Franco Zeffirelli ai microfoni di TGregione.it: la mia vita come un film. Firenze? Il mio posto del cuore

(di Stefania Bernacchia) Un mostro sacro del cinema. Un nome conosciuto, amato e stimato in tutto il mondo, un vero vanto per l’Italia tutta e in particolar modo per la Toscana. Un regista che non ha bisogno di presentazioni, basta citare il suo film più famoso, che seppur del 1968 non ha mai perso l’originalità, la bellezza e la freschezza di allora: ‘Romeo e Giulietta’. Stiamo parlando del Maestro Franco Zeffirelli, un mito per chi ama il cinema, l’opera e il teatro.

Maestro, come ci si sente ad essere un vero e proprio ‘mito’ della settima arte?

Non mi sono mai sentito un mito. Ho sempre lavorato con la massima professionalità, attento ai minimi dettagli, preciso, puntuale. Ho scelto scrupolosamente tutti gli attori che hanno fatto parte dei miei film e delle mie opere teatrali. Ecco, probabilmente è stata premiata questa mia totale devozione al cinema.

Che tipo di regista è? Che rapporto ha con gli attori? Si ricorda un aneddoto particolare capitato durante le riprese?E’ stato fondamentale instaurare fin da subito un rapporto d’intesa fra me e gli attori: spiegavo loro il ruolo che avrebbero dovuto interpretare e mi assicuravo che avessero capito bene; dopodiché lasciavo loro la possibilità di farsi proprio quel determinato personaggio, affinchè potessero dargli un tocco del tutto personale. Ho avuto la fortuna di lavorare con grandissimi attori, tra i più conosciuti nel panorama del cinema mondiale: dalla Taylor e Burton a Lawrence Olivier, Mel Gibson, Glen Close, Judy Dench, Maggie Smith, ma anche con i più grandi direttori d’orchestra: Serafin, Von Karajan, Bernstein, Kleiber. E poi ancora Pavarotti e Domingo, la grande Maria Callas, l’amica Anna (Magnani) e il mio maestro per eccellenza: il grande Luchino Visconti. Anedotti? Moltissimi. Ricordo ad esempio che durante le riprese di ‘Amleto’, Mel Gibson voleva fare sempre di testa sua, un vero testardo! Alla fine però sono riuscito a fargli capire cosa volevo dal suo personaggio e sono sicuro che il mio modo di fare gli è servito nella sua futura carriera in qualità di regista. Un altro episodio simpatico che mi viene in mente riguarda il film ‘Amore senza fine’, con la bellissima Brooke Shields e Tom Cruise, giovanissimo, al suo esordio cinematografico. Ricordo che Tom non era assolutamente all’altezza di recitare e non usai mezzi termini per dirglielo: gli feci capire che avrebbe dovuto impegnarsi e studiare di più se voleva diventare davvero un attore con la ‘A’ maiuscola. Credo non ci restò molto bene, ma sicuramente quelle parole gli sono servite per crescere e diventare quello che tutti noi oggi conosciamo.

Il 2018 è stato il 50esimo anniversario del suo capolavoro ‘Romeo e Giulietta’. Perché, secondo lei, questa pellicola è diventata una pietra miliare del cinema mondiale?

Anzitutto perché per la prima volta si metteva in scena una storia che aveva come attori ragazzi della stessa età dei protagonisti: Olivia Hussey nel ruolo di Giulietta aveva 16 anni e Leonard Whiting nel ruolo di Romeo aveva appena compiuto diciassette anni. La loro freschezza e ingenuità trapelava in ogni frase o gesto, rendendoli verosimili ai personaggi shakespeariani. Inoltre, è un film ancora oggi assolutamente attuale, conosciuto da tutti, senza distinzione di età o ceto sociale, divenuto un classico, un cult: quando le famiglie scelgono di far vedere Romeo e Giulietta ai propri figli, scelgono quello del 1968. Ricordo con grande piacere che quando il film uscì, i critici inglesi scrissero: l’Inghilterra ha dovuto aspettare un italiano per capire come rappresentare Shakespeare!.

