Buti si è mobilitato in massa per tutelare il suo “oro verde”, all’interno di un’assemblea pubblica carica di entusiasmo, i cittadini e i soci dell’Oleificio Sociale hanno infatti dato il via a una straordinaria operazione di partecipazione collettiva. L’obiettivo è ambizioso: raccogliere 280mila euro per modernizzare il frantoio del borgo, un presidio di qualità che Gabriele D’Annunzio non esitò a definire il “soave olio di Buti”.
Il progetto di innovazione ha un valore complessivo di circa 400mila euro. Una parte sarà coperta dai bandi della Regione Toscana per la competitività agricola, ma la quota restante è affidata alla comunità. L’Oleificio ha infatti emesso azioni di “socio sovventore”, permettendo ai cittadini di investire nel fondo di sviluppo aziendale con un riconoscimento di interessi basato sugli utili della cooperativa.
“Vogliamo traghettare nel futuro una tradizione che affonda le radici nel Medioevo”, ha spiegato il presidente dell’Oleificio, Pier Luigi Pasqualetto. “I nuovi macchinari all’avanguardia sono fondamentali per affrontare le sfide attuali, come le raccolte anticipate rese necessarie dai cambiamenti climatici”.
Il frantoio rappresenta il punto di riferimento per oltre 600 piccoli e micro-agricoltori che curano gli oliveti distribuiti sulle pendici del Monte Serra. Senza questa struttura, la sopravvivenza di un’agricoltura eroica e frammentata sarebbe a rischio.
Secondo Patrizio Mecacci di Legacoop Toscana, l’operazione è un esempio virtuoso di economia del territorio: “Non è solo un investimento su una macchina, ma sul valore dell’identità e dell’orgoglio di Buti. È la voglia di crescere insieme preservando la qualità di un prodotto unico”.
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