L’occupazione continua a crescere, ma commercio, turismo ed export mostrano segnali che invitano alla prudenza. È la lettura di Confesercenti Grosseto della Nota congiunturale di luglio 2026 dell’Irpet, che fotografa un’economia provinciale ancora in espansione ma con evidenti differenze tra i vari settori.
Nel primo trimestre del 2026 gli addetti dipendenti in provincia hanno raggiunto quota 59.400, in aumento dell’1,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A trainare la crescita è ancora il terziario privato, che conta circa 25.200 addetti e registra un incremento dell’1,5%.
All’interno del comparto, però, gli andamenti sono molto diversi. I servizi turistici crescono del 2,7% e quelli alle imprese del 5,2%, mentre il commercio al dettaglio si ferma a un modesto +0,3%. In calo, invece, ingrosso, trasporti e logistica (-0,4%).
“Il dato generale sull’occupazione è certamente positivo – commenta il presidente provinciale di Confesercenti Grosseto, Massimiliano Mei – ma non può nascondere una situazione molto più complessa. Il commercio al dettaglio conserva una base occupazionale importante, ma è sostanzialmente fermo. Questo significa che le nostre imprese stanno resistendo, senza però trovare le condizioni per una vera crescita”.
Più preoccupante il quadro del turismo. Dopo un 2025 chiuso con un calo delle presenze dell’8,4%, a fronte di una crescita regionale del 3,8%, nei primi tre mesi del 2026 la flessione si arresta ma la provincia resta leggermente in territorio negativo (-0,2%), mentre la Toscana cresce del 5,3%.
“La crescita degli addetti nei servizi turistici rappresenta un segnale di fiducia da parte delle imprese – osserva Mei – ma il dato sulle presenze dimostra che la Maremma resta troppo dipendente dal turismo italiano e dalla stagione balneare. Dobbiamo rafforzare la presenza sui mercati internazionali e costruire un’offerta capace di attrarre visitatori durante un periodo più ampio dell’anno”.
Per Confesercenti occorre puntare su un’integrazione più efficace tra costa, borghi e aree interne, valorizzando turismo culturale, ambientale, sportivo ed enogastronomico, insieme a un miglioramento dei collegamenti, dei servizi e della promozione del territorio.
A pesare è anche il crollo delle esportazioni provinciali, diminuite del 20,7% nel primo trimestre del 2026 dopo il -18% registrato nel 2025. Ancora più marcata la flessione dell’export agroalimentare, in calo del 46% dopo il -39,9% dell’anno precedente.
“La crisi dell’export agroalimentare non riguarda soltanto le aziende produttrici – sottolinea Mei – ma l’intera economia della Maremma. Produzioni locali, commercio, ristorazione e turismo costituiscono un’unica filiera e devono crescere insieme”.
Per l’associazione è necessario rafforzare il confronto tra istituzioni, associazioni di categoria e imprese per individuare interventi capaci di sostenere lo sviluppo del territorio.
“ I dati Irpet – conclude Mei – raccontano una provincia che continua a creare occupazione ma cresce meno di quanto potrebbe. Servono politiche che sostengano i consumi, il commercio di prossimità, l’innovazione del turismo, l’internazionalizzazione delle imprese, la formazione, le infrastrutture e la valorizzazione delle filiere locali”.



