“Il mistero dell’Isola Prima”, capitolo II: “Il volo del cormorano”

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( di Filippo Sironi ) –  Oggi è capitato un fatto che ha dell’incredibile! Un animale acquatico di rara bellezza è sceso sul ponte di mezza e due marinai lo hanno accoppato e unito alla zuppa. Aveva grandi ali bianche e la punta delle stesse aperte come mani. Una coda lunga affusolata. Nessuno ha protestato. Lo trovo vergognoso. Non mi sono reso conto di cosa fosse capitato e non ho avuto i riflessi di dirigermi sul punto esatto e sospingere la povera bestia, invitandola a prendere di nuovo il volo. Molte volte i marinai durante le pause, tentano di colpire con le fionde gabbiani e altri volatili, ma lo trovo più dignitoso. Una forma di caccia, anche se poco nobile. E’ come se quella povera bestia fosse scesa a terra per darci il benvenuto, e quei cretini lo hanno ucciso. Mi vergogno a scriverlo, anzi non troppo, mi auguro che il destino nuoci a quei due vigliacchi!

– XXI maggio –

Nel pomeriggio ho avuto la stupida idea di riposare a prora e mi sono addormentato al sole. Mi sono assopito su delle balle di farina. Ho tutto il volto in fiamme. Il dottore mi ha cosparso la faccia con un preparato che all’inizio, non nego, mi ha dato un certo sollievo ma adesso sto peggio di prima. Non credo che riuscirò a dormire.
– XXIV maggio –

Ho avuto la febbre due giorni. Sapevo che avrei pagato le conseguenze della mia stupida azione. Oggi però mi sento bene. Ho di nuovo appetito e credo di poter lavorare di buona lena. Non siamo neppure a metà mattinata e il caldo è quasi insopportabile. Oggi ho il brutto incarico di ingrassare tutte le corde a terra. So già che arriverò a sera con la spalle e il collo a pezzi. Domani poi sarà peggio devo mettere in ordine la cambusa con quello scansafatiche di Raffaele Pecchi.

– XXV maggio –

Devo ricredermi. Raffaello ha lavorato sodo e mi ha stupito non poco quando mi ha detto che finiva di sistemare da solo il terzo ripiano di derrate, visto che io avevo già fatto un ottimo lavoro e venivo da due giorni di febbre. Ieri notte ho assistito ad uno spettacolo magnifico. Dopo due giorni che costeggiavamo la Spagna, ci siamo allontanati dalla terra ferma. Non avevo mai visto niente di simile. Le stelle sembravano franarci addosso, come se per qualche miracolo si fossero fermate un attimo prima di colpire la terra. Quale prodigio, quale meraviglia! La luce che proviene – sebbene timida e fievole – dalle città costiere, ci impediva di godere appieno del firmamento. In mare aperto la grandezza e la luminosità di detti corpi celesti è incredibile.

– XXVI maggio –

Mi ha detto il marinaio in prima, che da adesso abbiamo una trentina di giorni di mare aperto, se tutto va bene ovviamente. Se incorriamo in qualche tempesta o dobbiamo per un motivo fare delle deviazioni alla rotta programmata, arriveremo a destinazione, o meglio alla presunta destinazione, in 40 – 45 giorni. Il mare oggi ha mutato d’aspetto. E’ passato da un verde tenue ad un verde scuro, quasi marrone in certi punti. Credevo fosse per la nuova stagione che incalza, ma mi ha detto un anziano marinaio che detto fenomeno è dovuto solo al repentino abbassamento del fondale marino. Mi sono divertito a schizzare con acquarelli le sfumature del cielo che al tramonto erano di una bellezza indescrivibile. Dal rosso all’arancione, dall’azzurro tenue al blu indaco e al lapislazulo. Senza una nuvola, solo un gioco di straordinarie variazioni cromatiche.
– XXVII maggio –
Stamani mi sono svegliato con un gran mal di stomaco. Fortunatamente con il progredire della mattinata mi si è affievolito e poi è sparito del tutto. Questa sera, a cena, mi sono concesso una doppia razione di frutta e verdura per compensare il digiuno patito all’ora di pranzo.
E’ un paio di notti che dormo poco. Fisso la base del letto del mio compagno e non riesco a pensare che al luogo nel quale ci stiamo dirigendo. Misterioso, selvaggio, incontaminato. Chissà se sarà popolato, magari da donne di rara bellezza, di una civiltà che possa infonderci nuove conoscenze. Ho visto a Genova, come pure tempo addietro a Venezia e ancor prima a Pisa, giovani mulatte, donne con la pelle ambrata color marrone chiaro, trattate in malo modo, vendute come schiave al miglior offerente. Un amico di famiglia, certo Luigi Paglierini, aveva due ragazze negre al suo servizio. Andavamo spesso a trovarlo con mio padre. Ricordo che da piccolo mi spaventavo nel vederle, ma al contempo ero attratto da quei corpo muscolosi, affusolati, tonici. Avrei voluto amarle. Ho sempre dovuto far finta di disprezzare quel tipo di femmine per non passare da idiota con chi, più grande di me, le sbeffeggiava. Chissà se troveremo creature simili nei luoghi che stiamo per visitare. Mi hanno detto che a tali latitudini gli uomini e le donne assomigliano sempre di più alle bestie. Sia nell’aspetto che nei modi di fare. Io non ci credo. Ho saputo di popolazioni ingegnose che vivono in luoghi sperduti, dimenticati dal Padre Eterno. Cordiali nei modi e gentili nell’aspetto. Io credo, che coloro che dicano certe cattiverie lo fanno perché hanno paura di dimostrarsi o si ritengono inferiori a detti individui.
– XXVIII maggio –

