“Il numero uno. Confessoni di un marchettaro”: il libro di Francesco Mangiacapra, l’escort che ha denunciato don Euro

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NAPOLI – “Il numero uno. Le confessoni di un marchettaro”. Annunciato mesi addietro, è finalmente in libreria il libro di Francesco Mangiacapra. il gigolò partenopeo che ha portato alla luce la vicenda di don Euro, il prete massese, che con i soldi dei parrocchiani se la spassava con cene e festini a base di sesso a pagamento,  finito al centro di un’indagine coordinata dalla Procura apuana e portata avanti dai Carabinieri. Un libro verità di un laureato in Giurisprudenza che ha lasciato la professione da azzeccarbugli per diventare escort. Un sex worker che, come racconta, ha preferito vendere il suo corpo anziché svendere il suo cervello facendo fotocopie in uno studio legale: “Ero laureato da qualche anno ed era un giorno in cui mi sentivo meno di niente. In videochat un uomo mi propose un incontro. Era un avvocato, per venti minuti mi avrebbe pagato 150 euro, come un mese da praticante. In quel momento ho scelto. Un ripiego, certo. Ma oggi quanti scendono a compromessi con l’inflazione dei titoli di studio, con la disoccupazione? E quanti sedicenni lo fanno per comprarsi l’ultimo iPhone? Non sono orgoglioso di prostituirmi, ma sono grato alla mia attività di avermi reso indipendente. Io metto più cervello nel vendere il mio corpo di quanto potessi metterne nello studio legale”.

Della prostituzione maschile è stato detto e scritto poco, nulla sulla prostituzione maschile moderna figlia dell’inflazione e del precariato che ha coinvolto anche tanti brillanti laureati. E poche sono le persone disposte a raccontarsi e capaci di farlo con trasparenza e lealtà, senza temere il giudizio e lo stigma. Francesco, stratega del sesso e del profitto, ci conduce in un viaggio all’interno dei vizi delle persone più apparentemente insospettabili ma ci fa anche riflettere sull’amore e sulla dignità. “Il mio segreto è che io col cliente ci parlo: lo specchio di fronte al mio letto è un oblò sul mondo”. In questo romanzo-diario racconta come è diventato un escort per uomini, donne e coppie, come la sua bulimia sessuale e verso il danaro, gli abbia dato la possibilità di fare una vita agiata ottenendo quel riscatto economico e quell’indipendenza che la libera professione di avvocato non gli ha dato. L’escort più conosciuto di Napoli è anche il più sfrontato, il più disinibito: “Sono un capitalista della compassione del più disparato campionario umano. Ma spesso, nulla è più aberrante di un sorriso forzato”. Un vero viaggio nella vita dell’escort ma anche in quelle dei suoi numerosissimi clienti, un panorama umano assolutamente inedito, raccontato con spietatezza e senza pudore. Clienti insospettabili e clienti sospettabili: preti, militari, disabili. Francesco ne ha per tutti: si mostra per quello che è, col cinismo di alcune sue posizioni sulla vita, sul sesso, sull’omosessualità. Con la sua lente di ingrandimento su quei pudori celati che sono parte integrante di ognuno di noi, non chiede l’assoluzione di nessuno, la comprensione di nessuno, semplicemente perché non ne ha bisogno: lui è il Numero Uno. “Puttana si nasce. O lo sei o non lo sei. Posso svelare i miei trucchi, ma se non lo sei di tuo non lo diventerai mai”. Ma allo stesso tempo parlando dell’amore e della propria famiglia arriva al cuore del lettore svelando tutte le sue debolezze senza remore e dando valore aggiunto e ulteriore credibilità a tutte le sue dichiarazioni impudenti e politicamente scorrette. “Ho vinto. Anche perdendo l’ingenuità. Non la dignità. Per quella ho riletto le regole con intelligenza, le ho mostrate alla gente e hanno capito. Ho imparato che non basta superare gli ostacoli e i limiti. Bisogna essere il Numero Uno” . Infine, un anelito malinconico ma speranzoso, farà emergere la sua umanità e sensibilità, che resterà impressa nel cuore del lettore, soddisfatto di essere entrato nella vita di una persona e non soltanto di un escort e di aver trovato risposta a tutte le proprie curiosità in un affresco di uno spaccato di vita, inedito, innovativo e completo.

“Ho preferito vendere a buon prezzo il corpo piuttosto che svendere il mio intelletto, ho deciso di rimanere padrone di me stesso e delle mie scelte piuttosto che essere vessato e sfruttato intellettualmente da altri”, afferma Francesco

Mangiacapra nasce a Napoli negli anni Ottanta. Frequenta le scuole cattoliche dei padri Scolopi (gli stessi di Moana Pozzi!), si diploma al liceo classico e si laurea in giurisprudenza all’Università Degli Studi di Napoli “Federico II”. Per qualche anno esercita il praticantato da avvocato. Successivamente, pur avendo superando l’esame di Stato presso la Corte d’Appello di Napoli, decide di non iscriversi all’albo. Animo anticonformista, vive nella sua casa al centro della metropoli partenopea. È testimone chiave e principale accusatore nel processo ecclesiastico contro Don Euro, al secolo Don Luca Morini, già indagato anche dalla Procura di Massa Carrara e protagonista dello scandalo – denunciato dallo stesso Mangiacapra – sollevato dai servizi televisivi de Le Iene che vede il sacerdote protagonista di spese folli e orge a base di sesso gay e droga con il denaro sottratto ai fedeli in oltre vent’anni di sacerdozio.

