“Il mistero dell’Isola Prima”, capitolo I: “Verso nuovi orizzonti”

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Parte oggi, nella rubrica “Il nostro libro”, il racconto a puntate dal titolo “Il mistero dell ‘Isola Prima”, delo scrittore, architetto Filippo Soroni, che, dal questo venerdì, pubblicherà solo per la nostra testata giornalistica, Tgregione.it, il suo romanzo a puntante.

Nel 2012, ho ristrutturato un vecchio casolare nella campagna fiorentina. I lavori sono durati due mesi e mezzo. A fronte di una lesione sulla parete est della cantina, abbiamo ritenuto necessario constatare lo stato in essere delle fondamenta in luogo ad un probabile cedimento strutturale delle stesse. Abbiamo constatato un abbassamento nella risega d’angolo e quindi deciso di provvedere al relativo consolidamento della parte aumentando la sezione resistente. Durante gli scavi suppletivi, rinvenimmo un architrave quasi sulla linea di terra e scavando ci rendemmo conto che questi era – come supposto – il segno evidente di un’apertura al di sotto di esso. Tale ingresso, collegava la cantina con una stanza attigua alla colonica, che conteneva una graziosa biblioteca piena di volumi di ogni tipo. Con pazienza, ho rinvenuto e catalogato quasi trecento libri. Gli argomenti trattati nei vari tomi spaziavano dalla fisica alla matematica, dalle scienze naturali alla storia. Vi erano anche racconti, romanzi inediti, libri con illustrazioni di ogni tipo e d’ogni epoca che toccavano i più svariati argomenti. L’atipicità di detto ambiente mi ha fatto pensare ad un volontario tentativo di nascondere il materiale. Forse la collezione di un nobile che per salvare le opere le ha nascoste durante la prima o seconda guerra mondiale. Un antiquario di Firenze, ha valutato la piena autenticità di detti libri, mi ha detto inoltre sorprendendomi, che cosa potrebbero valere se venduti a collezionisti. Aprire e leggere ognuno di essi, mi regalava emozioni incontenibili. Fra tutti, un solo libro risultava essere steso interamente a mano, un manoscritto del ‘500, scritto con inchiostro di sanguigna. E’ il diario di un marinaio che visse un’avventura magnifica nel periodo rinascimentale. Il linguaggio è ben comprensibile, ma alcune pagine sono rovinate e molte parole rese quasi illeggibili dall’umidità e dal tempo. Ho trascritto quindi con pazienza e infinita passione il diario per poter condividere la sua magnifica avventura con il mondo.
Diario del marinaio in seconda
Duccio Nobili detto “il fiorentino”.
Anno del signore 1478, Genova.

– XV maggio –
Siamo partiti alle prime luci dell’alba. Non avevo mai veduto il porto di Genova. Lo spettacolo che si presenta dinanzi ai miei occhi è sconvolgente. Il bacino di raccolta e i pontili sono di una dimensione inimmaginabile. Così pure i moli per l’attracco, i bastioni di difesa, i canali navigabili che risalgono nella città e nei quali è possibile trasportare merci per miglia. Le mura confinanti sembrano enormi bracci protese nell’intento di afferrare chi impazzito avesse intenzione di sfidare la città e i suoi abitanti. I magazzini a sud, sono grandi come palazzi, realizzati su isole artificiali, con potenti contrafforti e spessori murari imponenti. Le vele delle navi, schierate a nord del bacino di attracco sembrano attendere il vento, che oggi tace il suo canto. A centinaia ve ne sono e altre mi hanno detto che sono attese durante questo periodo. L’orizzonte sembra un grande iride screziato di mille colori. Quello che più di ogni altra cosa rapisce l’anima, è l’atipica conformazione dei nembi; cirri dal ventre rosa con la parte superiore grigio scura. Non posizionati lungo la linea dell’orizzonte ma sparsi in mille direzioni. Sembrano i capelli di un vecchio marinaio scompigliati da una bufera.
Ho il cuore in subbuglio. Finalmente! Desideravo questo viaggio da mesi. Il capitano, mi aveva promesso che al prossimo imbarco avrei potuto prendere parte alla spedizione. Era già la terza volta che rimanevo a terra deluso. Sono passati due anni da quando mio padre, capitano in seconda, è scomparso. Voglio dimostrare alla sua buon’anima che pure io sono in grado di tener testa a Nettuno. Nessuno come mio padre è stato in grado di farlo.
Il mio taccuino, una penna e dell’inchiostro. Due pastelli a carboncino per schizzare i luoghi che si incontreranno strada facendo. Acquarelli. Sempre che una qualche tempesta o il clima impervio non mi impedisca di disegnare. La nostra missione è quella di recuperare talune sostanze che a detta di esperti medici, mesciate con infusi preparati a dovere, fanno sparire la febbre alta, salvando di conseguenza la vita a molti esseri umani. Tale sostanza si ricava dal bulbo di una pianta che cresce in un’isola collocata chissà dove. Solo i capitani in prima e in seconda conoscono il luogo della scoperta. Si dice che sebbene gli atolli che circondano la stessa siano ricchi del medesimo genere di tubero, mi è stato detto che solo quel particolare tipo di radice sembra avere le caratteristiche fondamentali per il miracoloso preparato. Tale scoperta scientifica è, come per la maggiore dei casi, avvenuta in modo totalmente casuale. Il dottor Jhonatan Priscott, inglese, ha fatto a suo tempo un infuso con l’intenzione di ricavarne una bevanda dissetante. Giorni dopo, un marinaio, un certo Diego de Neri, in preda ad una febbre altissima, la usò per dissetarsi e la temperatura del suo corpo si abbassò miracolosamente nel giro di pochi minuti. Lo stesso capitò ad altri pazienti. Sembra comporti, come tutte le cure miracolose, una terribile controindicazione, è stato lasciato descritto che se ingerita in dosi non opportune, o mal composte, tale sostanza sembra possa provocare la morte. Il luogo in questione è molto difficile da raggiungere. Non abbiamo indicazioni dettagliate e non vi sono mappe o marinai che possano suggerci la rotta. Infatti, gli effetti miracolosi dell’infuso, sono testimoniati solo dalle descrizioni rinvenute in certi appunti appartenuti ai capitani in prima e in seconda Menrico Tucci e Donald Hopkins. Purtroppo la loro nave si distrusse al rientro per effetto di una tempesta a venti miglia dalla costa spagnola. Il nostro arduo compito è quello di ritrovare l’isola, solo, attraverso la descrizione dei luoghi menzionati negli appunti e alle tracce dei vari punti nave.