Firenze e Roma. Due città che hanno segnato la sua vita e la sua professione. In quale delle due si sente ‘a casa’ e perchè? Cosa pensa di Firenze e dei toscani in generale?

La mia casa, il mio sangue, la mia anima è a Firenze. Sono e mi sento fiorentino a tutti gli effetti, appartengo in tutto e per tutto a questa città, con la quale ho un bellissimo rapporto. Oserei dire che mi sento, più che italiano, fiorentino. La vita e il lavoro mi hanno portato spesso lontano, ho trascorso molto tempo a Roma, che è una città straordinaria dove ho vissuto e lavorato per moltissimi anni, ma le confesso che in qualunque posto andassi, mi portavo dietro un fotografia della Cupola (del Duomo di Firenze, n.d.r.).

Ha dei rimpianti? C’è qualcosa che non rifarebbe?

Fortunatamente nella vita ho fatto sempre quello che desideravo fare. Dopo il successo di ‘Romeo e Giulietta’ (40 milioni di incasso solo negli Stati Uniti) ero il regista più conosciuto e credo famoso al mondo. La pellicola salvò la Paramount dal collasso finanziario al quale sembrava ormai destinata e iniziarono così a piovermi addosso proposte di lavoro, anche molto importanti. Ricordo che mi volevano per dirigere ‘Il Padrino’, una pellicola sicuramente di spessore, ma io non ho mai accettato qualcosa che mi è stato offerto, ho sempre scelto e deciso con la mia testa, volevo fare solo quello che sentivo veramente mio. Ecco perché posso dire di non avere rimpianti.

Ho però ancora dei sogni nel cassetto: per esempio la realizzazione del film ‘I Fiorentini’ sulla caduta dei Medici a Firenze oppure la pellicola che porta in scena l’ ‘Inferno’ di Dante, un kolossal per il quale abbiamo lavorato tanto tempo ma alla fine non sono stati trovati i finanziamenti necessari per la sua realizzazione; tutti i bozzetti e gli appunti sono oggi esposti all’interno del Museo della ‘Fondazione Zeffirelli’ a Firenze.

Parliamo di Fede. La sua vita è iniziata ‘in salita’: figlio illegittimo, una mamma che se ne va troppo presto, un’infanzia non troppo felice. Che rapporto ha con la Religione?

Sono un cattolico e il mio credo può essere intravisto anche nelle due pellicole religiose ‘Gesù di Nazareth’ e ‘San Francesco’. Ho conosciuto molti Papi, ho frequentato Paolo VI, Giovanni XXIII e ho incontrato anche l’attuale Papa Francesco, eminenze straordinarie che ricordo con grande affetto. Attraverso le mie pellicole religiose, ho contribuito a divulgare la storia e la dottrina cattolica nel mondo (pensi che ‘Gesù di Nazareth’ del 1977 è stato visto da più di due miliardi di spettatori).

Maestro, un’ultima domanda: attraverso la Fondazione Zeffirelli, di cui è a capo, è promotore di iniziative espositive e didattiche per la divulgazione della cultura legata all’arte dello spettacolo. Cosa spera per il futuro dei giovani di oggi?

Il ‘Centro Internazionale per le Arti dello Spettacolo’ che porta il mio nome mette a disposizione della città di Firenze e del mondo l’intero patrimonio artistico e culturale della mia carriera, lunga ormai quasi settant’anni.

La parte didattica, iniziata da poco, gioca un ruolo fondamentale nel nostro progetto, poiché vede protagonisti molti ragazzi interessati al mondo del cinema, del teatro e della letteratura. I giovani sono pieni di infinite potenzialità, dobbiamo per quanto possibile offrir loro i mezzi e gli strumenti per realizzarle al massimo.