Il curatore Mario Gelardi, nato a Napoli, ha iniziato a lavorare come drammaturgo e regista negli anni Novanta. Attualmente è il direttore artistico del Nuovo Teatro Sanità di Napoli. È regista e autore, con Claudio Finelli, del progetto Do not disturb, il teatro si fa in albergo. Autore de L’abito della sposa, spettacolo interpretato da Pino Strabioli. Regista e coautore, insieme a Roberto Saviano delle versioni teatrali di Gomorra, Santos e de La paranza dei bambini. Vincitore del Premio Ustica per il teatro 2005 e del Premio Fava 2017.
“Con quel suo raffinato gioco, Francesco mi stava dimostrando che sedurre è talento, tecnica, precisione, mestiere, perizia da orologiaio”

“Sapersi vendere è più importante di ciò che vendiamo. Questo è il self-marketing, la qualità è quello che il cliente crede che sia, anche se ciò che sta acquistando è contraffatto: spesso le migliori merci di valore lo sono. Erroneamente, si pensa che il denaro che guadagno sia denaro facile. Preferisco definirlo più propriamente denaro veloce, ma certamente non facile. Il mio lavoro più volte mi ha fatto interrogare sul rischio di sottrarmi a me stesso, alle persone che mi circondano, alla mia libertà, ma soprattutto all’amore: chi si prostituisce trova il modo di vendersi ma non sempre è in grado di trovare il modo di darsi. Non ho mai chiuso la porta in faccia a nessuno. Ho solo tentato a modo mio di aprirmi la strada verso la felicità, e non è stata la strada più facile né la più comoda. Se qualcuno pensa che la mia sia una scelta di comodo gli cedo il mio posto, anche se dubito che altri saprebbero occuparlo come lo occupo io. Da Numero Uno”
Hanno scritto di lui:

Frédéric Martel

Il racconto di Mangiacapra, lucido e brutale, senza ipocrisia è una critica radicale al capitalismo postindustriale e alla globalizzazione dell’economia. È anche una severa testimonianza sulle attuali politiche che hanno abbandonato alla disoccupazione di massa l’Europa del Sud e in particolare il Sud Italia. In questa economia alla deriva, dove i titoli di studio non hanno valore, la disoccupazione giovanile corrode la morale e dove l’ascensore sociale è bloccato, Mangiacapra ha creato, oserei dire, la sua start-up sessuale unipersonale. E non ne fa mistero. Bisogna leggere Mangiacapra senza giudicarlo. È una testimonianza nuda e cruda come il mondo che descrive. È anche un testo politico. Quello di un prostituto politico. Frédéric Martel, intellettuale francese, autore di Mainstream e Global GayPino Strabioli
Non fu la sfrontatezza, la postura, il linguaggio a suggerirmi che si trattava di lui, del “bello di giorno”. Nulla di tutto questo apparteneva alla persona che mi sedeva accanto: fu l’insistenza audace e delicata che aveva nel fissarmi negli occhi, stava svolgendo un’indagine dentro di me, stava studiando come sedurmi, in maniera sicura e coinvolgente, era entrato nel mio territorio senza chiedere il permesso. Il movimento delle mani, del collo, i sorrisi accennati, lo sguardo, erano costruzioni matematiche, mosse precise finalizzate a trasformarmi in preda. Con quel suo raffinato gioco mi stava dimostrando che sedurre è talento, tecnica, precisione, mestiere, perizia da orologiaio. Pino Strabioli, regista teatrale, attore e conduttore televisivo Claudio Finelli Un racconto verisimile dei nostri giorni, perché restituisce in maniera inusuale ma concreta il senso più profondo della precarietà. In una società sessista, sessuofobica e ipocrita, Francesco è un dissidente. Perché quotidianamente e in maniera spontanea, mette in crisi, con la propria stessa esistenza, convenzioni sociali e norme di comportamento della maggioranza. Disincantato e sarcastico nei confronti della vita e degli altri e della propria, Francesco nasconde un grumo di malinconia e umanità mentre accompagna una lettura cruda e disillusa delle sue stesse scelte. Francesco si è affrancato dalla schiavitù intellettuale che gli aveva imposto la società: ha avuto il coraggio di sottrarsi a questa ingannevole forma di “normalità” e, dovendo rinunciare a qualcosa per sopravvivere, ha deciso di rinunciare all’intimità del corpo per conservare un uso indipendente e liberissimo del cervello. Claudio Finelli, delegato nazionale cultura Arcigay

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