– XVI maggio –

Poco prima di partire, ieri mattina, il vento forte ha provocato onde molto potenti che si sono frantumate sul molo, scaraventando in mare alcune casse di non so quale mercanzia. Doveva comunque essere molto preziosa perché sono partite in tutta fretta uomini in barche e galere di piccola e media grandezza nel tentativo di recuperarla. Procediamo grazie ad un vento di media intensità, la nave, nonostante non sia fra le più grandi, tiene il mare in modo egregio e non si avverte per niente il romper delle onde sulla prora. Tutto l’equipaggio è con l’umore alle stelle, per l’intento della missione si intende. Io pure coltivo la speranza di poter rendere servigio all’umanità tutta.
– XVII maggio –

Nel tardo pomeriggio ho tentato di schizzare la costa francese ma purtroppo, il mare non era dei più calmi e non vi sono riuscito. Ne ho ricavato profili solo parzialmente veritieri che sarebbero oggetto di critica anche del più modesto pittore. Spero di riposare un po’ questa notte perché la scorsa non ho dormito bene. Sotto coperta fa un caldo infernale. Mi domando come sarà possibile dormire con il passare delle stagioni a latitudini più nefaste!
– XVIII maggio –
Stanotte la temperatura era più mite. Sono riuscito a dormire profondamente poco dopo essermi coricato. Vorrei tanto poter descrivere l’aria che si respira a poppa mentre la nave corre sul mare a tutta velocità. Purtroppo non sono un uomo di lettere, e non posso restituire quelle meravigliose sensazioni con il solo ausilio della scrittura. Le coste che vedo sono attraenti ma sinceramente mi aspettavo qualcosa di meglio. Sarà che sono abituato a girare avanti e indietro la nostra penisola, che niente ha da invidiare alle terre di confine. E’ probabile che il vero spettacolo mi si proponga dinanzi agli occhi quando arriviamo alle lontane terre che dobbiamo raggiungere. Mi hanno detto che la conformazione delle coste e la vegetazione è talmente particolare da far trattenere il fiato. Per non parlare dei meravigliosi animali acquatici.

– XIX maggio –
Scrivo a stento. Ieri il mare ci ha dato non pochi problemi, c’era un vento forte che cambiava direzione in continuazione. Siamo stati tutti impegnati a fondo e sono stanchissimo. La fatica, è stata comunque ripagata da un tramonto magnifico. Nuvole nere all’orizzonte come mai avevo veduto, contrastavano con un’ esplosione di colori chiari che variavano dal giallo al rosso acceso. E’ chiaro che dopo il confine dell’orizzonte vi fosse un qualche temporale dalla forza brutale. Non oso pensare cosa possa capitare se tale fenomeno ci coinvolgesse in prima persona.

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