Il viaggio di Gaimari, diario di bordo: l’arrivo a Bodø, la neve, l’inizio dell’avvenutra

(di Bianca Leonardi) – Inizia l’avventura! La sfida di Giuseppe Gaimari sta iniziando ed questo coraggioso atleta livornese è pronto ad attraversare la Norvegia in sella della sua bicicletta, a temperature artiche, tra ghiaccio e neve ma con il sorriso sulle labbra.

Qui il diario di bordo, come quando butti parole su un foglio bianco, Gaimari ci racconterà, passo dopo passo, ogni tappa, ogni difficoltà, ogni successo e ogni soddisfazione.

GIORNO 1: l’arrivo a Bodø, la neve, l’immancabile merluzzo.

“Il viaggio di andata è scorso nel migliore dei modi, abbiamo caricato la bici riposta all’interno di un flight case tecnico, e ci siamo diretti verso il primo dei tre voli (da Roma Fiumicino) con destinazione Francoforte.
Siamo arrivati nel più grande scalo d’Europa sotto un sole abbagliante, per poi raggiungere Oslo, ed infine il piccolo aeroporto di Bodø, dove uno dei bagagli si fa un po’ attendere, sono infatti le 19.30 quando arriva dal volo proveniente da Oslo. A Bodø abbiamo ritirato il mezzo di supporto, che ci accompagnerà nel corso di questa impresa. Ci siamo così diretti dall’aeroporto all’ostello, dove ad accoglierci abbiamo trovato una camera piccola ma funzionale all’interno di una struttura alberghiera a pochi metri dal famoso porto cittadino. Il porto è completamente aperto, completamente calpestabile e le zone riservate agli addetti ai lavori sono limitate, l’accesso al mare è ampiamente esteso.

La cena a base di merluzzo fritto, crema di piselli, patate, bacon a quadretti e uova in camicia in un noto ristorante locale. Come non aspettarsi il merluzzo in Norvegia, un grande classico! Questi pesci infatti affluiscono lungo la costa per riprodursi attirati dalle enormi quantità di plancton presenti lungo queste coste, il cui segreto risiede nella calda corrente del golfo, che attira enormi banchi di merluzzo in particolar modo nel periodo invernale.

Le ore di luce sono poco più di sei, il sole sorge alle 8.54 e tramonta alle 15.40, la temperatura oscilla dagli 0 ai meno tre, in questo momento e sta nevicando.

Abbiamo trascorso il nostro primo giorno a Bodø studiando il percorso, acquistando il cibo indispensabile per la dieta e stasera all’arrivo alle Isole Lofoten procederemo assemblando la bici accertandoci che non abbia subito danni nel corso del viaggio in aereo.
Domani inizierà l’avventura da Å i Lofoten, un villaggio sito nella municipalità di Moskenes, Il suo nome significa in norvegese “piccolo fiume”, ma riveste anche un altro, doppio, significato: è sia l’ultima lettera dell’alfabeto norvegese che l’ultima città delle Lofoten raggiungibile seguendo la Strada Europea E10, oggi chiamata in quel punto Strada di Re Olav.
Å è per tradizione un villaggio di pescatori specializzati in pesca del merluzzo. La città ospita il Museo dello stoccafisso delle Lofoten ed il Museo norvegese dei villaggi di pescatori.
Domani, salvo peggioramenti improvvisi, è prevista una temperatura minima di 7°, probabilità di pioggia/neve al 90%, umidità al 93%, vento 29 Kmh.
La partenza è pertanto prevista in mattina,  alle ore 8.00”.

La Norvegia ha accolto così Giuseppe Gaimari accompagnato dal suo manager Luca Zannotti di Mume Sport, nonché fedele compagno di avventure. Gaimari è pronto, carico e pieno di grinta per quello che lo aspetterà nei prossimi giorni.

GIORNO 2: l’arrivo ad Å, le prime disavventure, la notte in una palafitta immersa nella neve.
“La giornata a Bodø si conclude alle 17.30 con l’arrivo del traghetto, la poca luce che filtra attraverso le nuvole si dirada, lasciando che le banchine vengano inghiottite prima da un crepuscolo deciso, poi dall’oscurità più fitta. Parcheggiata l’auto in stiva, ci dirigiamo a prua scorgere la nave tagliare le onde dei mari del nord. Purtroppo dopo le 18.30 l’oscurità comincia già tingere di nero le onde, il cielo coperto senza stelle, il mare scuro, ci hanno restituito uno spettacolo veramente emozionante. La terrazza della nave ricoperta di neve e di ghiaccio incrostato faceva da contrappunto ad un mare nero, che ci ha avvolto in un’oscurità tetra ed informe.

