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Il Ministro Lollobrigida difende il vino: “Non va criminalizzato”.

Il vino non va criminalizzato. È quanto emerso nel corso del forum di Assoenologi “Vino e Giovani: un incontro tra cultura e responsabilità”, a Firenze. Un incontro al quale hanno partecipato il presidente nazionale di Assoenologi Riccardo Cotarella, l’europarlamentare Pd Dario Nardella e – in videocollegamento – il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida.

Proprio Lollobrigida ha affermato che “il vino va bevuto con responsabilità. Dopo di che c’è un atteggiamento di criminalizzazione di questo prodotto che non ha alcuna ragione di essere e porta invece danni impattanti sull’economia di tante nazioni: verso l’Italia è altamente dannoso. C’è stato un attacco a questo prodotto che non ci aspettavamo da parte della comunità scientifica”, seppur “non in maniera unificata: è stato detto di tutto, come se fosse esclusivamente alcol, come se non si dovesse tener conto di approcci di altra natura”.

Il ministro Lollobrigida ha sottolineato che una parte della comunità scientifica che sta approfondendo il tema “racconta anche dei benefici di questi prodotti: il primo è l’elemento della convivialità. Il vino ci ha messo in condizione di valorizzare i territori, migliorarli e qualificarli”.

Lollobrigida ha spiegato che nel “Coltiva Italia”, l’ultimo provvedimento in discussione in Parlamento, “stiamo lavorando per dare ai giovani la possibilità di continuare a fare gli agricoltori, garantendo quel ricambio generazionale di cui si parla da sempre e che prevede due cose: una è la passione, la seconda è il reddito degli agricoltori, che deve essere garantito. Per farlo serve assicurare sostegno, incentivi e la capacità di dare credito”.

Un altro aspetto da migliorare, secondo Lollobrigida, è “la formazione. Troppe volte gli istituti agrari e alberghieri vengono considerati scuole di serie B anche dai genitori: io invece negli studi alberghieri e negli agrari ho trovato qualità, professionalità e possibilità di trovare occupazione ad alta redditività che molto spesso le altre scuole non riescono a garantire. Ovviamente il percorso universitario nobilita ancora di più questo tipo di processo”.

Da parte di Nardella sono arrivate alcune proposte. “Sul vino credo che il vero nodo sia la consapevolezza e la responsabilità – ha spiegato –. Vorrei rilanciare due idee: mettere mano a un piano nazionale insieme ai ministeri dell’Istruzione e dell’Agricoltura per avere un orto in ogni scuola. A Firenze lo abbiamo sperimentato in molte scuole elementari, credo che si possa fare in tutta Italia e magari potrei proporlo anche a Bruxelles: attraverso il rapporto diretto con l’orto si comincia già da piccoli ad avere una consapevolezza di cosa nasce dalla terra e dell’importanza della filiera agroalimentare. In quell’orto potremmo anche avere un piccolo vigneto. Credo che l’ora di educazione civica che siamo riusciti faticosamente a ottenere in Italia debba essere rivolta anche a temi di questo tipo”.

“Non è il miglior momento per il vino, ci sono una serie concatenata di elementi anche distanti tra loro come le guerre, le crisi politiche, sociali ed economiche, i dazi – ha concluso Cotarella –. Però, e lo dico non come una speranza ma quasi come una certezza: avendo vissuto diversi momenti di crisi, il vino è sempre risorto. Perché non può staccarsi dal genere umano e il genere umano non può staccarsi dal vino. Ci dobbiamo dare da fare”.


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