Un intervento netto e senza mezzi termini quello del console onorario di Israele Marco Carrai, che commenta l’operazione delle forze dell’ordine culminata con un arresto a Firenze nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Genova sui finanziamenti ad Hamas in Italia.
Secondo Carrai, l’indagine rappresenta un passaggio decisivo per fare chiarezza su realtà che, sotto una facciata umanitaria e solidale, nasconderebbero ben altro. L’arresto di un presunto fiancheggiatore della rete pro Hamas attiva nel Paese viene indicato come la conferma di sospetti da tempo sollevati, in particolare sul ruolo di alcune associazioni e fondazioni che si presentano come caritatevoli.
Il console ha espresso un ringraziamento “fermo e incondizionato” alle forze di polizia per l’operazione condotta a Firenze, sottolineando l’importanza di colpire non solo le strutture operative del terrorismo, ma anche i canali di sostegno e finanziamento che operano sul territorio nazionale.
Nel suo intervento, Carrai punta il dito anche contro una parte dell’attivismo politico e sociale, invitando chi scende abitualmente in piazza con slogan anti-israeliani e anti-sionisti a prendere posizione di fronte agli sviluppi dell’inchiesta. Un invito che suona come una sfida: dimostrare coerenza e prendere le distanze, in modo chiaro, da ogni forma di sostegno al terrorismo islamico.
Parole dure, che si inseriscono in un contesto di forte tensione internazionale e che rilanciano il dibattito sul confine tra solidarietà, attivismo politico e possibili infiltrazioni estremiste. L’inchiesta, secondo Carrai, potrebbe rappresentare un punto di svolta nel far emergere responsabilità e complicità finora rimaste nell’ombra.



