Il GrIG chiede lo stop della Cava Breccia Capraia

ALPI APUANE – Il GrIG chiede lo stop della Cava Breccia Capraia. E le Imprese estrattive pagano i canoni concessori per il marmo estratto senza autorizzazione?

Dopo la recente (ordinanza presidenziale n. 2 del 17 febbraio 2017) sospensione dell’estrazione del marmo e l’ordine di ripristino ambientale nella Cava Padulello (Massa) per le gravi violazioni riscontrate da parte del Parco naturale regionale delle Alpi Apuane, il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus (GrIG) ha chiesto (3 marzo 2017) il diniego del prolungamento dell’attività estrattiva nella Cava di Breccia Capraia, in Comune di Massa, a causa di una serie di rilevanti criticità ambientali relative al noto sito estrattivo del pregiato marmo “Fior di Pesco”, in teoria tutelato per la propria rarità.

Coinvolti il Comune di Massa, la Soprintendenza per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Lucca, il Parco naturale regionale delle Alpi Apuane, la Regione Toscana, l’A.R.P.A.T.

Ma c’è anche un altro aspetto di grande rilievo.

Le Società estrattive pagano il prescritto canone di concessione (legge regionale Toscana n. 78/1978), cioè la c.d. tassa marmi, per i quantitativi estratti senza autorizzazione?

Quando – molto spesso ormai, grazie anche alle azioni legali del GrIG – vengono riscontrate estrazioni abusive di marmo e viene ordinata la sospensione dell’attività estrattiva e il ripristino ambientale, vengono anche riscossi i relativi canoni di concessione?

Il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha inoltrato in proposito (4 marzo 2017) una specifica segnalazione alla Procura regionale della Corte dei conti per la Toscana e alla Guardia di Finanza riguardo un “caso pilota” relativo a un sito estrattivo del comprensorio delle Alpi Apuane.

L’Associazione, grazie all’incessante attività del Presidio Apuane del GrIG, continua senza sosta la battaglia per la legalità e la salvaguardia ambientale delle Alpi Apuane.

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