Il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

“Care concittadine e cari concittadini, siamo nel tempo dei social, in cui molti vivono connessi in rete e comunicano di continuo ciò che pensano e anche quel che fanno nella vita quotidiana. Tempi e abitudini cambiano ma questo appuntamento – nato decenni fa con il primo Presidente, Luigi Einaudi – non è un rito formale”. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, apre il suo quarto messaggio di fine anno, in diretta tv dallo studio personale alla Palazzina. Il Capo dello Stato, vestito di blu, quest’anno è seduto su una poltroncina di fronte alla sua scrivania. “Mi assegna il compito di rivolgere, a tutti voi, gli auguri per il nuovo anno: è un appuntamento tradizionale, sempre attuale e, per me, graditissimo. Permette di formulare, certo non un bilancio, ma qualche considerazione sull’anno trascorso. Mi consente – aggiunge – di trasmettere quel che ho sentito e ricevuto in molte occasioni nel corso dell’anno da parte di tanti nostri concittadini, quasi dando in questo modo loro voce. E di farlo da qui, dal Quirinale, casa di tutti gli italiani”. Un discorso intimo, applaudito dalla politica e dal pubblico social. Mattarella parte dall’importanza, per lui, di questo discorso di fine anno: un appuntamento tradizionale anche se “siamo nel tempo dei social – precisa – in cui molti comunicano di continuo quel che pensano”. Ricorda i tanti incontri avuti con gli italiani nell’ultimo anno: “Quel che ho ascoltato esprime, soprattutto, l’esigenza di sentirsi e di riconoscersi come una comunità di vita. La vicinanza e l’affetto che avverto sovente, li interpreto come il bisogno di unità”. Il capo dello Stato spiega che sentirsi comunità significa essere “consapevoli degli elementi che ci uniscono”, rifiutando “l’astio, l’insulto, l’intolleranza, che creano ostilità e timore”.E poi sottolinea: “So bene che alcuni diranno che questa è retorica dei buoni sentimenti e che bisogna pensare soprattutto alla sicurezza”. Ma la sicurezza c’è solo “se tutti si sentono rispettati. La vera sicurezza si realizza, con efficacia, preservando e garantendo i valori positivi della convivenza”.