In migliaia per il sesto anniversario della strage

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VIAREGGIO – ( di Stefano Piccolomini ) – In migliaia, circa 8mila, come ogni anno, hanno riempito le strade di Viareggio ne il sesto anniversario della strage di Viareggio. Un corteo silenzioso che, concentratosi in via Ponchielli, ha cominciato a snodarsi per la città e che poi ritornerà, alle 23.50 nel luogo della strage per la giusta commemorazione.

Una giornata lunga per la città di Viareggio che ha avuto, dalle prime ore della mattina di questo afoso giugno, il sottofondo delle decine di fischi di treni che hanno attraversato la città.

In prima fila i familiari delle 32 vittime e le associazioni che, dal giorno della tragedia, lottano per la verità e la giustizia. Dietro tanti cittadini comuni, i comitati e le associazioni con le quali, in questi anni difficili “Il mondo che vorrei” ha percorso una strada comune: in primis i familiari delle vittime del Moby Prince. A seguire i labari delle amministrazioni versiliesi e provinciali, le associazioni di volontariato che hanno svolto un ruolo essenziale in quelle tragiche ore del 2009, le autorità ecclesiastiche, amministratori locali, esponenti politici, i gruppi sportivi e tante gruppi locali. E tra i presenti, oltre al neo sindaco Giorgio Del Ghingaro e Stefano Baccelli, appena eletto consigliere regionale, anche il prefetto vicario di Pisa, Valerio Massimo Romeo, colui che fino a pochi giorni fa ha guidato la città in dissesto come commissario straordinario. “Una serata commuovente  – ha detto -, avevo promesso agli amici de “Il mondo che vorrei” che sarei venuto. Ho messo il mio impegno sia istituzionale sia come padre ed essere qui lo reputo doveroso, servono manifestazioni in ricordo delle vittime, che inducano a fare delle riflessioni su tematiche delicate. Sono stato accanto alle famiglie di chi non c’è più ed intendo farlo anche adesso, da cittadino. In fondo, chiedono solo una cosa: che sia fatta giustizia”. Commozione, tantissima, quando sul palco Chiara Rapacini, la compagna del compianto Mario Monicell,i ha letto uno scritto del regista in merito alla strage:” Il Paese è allo sfascio, alla deriva e la strage di Viareggio esprime bene il declino dell’Italia. Quei trentadue morti sono lì a indicarci l’incuria, l’arroganza di chi governa. Siamo governati da una classe dirigente inetta, priva di un’adeguata cultura di governo, intenta solo ai propri tornaconti, Mi chiedo ancora, ad un anno di distanza, come si possa far passare a quella velocità un treno con esplosivo senza avvisare del suo passaggio, senza precauzioni, senza prendersi cura della gente? E i treni-bomba continuano imperterriti a solcare le nostre città”. Per il regista, che morì il 29 novembre 2010, la strage fu “anche metafora del malgoverno delle ferrovie e del declino di un mezzo di locomozione che ha segnato lo sviluppo del Paese: il treno”. Dopo aver ricordato la Viareggio della sua gioventù, Monicelli spiegava di aver firmato la petizione per chiedere l’allontanamento dell’allora amministratore delegato delle Ferrovie Mauro Moretti: “Ma le firme non sono valse a nulla. E’ ancora lì al suo posto. Lui come gli altri amministratori. Lui come i ministri competenti”. Quindi chiedeva giustizia per le 32 vittime, anche se non si meravigliava che ancora non fosse emersa la verità: “L’Italia è il Paese delle verità nascoste e della giustizia negata. Dal dolore e dalla tragedia può sbocciare il fiore della rinascita”, Cosi come commoventi sono stati i palloncini fatti volare in cielo difronte alla Croce Verde, con il saluto a Milziade Caprili, la proiezione del cortometraggio, i fischi dei treni di passaggio in stazione nel silenzio e i nomi delle 32 vittime letti al rintocco delle campane alla Casina dei Ricordi. Ma soprattutto, ancora una volta, la città di Viareggio dimostra che, la strage del 2009, non può passare sotto silenzio. Viareggio ce la farà, ha detto Daniela Rombi: “Abbiamo dedicato il nostro tempo ad una città ferita e ricordato chi non c’è più, ma da domani comincerà un nuovo cammino per chi chiede giustizia: non possiamo credere che il Paese chiuda gli occhi di fronte ad una nuova strage”, La scure della prescrizione sul reato di incendio colposo i parenti delle vittime non l’accettani: “Chi ha ucciso i nostri figli , morti bruciati, deve pagare”.  Sei anni dopo il disastro ferroviario di Viareggio del 29 giugno 2009 Viareggio ha ricordato le sue vittime, 32 innocenti.

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