Il vento sembra averci dimenticato. Ieri le vele non erano del tutto gonfie e abbiamo navigato ad un’andatura blanda. Oggi le vele non sono neanche stese per i tre quarti e la nave sembra coricarsi di lato invece che procedere a dritta. Mi hanno riferito che tale fenomeno, di assenza quasi totale di vento, in mare aperto capita un giorno su quindici – venti.

– XXIX maggio –

Oggi Eolo ha ripreso a soffiare con vigore. Fa scorrere sull’acqua la nave come se fosse di balza. Il capitano a metà pomeriggio ci ha riuniti e ci ha riferito che è stato fatto un piccolo errore di valutazione dagli addetti alla dispensa. Quindi, onde evitare di rimanere senza cibo, da oggi lo razioniamo. E’ inteso che il sacrificio dovrebbe essere minimo. Tre cene a base di carne invece che cinque, due porzioni di vino al giorno invece che quattro. L’errore di valutazione è stato compiuto in forza a questi due elementi. Sedici casse di vino al posto di venti e carne secca e selvaggina per trenta giorni invece che per quaranta. Poco male, io bevo solo birra che nessuno vuole e che quindi non scarseggia.

– XXX maggio –
Mentre pulivo l’assito a prora, mi sono ferito con una scheggia di legno. Essendo fine e resistente mi ha perforato la mano in profondità. Ho perso molto sangue e quindi mi è stato concesso di coricarmi e di avere a cena una razione doppia di coniglio con fagioli. Domani dovrei ferirmi di nuovo visto la squisitezza inaspettata di tale cibo.

– XXXI maggio –

Dicono che il pesce sia più nutriente della carne. Strano. I cavalieri non mangiano pesce, ma solo selvaggina e riescono quasi a sollevare un cavallo. Credo che sia una scusa per non farci rimpiangere i cibi che con tanta semplicità si trovano a terra. Mi trasformerò probabilmente in un pesce. Ne mangiamo a pranzo a cena e nel pomeriggio ne ingeriamo di essiccato. Alcuni di noi, a turno, gettano reti sul fianco della nave la mattina presto e queste dopo a malapena un’ora straboccano di pesce. Mi auguro che tutto questo cibo, nonostante sia noioso e ripetitivo mangiarne, non scarseggi nei giorni a venire, perché le bocche da sfamare sono tante e i giorni passano veloci.
– I giugno –

Era da diversi giorni che un anziano marinaio, Roberto Angeli, tentava di farmi fumare e nonostante i miei insistiti rifiuti non ha mai abbandonato l’idea di persuadermi. Dopo noiosi ed estenuanti appelli, mi ha convinto a far un paio di tirate di pipa. Non avevo mai fumato in vita mia. Debbo dire che non mi ha mai disgustato l’odore del fumo, specie quello che i fumatori esperti chiamano “speciale”. Esso non è altro che una mistura dei tabacchi migliori – così mi è stato detto – e l’ho trovato piacevole. Certo, non credo che da oggi ogni giorno tirerò di pipa, ma ogni tanto lo farò con piacere. Non è tanto l’atto in sé che attrae o diverte, o rende particolarmente appagato l’uomo credo, ma piuttosto il senso di fratellanza e di amicizia che si viene ad instaurarsi con i compagni che condividono la medesima esperienza. Il fumo a lungo andare dice nuoci alle membra, e alla mente. Quello che so per certo è che i fumatori più ostinati hanno denti e barba gialla che viene un senso di nausea a guardare. Ma non sarà certo il mio caso. Fumerò con parsimonia. Preferisco di gran lunga due bei bicchieri colmi di birra ben fermentata.
– II giugno –

