Il viaggio di Gaimari, diario di bordo: la tappa più dura, 240km a dieci gradi sotto lo zero

(Di Bianca Leonardi) –  Manca sempre meno al raggiungimento di Capo Nord ma questa, per Gaimari, l’atleta livornese, è la tappa più dura. Dovrà affrontare in una sola volta 240km a una temperatura di circa dieci gradi sotto lo zero. Ma Gaimari non ha paura, lui sa quello che vuole ma, con intelligenze e passione, conosce perfettamente anche i suoi limiti, per questo sa che ce la farà.

Giorno 7: Tromsø – Olderdalen
“La tappa di oggi è stata molto clemente e defaticante, novanta Km sotto lo zero, dalla città di Tromsø alla municipalità di Olderdalen. Un percorso pressoché deserto, fatta eccezione per la trafficatissima e pericolosa E8, arteria principale, super strada di collegamento fra tutti i comuni della zona.

Purtroppo la combinazione di ghiaccio e strade di transito autocarri è una miscela davvero esplosiva di pericolo, a mediare è la guida disciplinata e regolare degli abitanti del luogo che rispettano le distanze di sicurezza e sorpassano con grande attenzione, ma il rischio è sempre alto, e purtroppo non posso permettermi cadute o incidenti. Ho scelto di poter fare un percorso contenuto in vista della super tappa di domani, ad attendermi ci sono duecento quaranta Km con 3.500 metri di dislivello positivo, che a queste temperature cominciano a risultare impegnativi. Il paesaggio è brullo, nevoso ed estremamente evocativo.

È un’emozione indescrivibile attraversare le Alpi Artiche, quello che cercavo l’ho trovato qui, il raccoglimento ed il silenzio necessario per ascoltare me stesso. Perché In queste terre il silenzio dei fiordi è intervallato solo dal volo ritmico dei covi, che lo spezzano gracchiando, tutto questo crea una magia che porterò dentro. Ho strutturato questo percorso evitando le strade principali perché troppo trafficate, tuttavia ho dovuto rivedere le ultime tre tappe ed ho dovuto aggiungerne tre aumentando di trecento cinquanta chilometri il percorso totale, per evitare le strade principali ed utilizzare solo le secondarie meno trafficate e pericolose. Per compensare questa diluizione dei giorni, ho inserito un aumento chilometrico, che concentrerò nella super tappa di domani, un fuori programma di appunto duecento quaranta chilometri. Quando trovi quello che cerchi, non ti basta mai”.

Giorno 8: Olderdalen – Alta
“Pedalata dopo pedalata, fiordo dopo fiordo, chilometro dopo chilometro, la strada cambia volto. Dalle Lofoten, le isole più a nord della Norvegia, allo spettacolare lago ghiacciato di Sløvatnet, alla più remota Olderdalen, a fare la differenza è il nord come concetto fisico, il bianco sovrasta le cose, strozzando i pali della neve, di cui sono l’unico contrappunto col loro rosso acceso. Il cielo è parzialmente coperto, la temperatura oggi è scesa a meno dieci, piuttosto clemente ci dicono gli abitanti del posto per essere febbraio.

L’altro ieri abbiamo raccontato dell’impresa al gestore di un caffè di Sløvegan, e non ci credeva. “C’è da esser pazzi” ci ha detto in inglese “in estate si fa, in inverno non ho mai visto nessuno”. Il nord è la temperatura che scende, (seppur non abbastanza a quanto ci raccontano gli abitanti del luogo), il bianco che sovrasta, i tratti fisiognomici delle persone che cambiano gli occhi che si assottigliano, i silenzi che si fanno ancora più profondi ed intensi. La vertigine del freddo artico, che ti spoglia delle superfici in gorex, dei sofisticati tessuti tecnici, ti lascia nudo, solo di fronte alla sua condensata fisicità.

Da questa profondità artica, a rigenerarsi è il nostro umore, la nostra motivazione nel fare ciò che stiamo facendo. Sull’onda di questa incredulità, stupore ed entusiasmo, ieri ho scritto al sindaco di Kappnord (il Comune di Capo Nord), raccontandogli dell’impresa, per porgli la medesima domanda che ho posto al cassiere di Sløvegan ed al gestore di Svolvaer. La risposta è stata omologa, stupita ed incredula. Ho deciso di sostenere con Maldavventura, Trekkilandia, Mume Sport e Garsport questa spedizione per la sua bellezza epica, per i valori ambientali, il messaggio etico che porta con se, in un luogo che è da considerarsi il simbolo del global warming, del riscaldamento globale, in una società che fa incetta di antidolorifici per sopravvivere”.

Gaimari affronta il freddo, la notte, la fatica, il dolore, la paura; ciclista ed eroe irragionevole dal sorriso ispido, che pedala a testa bassa, senza dire una parola. Gaimari attacca la montagna e rischia tutto con una bici. Oggi ha rischiato con oltre duecento chilometri sotto lo zero, su di una strada ghiacciata, sotto una tempesta di neve che ha sepolto Nordmannvik, in uno scenario artico. Giuseppe si sveglia alle cinque prepara la bici, studia l’itinerario, prepara il suo cibo, e comincia a pedalare, il suo rapporto col dolore è catartico e profondamente istruttivo, è il ciclista che cerca di apprendere i suoi limiti e li rispetta con grande umiltà. Non vuole vincere, ma affrontare se stesso. Dolore senza spettacolarizzazione, dolore muto, abstine substine, astieniti e sopporta, senza autocommiserazione. E come fa da una settimana a questa parte, alle 8 00 o nel caso di quest’oggi alle 4 00 del mattino, comincia a pedale, oggi lo ha fatto per scalare una montagna (per la precisione due!), e senza fermarsi al primo ristorante, citando quel brano bellissimo di Dario Brunori, Gaimari la montagna la scala davvero”.

Con Gaimari è sempre presente Luca Zannotti di Mume Sport, suo manager e compagno di avventura, che anche lui immerso nel bianco e nel candore delle terre artiche non contiene l’emozione del vivere questa sfida:
“La sensazione è che noi tutti si sia perso un po’ di lucidità autocritica, e di senso del limite, siamo circondati da esperti, tutti col dieci sulla maglia, e poi si sbaglia i rigori (citando Cremonini…), i social ci hanno condizionato pesantemente, la pratica abusata dell’autopromozione è un tratto distintivo di questi anni. Credo che lo sport sia portatore di valori sani, che con i fatti, possano arginare questa deriva narcisistica. L’altleta combatte con le proprie forze senza spettacolarizzare la fatica, sopportandola e superandola. Quando lo sport incontra valori ambientali, (le Lofoten sono uno dei simboli del riscaldamento globale), allora la sfida mi coinvolge più da vicino. Il rischio di tornare a casa con le ossa rotte è reale, e non c’è un calcolo, la bici è una sola, e Giuseppe pedala sul ghiaccio. Trovo altrettanto edificante sopportare da soli fatica e dolore, in un momento in cui tutti sono supportati da psicologi, antidolorifici e consulenti, perché banalmente credo che il dolore serva esattamente come serve la felicità, due facce di una medesima medaglia.”

La tappa più faticosa, più difficile e più ambiziosa è andata. Un record senza precedenti che ha lasciato a bocca aperta anche gli abitanti dei luoghi in cui Gaimari è passato pedalando.
Il viaggio è ormai quasi finito, mancano pochi km e tanti sogni per raggiungere Capo Nord!