Ci siamo affacciati alla ringhiera per goderci questo meraviglioso spettacolo. Intanto il pensiero ha cominciato a rivolgersi alla cosa più importante, la condizione tecnica della bici dopo il volo, ancora smontata all’interno del flight case, certamente tre scali, tre carichi e tre scarichi non potevano aver giovato alla sua struttura. Ma abbiamo cercato di non pensarci. Siamo scesi dal traghetto col mezzo di supporto, e siamo andati alla ricerca della bunkhouse che ci avrebbe ospitati per la notte, situata a Å i Lofoten nella municipalità di Moskenes, iniziamo questa impresa in un paese che si chiama “Å”, in pratica un luogo fatto per iniziare qualcosa. Il suo nome significa in norvegese “piccolo fiume”, ma riveste anche un altro, doppio, significato: è sia l’ultima lettera dell’alfabeto norvegese che l’ultima città delle Lofoten raggiungibile seguendo la Strada Europea E10, oggi chiamata in quel punto “Strada di Re Olav”. Non è stato semplicissimo trovare la reception, perché al nostro arrivo alle 20 e 18 era già chiusa (!) e nessuno ci aveva dato alcuna indicazione su come raggiungere le camere, ne tantomeno al telefono ne per email (nessuno ci avrebbe risposto!).

La guest house era disseminata in tante piccole casette di legno, lungo il corso del fiume, attraversata da ponticelli e ricoperta dalla neve, dopo alcune ore di ricerche in mezzo alla neve fresca, abbiamo letteralmente occupato una casetta, la cui porta era stata lasciata aperta e fortunatamente era riscaldata, così abbiamo iniziato il rito più importante di questa spedizione; abbiamo cominciato a spacchettare la bici, come potete immaginare trattandosi di una gravel di ultima generazione, seppur molto resistente ed estremamente tecnologica, se danneggiata, difficilmente avremmo potuto trovare pezzi di ricambio per aggiustarla, e avrebbe potuto venir danneggiata seriamente nel corso di tre trasbordi.

Purtroppo così sembrava, il manubrio risultava leggermente piegato all’altezza del corno del freno, con un po’ di pazienza ho sistemato tutto. Dopo un’ ora di lavoro certosino la bici era riassemblata ed in perfetta forma. Giusto il tempo per mettere in carica tutti i device (dal cambio, torcia anteriore, posteriore, il gps), poi un toast integrale, uova, zucchine, zenzero, yogurt, un the, un’occhiata alle previsioni del tempo che sembrano ottime ben +3° come massima -1 di minima, venti a 24Kmh, seppur il rischio precipitazioni sia intenso (90%), dopodichè a letto.

La sveglia ha suonato molto presto, abbiamo trovato un fiordo ghiacciato sotto le fondamenta della casa, uno spettacolo di una bellezza accecante. Al mattino con la prima luce abbiamo scoperto di aver dormito su di una costruzione sull’acqua! Una palafitta, seppur ultramoderna. Il rito della vestizione ha comportato una buona mezz’ora così la ricca colazione, ed il riporre gli oggetti nelle valige. Un paio di video che abbiamo postato sulle pagine facebook, un pensiero alla Nostra città ed all’orgoglio di poterla rappresentare in questa impresa, e che l’avventura abbia inizio!

Alle 8.05 ero in sella alla bici sotto una pioggerellina fitta, ma un temperatura relativamente alta: 4 gradi! Ecco, quando si dice che il riscaldamento globale sta devastando gli equilibri climatici di questo pianeta.
E’ tutto vero, cento anni fa in febbraio qui si crepava dal freddo!
Mai come prima è importante fare qualcosa. Andare in bici per esempio!”

 

Termina qui la prima puntata di questo splendido viaggio che Giuseppe Gaimari sta compiendo ma che poi alla fine, attraverso le sue parole e le sue emozioni stiamo vivendo tutti insieme a lui.

Domani nuovo appuntamento: i primi 135km del viaggio sul ghiaccio e l’arrivo in un porto artico da fiaba!