Gli ospedali della Toscana nord ovest tra i più performanti

Agenas: gli ospedali dell’Asl Toscana nord ovest tra i più performanti d’Italia. Pontedera eccellenza assoluta

Gli ospedali dell’Asl Toscana nord ovest si confermano tra le migliori realtà sanitarie italiane secondo l’edizione 2025 delProgramma nazionale esiti (PNE)diAgenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. A esprimere soddisfazione è la direttrice generaleMaria Letizia Casani, che in una nota sottolinea come i risultati rappresentino “il riconoscimento del lavoro quotidiano e della dedizione del personale sanitario e amministrativo”.

Casani evidenzia che l’intera rete ospedaliera dell’azienda mostra un “profilo di performance solido e coerente”, con miglioramenti costanti in tutti i principali ambiti clinici. Un quadro che, secondo la direttrice, conferma l’impegno crescente verso la qualità delle cure.

Lotti di Pontedera tra le migliori strutture italiane

Nella valutazione complessiva di Agenas, l’ospedaleLotti di Pontederasi distingue in modo particolare: la struttura ottiene infattilivelli alti o molto alti in tutte le sette aree di valutazione, collocandosi tra i migliori ospedali italiani in assoluto.

Pontedera e Massa emergono anche nell’ambito dellachirurgia oncologica, dove soddisfano tutti e cinque gli indicatori di qualità previsti. L’ospedale di Massa conferma inoltre il livello più elevato per l’areagravidanza e parto, grazie alla piena aderenza ai quattro parametri richiesti.

Le altre eccellenze del territorio

  • Ospedale Versilia: tra i migliori in Italia per le prestazioni in ambitoosteo-muscolare.

  • Ospedale di Livorno: eccellente nel settore osteo-muscolare e con buoni risultati inneurologia.

  • Ospedale di Cecina: valutazione molto alta nella gestione ortopedica e inserimento tra le strutture che hanno registrato i maggiori miglioramenti rispetto all’anno precedente.

  • Ospedale di Piombino: livello alto nell’ambito osteo-muscolare.

  • Ospedale di Lucca: tra icinque migliori ospedali italianiper la bassa mortalità a 30 giorni dall’infarto miocardico acuto.

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