Ginnastiche “dolci”, Taijiquan… cosa scegliere?

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Prof. Elena Martinelli

di Elena Martinelli – “Un cuore sano in una mente concentrata”: questo è il principio del Taijiquan, retaggio prezioso della saggezza tradizionale cinese fondata sull’armonia del corpo e dello spirito, dell’essere umano con l’Universo e – poiché nasce come arte marziale – armonia del combattente con il suo avversario.

Ma è un’arte marziale atipica perché non ha come base il lavoro muscolare, ma il lavoro interno della respirazione, dell’energia e dello spirito. Nel 1911 da arte marziale viene trasformata in pratica di esercizio fisico e chiamata “tecnica di lunga vita”. Permette di migliorare il nostro stato di salute e ostacolare lo stress quotidiano, rafforzando le capacità di concentrazione e l’equilibrio. Sono dimostrati gli effetti benefici sul sistema cardiocircolatorio, causa principale di invalidità e di morte nel mondo.

Ma dobbiamo per forza dedicarci alle arti marziali, per quanto “dolci”, o esistono alternative meno esotiche? Attenzione, non bisogna considerare il termine “dolce” come attività blanda, riservata alla terza età o a chi ha disturbi, perché anche se non violenta e al di sotto dei 110 battiti al minuto, può risultare impegnativa e faticosa. Per noi occidentali, soprattutto se non più giovani, è difficile intraprendere di punto in bianco una attività come il Taijiquan, mentre la popolazione cinese è abituata a praticarlo per tutta la vita anche nei parchi delle città e nelle pause del lavoro. Noi abbiamo una educazione più rivolta al risultato che al benessere derivante dalla pratica dell’esercizio fisico fine a se stesso.

Ho studiato il Taijiquan e ho scritto un libro per Fabbri Editori con il Maestro Stefano Danesi e da quella esperienza ho ricavato preziose esperienze che ho inserito nel metodo C.A.MO.® cercando di “occidentalizzare” e rendere facilmente comprensibile anche a chi con conosce le filosofie orientali il modo per raggiungere l’armonia posturale, l’equilibrio e la coordinazione dei movimenti. Questo sistema è molto efficace proprio per gli anziani e per la prevenzione delle cadute.

L’importante è mantenere “un cuore sereno e una mente concentrata”, come vuole il Taiji Quan, su tutti i movimenti coordinandoli con la respirazione, aumentare la mobilità e la forza muscolare e, non ultimo, divertirsi. Il consiglio comunque è: piuttosto che restare sedentari cercare quello che piace, meglio se in gruppo con amici, fare lunghe passeggiate o danzare, giocare a bocce o a golf.

Simili pratiche apportano alla nostra salute molti vantaggi: se praticate con costanza e con gradualità otteniamo una serie di modificazioni nell’organismo quali la riduzione del peso come massa grassa, l’aumento della massa magra, la riduzione del colesterolo cattivo, il controllo glicemico e la riduzione delle infiammazioni (effetto antiossidante). Infine effetti sugli apparati cardiocircolatorio e respiratorio e su tutto l’apparato locomotore. Nel Taijiquan il movimento circolare e il fisiologico posizionamento di anca, ginocchio, caviglia, abbinati a movimenti fluidi e a rapporti angolari favorevoli degli arti superiori, non sono di per sé leggeri, anzi all’inizio sono faticosi e impegnativi. Per riuscire bene ci vuole determinazione, i benefici si apprezzano in seguito ma il segreto del mantenimento di un equilibrio salutare e l’adattamento dello sforzo ai vari periodi della vita, sempre nel rispetto del proprio corpo, delle sue modificazioni e disabilità sta nel praticare il movimento tutta la vita.

L’allenamento del corpo giova anche alla mente e proprio in una trasmissione RAI ho portato anni fa un esempio di esercitazione fisica per mantenere/incrementare la memoria. Si trattava di percorsi per stimolare l’apprendimento di semplici schemi di movimento, memorizzarli e ripeterli. Ecco, oggi sappiamo che abbinare all’esercizio fisico tradizionale altre esperienze motorie stimolanti l’attenzione, l’equilibrio e la memorizzazione è importante per prevenire la demenza senile.

Svolgere un’attività fisica comporta anche l’uscire e lo stare in compagnia. L’isolamento è parente stretto della sedentarietà e viceversa; estraniarsi dalla vita attiva è uno dei problemi più gravi che l’anziano deve cercare di evitare per non cadere nelle patologie da ipocinesia e nella depressione; uscire di casa, incontrare persone e condividere esperienze attive e piacevoli abitua anche a volersi più bene, ad avere maggior cura di sé.

Concludendo, perché l’attività scelta sia fonte di benefici bisogna seguire alcuni accorgimenti:

– mantenere nel corso della vita l’abitudine al movimento;
– se subentrano periodi di obbligata sedentarietà, appena passati vincere la pigrizia e riprendere a fare movimento;
– circondarsi di persone attive e stimolanti, anche per noi sarà più facile fare da trainer verso nuovi traguardi;
– praticare attività che non diano evidenti effetti collaterali negativi (dolorabilità, stanchezza eccessiva, ansia);
– non demoralizzarsi se nel corso della vita gli acciacchi dell’età ci limitano nelle nostre abitudini, troviamone altre adatte al nostro nuovo stato e godiamone tutti i benefici;
– imparare a divertirsi (ballare, camminare, nuotare, andare in bicicletta o col triciclo);
– in ogni caso affidarsi al laureato in Scienze Motorie che saprà consigliarci l’attività giusta per noi.

Per maggiori informazioni:

elena.martinelli@unifi.it

info@metodocamo.it

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