza — segna infatti molto più di un semplice cambio amministrativo: segna una visione.
E la visione, oggi, appare chiara a molti operatori: meno eventi, meno movimento, meno vitalità.
Una decisione che pesa più del numero
Non è tanto il taglio in sé a preoccupare — ogni località turistica ha bisogno di regole — quanto il modo e il messaggio che ne derivano. Per anni le feste hanno rappresentato una componente strutturale dell’economia locale: non solo intrattenimento, ma lavoro, indotto, promozione internazionale.
Passare da stagioni con decine di eventi a un futuro in cui non si sa nemmeno quante autorizzazioni verranno concesse significa paralizzare la programmazione e scoraggiare investimenti.
E quando un territorio turistico smette di programmare, inizia lentamente a perdere terreno.
“Il sindaco – attaccano gli operatori – sembra davvero animato dalla voglia di cancellare tutto quanto porti allegria e divertimento al Forte. Le nostre feste finiscono all’una di notte e sono tutte organizzate con criteri di qualità assoluta. Ma questo non basta. Il sito Dagospia ha parlato del nostro territorio come di un luogo triste e senza possibilità di svago. Vi rendete conto quale danno sia stato fatto?”.
Emblematico è il racconto di una grande festa gratuita di fine luglio scorso, tradizionalmente dedicata alla beneficenza e capace di richiamare centinaia di persone. Il sopralluogo del sindaco la mattina stessa, seguito — secondo gli organizzatori — da una stretta generalizzata sugli eventi, è diventato per molti il simbolo di un approccio percepito come punitivo più che regolatorio.
In politica i simboli contano: e questo, nel bene o nel male, è diventato il simbolo di una stagione che cambia.
Dietro ogni evento c’è una piccola filiera: personale di sala, tecnici, musicisti, montatori, addetti alla sicurezza, catering. Decine di persone per una sola serata.
Moltiplicate per un’intera estate e il risultato è un volume occupazionale significativo, soprattutto in un’economia fortemente stagionale. Ridurre drasticamente gli eventi non significa solo abbassare la musica: significa ridurre opportunità di lavoro.
È qui che la scelta politica diventa economica.
Forte dei Marmi è, per definizione, una destinazione di fascia alta. Eventi, brand internazionali, serate esclusive fanno parte del suo posizionamento da decenni.
Quando iniziative di grande richiamo vengono percepite come poco sostenute o addirittura osteggiate, il rischio non è solo perdere un evento: è trasmettere un segnale di chiusura a chi potrebbe investire o scegliere la località in futuro.
E nel turismo di alto livello la percezione conta quasi quanto l’offerta.
“La vera questione non è quante feste si faranno, ma che tipo di città si vuole costruire – attaccano dai Bagni penalizzati dalle decisioni dell’amministrazione -. Si ha la sensazione diffusa che queste scelte siano ideologiche e frutto dell’idea di penalizzare chi cerchi di garantire al Forte quegli standard che negli anni ne hanno fatto una capitale del lusso e divertimento. Non può essere un caso che i controlli dei vigili sembrino indirizzati a senso unico”.


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