Un uovo inciso, una figura filiforme, un’eco ancestrale: l’estetica di Stefanie Oberneder si muove sul confine sottile tra forma primordiale e tensione contemporanea, dove la materia si fa simbolo e il corpo diventa mito.
La project room delmudaCmuseo delle arti Carrara ospita fino al 5 luglio 2026 la mostra “L’eterno mito della Grande Madre”, a cura di Paolo Nerbi e promossa dal Comune di Carrara. Un’esposizione che chiude il primo ciclo nato dalla call del 2023 dedicata al rapporto tra artisti e territorio, suggellando idealmente un percorso iniziato con Zoran Grinberg e che trova in Oberneder una voce profondamente radicata nella città.
Al centro della ricerca dell’artista c’è una grammatica visiva essenziale e potente: l’Uovo, forma perfetta e originaria, si carica di tensione simbolica grazie all’incisione di un ombelico, trasformandosi da elemento naturale a principio cosmico. Non più semplice matrice biologica, ma archè, origine e destino, presenza ambigua sospesa tra essere e divenire. La levigatezza delle superfici dialoga con una dimensione arcaica, evocando richiami che vanno da Brancusi a suggestioni mitologiche profonde.
Accanto a queste forme, le figure della Grande Madre emergono come presenze sottili, quasi fragili, eppure intensamente radicate nello spazio. Sono corpi allungati, essenziali, che richiamano memorie etrusche e la tensione esistenziale di Giacometti, ma filtrate attraverso uno sguardo intimo e femminile. In questa estetica rarefatta, il vuoto non è assenza ma campo di energia, spazio di relazione.
La poetica di Oberneder si intreccia con Carrara e con la sua storia al femminile, trasformando la materia scultorea in racconto identitario. La maternità, vissuta anche come esperienza personale, si riflette in un immaginario che unisce corpo, terra e memoria, restituendo un’estetica che è al tempo stesso essenziale e profondamente evocativa.
Il mito della Grande Madre al MudaC




