Una semplice battuta di pesca, di quelle tranquille da fare in solitaria per il pluricampione di pesca Marco Volpi si è trasformata in una vera e propria esperienza di vita. Nei giorni scorsi infatti il pescatore, vincitore di ben 34 titoli mondiali, era uscito in barca a caccia di ricciole, ma quello in cui si è imbattutto “John Wick” (soprannome del pascatore) era un animale ben più grande e pericoloso di una ricciola.
Al largo delle Secche della Meloria, a circa un miglio dalla costa e su un fondale di appena 22 metri, Volpi si è infatti imbattuto in un imponente esemplare di squalo mako lungo oltre due metri e mezzo per oltre un quintale di peso.
La cattura provvisoria è avvenuta dopo ore di attesa a bordo della sua imbarcazione, un Tuccoli 250 VM, quando la canna si è piegata di colpo sotto l’azione dell’esemplare, che aveva abboccato a un tonnetto alletterato vivo utilizzato come innesco.
Una volta portata in superficie la preda Volpi si è reso subito conto di non avere davanti una ricciola, bensì uno squalo ed ha così ingaggiato con lui un combattimento in solitaria durato quasi un’ora.
Riuscito a portare l’animale sotto bordo per documentare l’accaduto con foto e video, il pescatore ha potuto osservare da vicino le caratteristiche dell’esemplare, identificato come una femmina in buono stato di salute e priva di particolari segni di sofferenza.
Trattandosi di una specie protetta, la priorità del pescatore è stata fin da subito quella di garantire la liberazione dello squalo senza arrecare danni al suo apparato boccale né correre rischi personali nel manovrare a ridosso dei denti del predatore.
Mentre Volpi stava preparando un coltello fissato al mezzo marinaio per tagliare la lenza a distanza di sicurezza, lo squalo ha sferrato una potente codata contro la murata dell’imbarcazione, riuscendo a spezzare da solo il finale della montatura. L’amo utilizzato, di tipo biodegradabile, è destinato a dissolversi rapidamente in acqua senza compromettere la sopravvivenza dell’animale.
Quella che per Volpi sarà sicuramente un’esperienza indimenticabile per la costa livornese potrebbe invece rappresentare un campanello d’allarme dal momento che lo scorso giugno un altro pescatore si era imbattuto in un mako.



