Il “PANE” di Narine Arakelian all’Accademia di Firenze

È un pane fatto di tufo, dalla forma antropomorfa e con il simbolo dei bitcoin impresso. L’artista armena Narine Arakelian porta negli spazi dell’Accademia delle Arti del Disegnodi Firenze la sua opera “PANE”, lavoro dalle molteplici sfumature: «Il pane non è una metafora dell’abbondanza, ma la condizione minima della vita, legata al corpo, al lavoro e alla condivisione», spiega l’artista. “La pietra con cui è fatto però non può essere consumata. La distribuzione non produce più nutrimento o comunità; produce l’illusione dell’accesso”. Aperta gratuitamente fino al 30 maggio, l’esposizione è centrata sulla grande opera omonima un filone di pane in tufo rosa lungo due metri, “affettato” in tredici porzioni – un rimando all’ultima cena – su cui sono impressi i simboli del capitalismo più impalpabile, quello della finanza e delle criptovalute. Per realizzarla, Arakelian si è ispirata all’architettura in pietra della tradizione armena così come alla città di Matera, che ha avuto modo di conoscere approfonditamente. Qui la pietra è sopravvivenza e il pane, cotto nei forni pubblici, diventa un bene da condividere, in un gesto attorno al quale la comunità si stringe. “|I pane si trasforma in una reliquia di pietra scolpita nel tufo armeno, un materiale vulcanico storicamente legato all’architettura sacra, alla memoria collettiva e alla resistenza” ha spiegato l’artista. “Attraverso questo lavoro, collego gli spazi scavati di Matera alle tradizioni lapidee armene, riflettendo sui sistemi di valore, sulla sopravvivenza e sulla responsabilità condivisa.” Accanto al lavoro principale è esposta una selezione di opere recenti tra scultura, pittura e installazione, già presentate nel 2024 al Museo d’Arte Moderna di Erevan, tra cui il polittico “Lettere”, il trittico “LOVE CORE HOPE” e il dittico “Afrodite”. In queste opere ricorre l’uso del segno “TO BE”, elemento visivo che connette dimensione esistenziale e linguaggi digitali. “Le manifestazioni artistiche di Arakelian comunicano apprensione ma anche fiducia nella resilienza dell’umanità, alla quale l’arte può e deve dare un decisivo contributo”, è il commento della presidente dell’Accademia Cristina Acidini.


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