I gemelli rapinatori con Dna quasi identico: impossibile distinguerli

Due gemelli omozigoti, completamente identici, anche sotto l’aspetto del codice genetico. Così, nemmeno analizzando il Dna si può capire di quale dei due si tratti. Grazie alla loro somiglianza, i gemelli Eduard e Edmond Trushi, ritenuti responsabili di diverse rapine in appartamento nel Nord Italia, sono stati sempre assolti dal giudice.

Tratti somatici identici, stessa pettinatura, tatuaggi in replica sugli avambracci. Hanno 34 anni e all’anagrafe risultano residenti a Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova. A Pordenone, nel 2016, si sono guadagnati il soprannome di “gemelli Lupin”. Sembravano invincibili, al volante di macchine potenti come Mercedes Slk e Ford Mustang. L’anno prima la procura di Cuneo gli aveva contestato oltre un centinaio di furti tra Piemonte e Veneto, con il sequestro di 24mila euro in contanti, 5 orologi Rolex in oro, diamanti e altri gioielli per un valore complessivo di 300mila euro. La mappa delle loro scorribande disegna traiettorie da un capo all’altro della cartina geografica d’Italia, da Mantova a Treviso, da Gorizia a Pesaro, fino a Pisa e Firenze.

Mercoledì scorso in tribunale a Verona c’è stata l’ennesima assoluzione. Il processo riguardava una violenta rapina, avvenuta durante la notte: il padrone di casa si era svegliato e aveva sorpreso il ladro. Nella fuga, il malvivente aveva perso il cappellino, sul quale i Ris avevano trovato tracce di sudore. Sembrava la soluzione del caso: una volta rintracciato il Dna, il rapinatore non avrebbe avuto scampo. Le analisi avevano confermato che la traccia genetica appartiene a Eduard Trushi. Ma lui ricorre al trucco usato altre volte: tira in ballo il gemello Edmond. Gli investigatori, a quel punto, non possono essere sicuri della proprietà di quel Dna trovato sulla scena del crimine.

Identici in tutto, quindi, tranne che per le impronte digitali. Ma basta indossare un paio di guanti e Eduard e Edmond diventano la stessa persona.