L’Italia è senz’altro un paese ricco di tradizioni, tradizioni che tutt’oggi trovano spazio lungo le strade delle città. A Pisa per esempio ogni anno si celebra il “Gioco del Ponte” e quest’oggi la storia di questa usanza è tornata a vivere. Paolo Lanini ha infatti donato al Comune di Pisa un’armatura risalente al 1930, appartenuta a Giulio Buoncristiani che fu tra i pisani designati nel 1934 di provvedere al ripristino del Gioco del Ponte. Un pezzo che andrà ad arricchire ulteriormente la mostra permanente delle tradizioni della storia e dell’identità di Pisa, allestita dal 2024 nella sala Moschini al piano terra di palazzo Gambacorti.
“Compio questo omaggio a Pisa – ha detto Paolo Lanini – nella speranza che anche altri proprietari di cimeli di questo genere possano fare lo stesso, restituendo alla comunità oggetti di valore storico. Pur non essendo nato a Pisa, qui sono arrivato da bambino, subito nel dopoguerra, quando la città era martoriata. A Pisa ho studiato, qui sono nati i miei figli e i miei nipoti e ho svolto la mia attività imprenditoriale. Dunque, donare alla mia città questo cimelio è un gesto naturale, perché venga esposto nella mostra permanente della storia e dell’identità di Pisa. Non posso, in questa circostanza, non ricordare il mio socio e mentore, Renato Buoncristiani, che ha portato lustro alla città di Pisa e che, alla sua morte, mi ha lasciato questa armatura”.
«Da quando abbiamo allestito la Mostra permanente della storia e dell’identità di Pisa – ha spiegato l’assessore Bedini – abbiamo registrato grande interesse, molti cittadini hanno scelto di compiere un gesto di grande generosità, donando beni di valore storico. Oggi tra questi benefattori entra anche il signor Paolo, che ha deciso di consegnare al Comune un’armatura legata alla tradizione del Gioco del Ponte, affinché possa essere restaurata e messa a disposizione di cittadini e turisti. Presentiamo quindi un pezzo importante, un’armatura riconducibile al periodo antecedente la Seconda guerra mondiale, attualmente bisognosa di restauro. Per questo abbiamo scelto di esporla in abbinamento a un’armatura coeva, già restaurata e visibile in tutto il suo splendore”.
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