Freddato sotto casa con 15 colpi di pistola, la vittima aveva paura

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CAMAIORE – ( di Letizia Tassinari ) – Penultima udienza per il processo che vede alla sbarra, sul banco degli imputati, Roberto Romanini, accusato di essere il mandante dell’omicidio del cugino Roberto, freddato la mattina del 8 febbraio 2011 sotto la sua abitazione a Camaiore. Ultimi testimoni, all’udienza di oggi, e da quanto emerso in aula in Corte d’Assise, e riferito da Iacopo Baroni, la vittima avrebbe avuto paura da tempo, tanto da girare sempre con un mitra in auto fin dal lontano 2006. Un mitragliatore ripiegabile, che si portava anche nel suo camioncino. E proprio su questa arma lala difesa ha giocato un jolly: riconosciuta dal testimone sarebbe la stessa che la Polizia ha trovato in un fosso alla periferia di Viareggio. Tutt’altra la tesi dell’accusa, secondo cui l’arma sarebbe stata fatta sparire, assieme ad altre, dalla casa di Roberto Romanini.  “Il presunto attentato subito da Stefano Romanini l’anno prima del delitto altro non era che una simulazione – questa la tesi difensiva -, aveva una relazione extraconiugale e non era la persona lavoro e famiglia che vogliono far passare”. E gli stessi inquirenti, sempre secondo la difesa dell’imputato, avrebbero trascurato, durante le indagini, particolari che se presi in considerazione avrebbero dato una visione diversa alla vicenda.  “Sono innocente – ha detto ancora una volta l’imputato, difeso dagli avvocati Elena Libone e Marco Taddei. Il 13 aprile ultima udienza: con le richieste del pm, le arringhe difensive e la sentenza.

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