La sindaca di Firenze Sara Funaro ha consegnato due Fiorini d’oro a Bushra Awad e Robi Damelin, due madri — una palestinese e una israeliana — che hanno perso i propri figli nel conflitto israelo-palestinese. La cerimonia si è svolta nel corso della prima giornata del festival Re-Imagine Peace, evento dedicato al dialogo e alla promozione della pace, ospitato a Firenze.
Nel ricevere il riconoscimento, Robi Damelin ha lanciato un appello rivolto alla comunità internazionale: «Io vorrei chiedere di portare un messaggio da questo evento: smettere di scegliere un lato, basta essere o pro-Israele o pro-Palestina. Cerchiamo di essere parte della soluzione».
Tra le protagoniste della manifestazione anche la cantante israeliana e attivista Noa, anima del festival, che ha sottolineato il valore simbolico della città di Firenze come luogo da cui far partire un messaggio di speranza. «Firenze è una città incredibile, è il posto perfetto per iniziare il viaggio del festival Re-Imagine Peace. Noi dobbiamo creare la luce, credere nella luce ed esserlo. Dobbiamo continuare a creare una strada per la pace».
Noa ha inoltre ricordato Giorgio La Pira, evidenziando il legame storico della città con il dialogo tra i popoli. «Firenze è l’essenza della pace, della comunicazione e della collaborazione tra i popoli. In questa città c’è un’atmosfera unica. Noi dobbiamo essere luce, senza dimenticare il dolore, il terrore e l’orrore».
Anche la sindaca Sara Funaro ha ribadito il significato dell’iniziativa, definendola un appuntamento importante non solo per Firenze ma anche a livello internazionale. «Penso che da Firenze possa passare un messaggio di pace forte come questo, in un momento buio che stiamo vivendo dal punto di vista internazionale, con drammi che attraversano tantissimi Paesi, a partire prima di tutto dal popolo palestinese».
Funaro ha infine spiegato che il festival Re-Imagine Peace nasce con l’obiettivo di promuovere il dialogo e lanciare «un messaggio forte a livello internazionale» insieme a «un messaggio di condanna per i crimini di guerra che vediamo».