Oggi, dopo aver lucidato a dovere il ponte di mancina, mi sono riposato un attimo e un cormorano mi è praticamente piombatoddosso. Non aveva un piumaggio comune, penne magnifiche, di un blu oltemare ed i lati del muso tinti di un giallo acceso. Fortunatamente non erano nelle immediate vicinanze gli assassini che giorni addietro hanno messo in pentola un suo simile. Ho fatto per accarezzarlo e l’uccello ha alzato il muso diffidente, ha dispiegato le ali e ha percorso goffamente alcuni palmi sulla cassa sulla quale si era adagiato. Ha emesso un verso tetro, come di sofferenza. Poi, si è beccato per alcuni secondi l’ala destra e ha spiccato il volo. Mariano, un vecchio marinaio del centro Italia, è arrivato di corsa e quasi è riuscito ad afferrarlo. Mi ha detto che sono pazzo. Quel genere di uccelli sono deliziosi con un poco di sugo a base di carne e verdure. Si saltano in padella a piccoli pezzetti. Ma io ho provato più soddisfazione nel vederlo felice volare due volte attorno alla nave, poi si è dileguato rendendo ancor più grande la distanza che ci separa dal magico orizzonte. Interminabile volo. Chissà se loro riescono a raggiungere in una vita quella magica linea di confine che separa la terra e il mare. A volte vorrei possedere anch’io due ali tanto maestose.
– III giugno –

Sono stato promosso marinaio in terza! Non sono più un mozzo! Il vice comante in persona mi ha riferito la decisione del capitano. Dopo soli 15 giorni di navigazione sembra essere una specie di primato. Ad alcuni occorre un’intera spedizione per salire di grado. Le motivazioni che ho carpito di sottecchi, sono la volontà nel quale mi opero, nell’ impegno che metto nelle più svariate attività e il mio rispetto verso i graduati. Stasera devo festeggiare con una birra e un po’ di pipa.
– IV giugno –

Non avete idea di che cosa abbia provato nello svuotare quel recipiente. Non mi vengono parole che possa ritenere valide a definire ciò che abbia sentito dentro. Un tremore, una scuotimento… mentre pulivo l’albero maestro mi è caduto il secchio. Finito a terra si è coricato su di un fianco ed è uscita tutta l’acqua che vi avevo versato e la schiuma. Essa ha formato esattamente la figura di un corpo femminile. Esattamente vi dico. I fianchi, i seni prominenti, le gambe… Dio mio, che sia un presagio? Spero che in quell’isola vi siano oltre che ai miracolosi tuberi, anche le donne che desidero fermamente amare. Non sono riuscito in tutti questi anni a costruire una storia duratura con una femmina. Sarà il mio lavoro da marinaio, la giovane età, ma vorrei potermi innamorare. Chissà che su quell’isola si compi il miracolo.

– V giugno –

Nel tardo pomeriggio Pier Paolo Miceli, mozzo, è caduto in mare. Dice che abbia perduto i sensi. Che le gambe all’improvviso non lo abbiano più retto. Questa è la versione che ha raccontato agli alti in grado ma io so che ieri sera assieme a suoi amici ha bevuto la razione di vino che spettava ad altri con la scusa di festeggiare il suo santo. Anche oggi, aveva sempre in corpo e nella testa quella strana sensazione di smarrimento che l’ha portato a perdere l’equilibrio. Se lo viene a sapere il capitano lo fa frustare.
– VI giugno –

Stasera sono particolarmente felice. Ho disegnato un tramonto ad acquarello degno del più bravo dei pittori. Potrei chiedere di essere assunto come apprendista presso una bottega di fama a Firenze. Le sfumature, i colori, le proporzioni sono perfette. Anche i miei compagni mi hanno fatto i complimenti. Credevo fosse impossibile ricreare quei toni variegati, così magnifici. Nuvole schiacciate simili a stracci abbandonati nel cielo, avevano la pancia vinaccia e la parte superiore di un rosa che per certi tratti sconfinava in un rosso tenue, morbido. La cosa più bella di questi stupendi tramonti è notare di come il cielo muta d’improvviso, nel giro di pochi secondi. Dette nuvole all’inizio erano bianche, poi di un rosso accesso, brillante, poi si sono trasformate in ciò che prima vi ho descritto e un attimo dopo, vi giuro nemmeno un minuto dopo, il cielo si è spento e in un batter di ciglia le nuvole sono diventate nere e il cielo tutto attorno di un azzurro scuro. Secondo me, merita essere in questo strano mondo solo per ammirare certi spettacoli della natura.

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