Giorgio, una disabilità e 13 mesi dentro Sollicciano parla a TGRegione: “Lì si soffre. Buttate giù quella struttura”

Giorgio, 25 anni, figlio di immigrati cinesi, ti fissa col suo pappagallo. “Si chiama Blu”, dice. Ha una disabilità civile al 75%, è stato condannato in via definitiva per reati online e ha vissuto l’esperienza di Sollicciano dal 14 febbraio del 2025 al 16 marzo di quest’anno. “Come è possibile che sia qui dentro?”, si sono chiesti all’arrivo detenuti e agenti. Onestamente, a guardarlo nella chiacchierata che facciamo a Sesto Fiorentino (Firenze), dove lui abita, ce lo chiediamo anche noi. Il fatto è che ci riempiamo la bocca – e lo fanno in particolare i politici – con il concetto che Sollicciano deve essere un luogo che serve a riabilitare le persone che sbagliano. A dargli una seconda chance. Poi però vediamo lo sguardo di Giorgio e capiamo che tutte quelle locuzioni sembrano fuffa. Perchè a Sollicciano, dice lui, “la situazione è un inferno. E io ho trovato solo degrado”.

Sei andato a Sollicciano il 14 febbraio 2025. Raccontaci i primi giorni.
“La struttura è brutta. Il termine inferno non è a caso. Dentro c’è degrado, io ero nelle sezioni del centro clinico, che poi sono state sequestrate. I primi quattro giorni non ho dormito. Non ho mangiato”.

A cosa pensavi?
“Al fatto che ero lì dentro. Sono stato adottato quando ero piccolo, abito a Sesto, trovarmi lì dentro è stato difficile. Anche a livello di salute”. Che intendi? “Che mi sono preso una bronchite”.

Troppo freddo in quell’inverno?
“Faceva freddo. Ma non è quello il punto. C’era la muffa nei muri, chissà poi cosa ho respirato. Non è stato bello”.

Quanta gente c’era?
“Tantissima. Sovraffolamento totale. Una cella da quattro con sei-sette persone”.

Hai visto le cimici?
“Sì, mi hanno pure punto, ho la schiena con le macchie rosse”.

Sollicciano è più difficile d’inverno o d’estate?
“Direi d’estate. 50 gradi in cella. Non avevamo neppure un ventilatore”.

Lo hai chiesto?
“Una volta sì, ci ho provato. Non ho avuto risposta. Ho reputato non fosse il caso di insistere”.

Hai mai avuto problemi con gli agenti di polizia penitenziaria?
“Quello no. Sono stati comprensivi, ci siamo trovati bene”.

Con i detenuti?
“Sai, tra detenuti ci aiutiamo. Sennò come facciamo? Con qualcuno di loro ho avuto un bel rapporto. Sono in contatto anche con la mamma di Mattia Scutti, che è stato condannato a 14 anni per l’omicidio della zia”.

Qual era la tua giornata?
“Avevamo una tv dentro la cella. A volte si passava tutta la giornata a vedere la tv”.

C’era la possibilità di leggere un libro?
“No”.

Scusa, ma Sollicciano non dovrebbe essere un luogo riabilitativo?
“Ascoltando queste risposte ti sembra che lo sia? Lì dentro si soffre e basta”.

Hai un messaggio per i vertici di Sollicciano?
“Svuotate il carcere completamente, trasferite tutti i detenuti, quella struttura va rifatta totalmente”.

Hai un messaggio per la politica?
“Le visite che fanno non servono a niente. Dovrebbero migliorare i politici, molto”.

Hai un messaggio per i detenuti?
“Resistete. Cercate di avere pazienza”.

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