PISTOIA – Le forze dell’ordine hanno smantellato un presunto giro illecito nel settore della grande distribuzione organizzata (GDO), del facchinaggio e della ristorazione, che ha portato a 14 indagati e 2 misure cautelari personali, con il sequestro di beni per circa due milioni di euro. L’operazione, coordinata dalla Procura di Pistoia e condotta dalla Guardia di Finanza, ha scoperto un’estesa rete di sfruttamento del lavoro e frodi fiscali a livello nazionale.
Al centro dell’inchiesta c’era un gruppo di aziende che, secondo le indagini, avrebbe utilizzato cooperative fittizie per “affittare” personale senza le necessarie autorizzazioni. I lavoratori, molti dei quali in condizioni di difficoltà, sarebbero stati impiegati con contratti fittizi, con orari e retribuzioni in violazione delle norme. Nonostante fossero di fatto dipendenti, venivano privati di diritti essenziali come il pagamento degli straordinari, le ferie e gli scatti di anzianità. In altri casi, le aziende avrebbero assunto direttamente il personale, ma con contratti che prevedevano condizioni gravemente lesive.
In totale, sono 103 i lavoratori coinvolti in questa rete di sfruttamento. Le accuse per i 14 indagati, a vario titolo, includono somministrazione illecita di manodopera e falsificazione di fatture. Tra gli indagati di spicco, due amministratori di fatto, di cui uno già noto alle forze dell’ordine per reati fiscali e fallimentari, sono stati posti agli arresti domiciliari e sottoposti all’obbligo di dimora.
L’indagine ha rivelato anche un vasto sistema di frodi fiscali: tra il 2019 e il 2023, le società coinvolte avrebbero emesso e ricevuto fatture false per oltre 10 milioni di euro, evadendo circa 2 milioni di euro di IVA. È proprio questa somma, a cui si aggiungono altri beni, a essere stata oggetto di un sequestro preventivo.
Il provvedimento ha interessato i conti correnti e quote societarie di ben 17 imprese, tra cui quattro noti ristoranti situati tra Firenze, Campi Bisenzio e Rosignano Marittimo. Tra le attività coinvolte, c’è anche un ristorante riconducibile a uno chef di fama nazionale, a testimonianza della ramificazione e del livello del giro d’affari illecito scoperto.
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