Graffiti, hip hop e Giotto: a Montecatini la mostra più colorata dell’anno

C’è perfino un vagone della metropolitana ricostruito – completamente coperto di graffiti, ça va sans dire. Al Mo.C.A.(Montecatini Terme Contemporary Art) di Montecatini Terme è di scena l’esposizione “Giotto era il nonno di Banksy”, viaggio attraverso i segni grafici lasciati lungo il percorso storico dell’uomo. Divertente, coloratissima, assolutamente contemporanea, la mostra allestita da oggi al 2 maggio 2027 e curata da Bruno Ialuna accompagna il visitatore in un viaggio lungo le espressioni visuali dell’uomo, dalle pitture rupestri al writing newyorkese del nuovo millennio. Un percorso immersivo attraverso ambienti narrativi, opere, documenti e installazioni.

Il titolo vuole essere esemplificativo della filosofia che ha guidato la concezione della mostra: il linguaggio usato dagli street artist oggi è diverso nei modi ma non nell’intento rispetto ai potenti affreschi trecenteschi di Giotto.

Diverse le sezioni in cui è articolata. Il viaggio inizia nella New York tra gli anni Sessanta e Ottanta, culla del writing, con testimonianze dei suoi pionieri – da TAKI 183 a Lady Pink, fino a Zephyr – e una scenografia firmata dal Maestro della cartapesta Jacopo Allegrucci, che ricrea l’atmosfera della metropolitana newyorkese, luogo simbolo della nascita di questo linguaggio.

Il racconto si sposta poi alla scena internazionale, con protagonisti come Cornbread, Blek Le Rat, Harald Naegeli, Hector Carrasco e Mick La Rock, in un dialogo tra esperienze nate a Philadelphia, Parigi, Zurigo, Santiago del Cile e Amsterdam. Un focus è dedicato a Bristol, con Robert Del Naja, Nick Walker e naturalmente Banksy, figura chiave nella diffusione della street art contemporanea.

Una ulteriore sezione approfondisce gli anni Ottanta, quando l’arte urbana entra nei musei e nelle gallerie: opere, fotografie e materiali originali documentano luoghi simbolo come la Graffiti Hall of Fame di Harlem e la 51X Gallery di New York.

La mostra esplora anche il legame tra urban art, hip hop e cinema, con riferimenti a Wild Style e Style Wars, per concludersi con la scena italiana: dai pionieri degli anni Ottanta agli artisti contemporanei, tra cui Flycat, Francesco Garbelli, Alice Pasquini, Maupal, Diavù e Blub, insieme a importanti protagonisti internazionali provenienti dai cinque continenti.


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