Inferno di fuoco: l’accusa chiede 16 anni per l’ex ad Mauro Moretti

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VIAREGGIO – ( di Letizia Tassinari ) – Strage di Viareggio, la richiesta di condanna da parte dell’accusa, oggi in udienza a Lucca, per Mauro Moretti, ex amministratore delegato di Fs, è stata di 16 anni. Chiesti, invece, 15 anni per Michele Mario Elia, ex ad di Rfi, 9 per i dirigenti Salvatore Andronico e Mario Castaldo (Trenitalia Cargo), Giovanni Costa e Giorgio Di Marco (Rfi) e 5 per Calogero Di Venuta (Rfi Firenze) (PER TUTTE LE RICHIESTE DI CONDANNA LEGGI ANCHE: Strage, le richieste dei pm: “Condannate Ferrovie, Rfi e Fs logistica”  ).

Mauro Moretti, nel tempo, è stato ad sia di Rfi che di Fsi e proprio con il primo incarico – come ha spiegato l’accusa –  avrebbe dovuto garantire la sicurezza della circolazione dei treni. Attuale amministratore delegato di Finmeccanica, Moretti era stato nominato cavaliere del lavoro dall’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.  “Uno spiacevole incidente”, cosi definì la strage di Viareggio l’ex ad, attirandosi addosso le critiche di tutti i parenti delle vittime e di un’intera città.

Nessun commento dall’ex ad Mauro Moretti in merito alla richiesta di condanna, ma a margine di una convegno nella sede di Finmeccanica ha detto: “Ho espresso molte volte il mio cordoglio alle famiglie”.

“Le richieste fatte dai pm sono in linea rispetto alle nostre aspettative e questo è solo un primo passo verso la sentenza – queste le parole di Marco Piagentini, presidente della Onlus ” Il mondo che Vorrei” – : “Noi continueremo a chiedere giustizia e lo faremo fino a che non l’avremo ottenuta, questo non è il processo della strage di Viareggio, è il processo al sistema di  sicurezza delle ferrovie della Stato”. Per i due pubblici ministeri,  Giannino e Amodeo.  il deragliamento del treno merci in stazione a Viareggio, che provocò 32 morti, sarebbe stato evitato se fossero state rispettate le regole di sicurezza e i controlli programmati non solo sul convoglio, ma anche sull’intera rete ferroviaria.

Finite le requisitorie, dopo un processo con 100 udienze, ora la parola passa agli avvocati di parte civile e a quelli della difesa con le loro arringhe. Dopo le repliche di parte sarà la volta della sentenza di primo grado, prevista per la fine di novembre, salvo ritardi. Nel febbraio 2017 i capi di imputazione di incendio colposo e lesioni colpose gravi e gravissime scompariranno però dal processo per prescrizione sopravvenuta e la eventuale sentenza di condanna sarà destinata ad essere “cancellata” in parte.

Qull’uragano di fuoco, la notte del 29 giugno 2009, spazzò via ottocento metri di abitazioni, distruggendo vite e ricordi in via Ponchielli, dopo che uno dei carri, deragliato dai binari, si squarciò e il gas gpl, propagatosi nell’aria, provocò un’esplosione. Trentadue le vittime, molte morte dopo mesi di atroci agonie.

.... 135Le case  bruciarono, e con esse tutte gli oggetti cari, il letto, la televisione, la cucina, i libri, le foto. I pochi bambini rimasti vivi non hanno più potuto giocare con i tanti balocchi sciolti dal calore infernale del fuoco. I pochi giochi miracolati dalle fiamme non sono serviti più ai tanti piccoli morti in  quella maledetta strage degli innocenti, inaspettata, crudele, e devastante. L’odore della morte era la prima cosa che si avvertiva camminando tra le macerie delle case sbriciolate sotto la furia assassina delle fiamme. Case annerite, persiane liquefatte, stanze violate, lenzuola bruciate. Tutto in quell’angolo di Viareggio rimase senza vita. Una città fantasma, quella che si presentò agli occhi di Viareggio dopo il disastro ferroviario, dove il silenzio nei giorni successivi all’esplosione del treno merci carico di gpl fu interrotto solo dal rumore delle gru al lavoro. Mentre i  Vigili del Fuoco stavano ancora scavando tra i detriti delle  case crollate, gli uomini della Polizia Scientifica lavorarono a lungo per cercare tracce, indizi, un particolare, che potesse aiutare a risalire alle identità dei cadaveri, rimasti per giorni senza nome, e che giacevano sui letti delle gelide camere dell’obitorio dell’Ospedale Unico “Versilia”. Poi, furono cercati i dispersi, quelli che mancavano all’appello. Lo scenario era impressionante, irreale Una città violata, violentata, che per 7 anni ha reclamato giustizia, e verità con lo spettro della prescrizione.

“Le pesanti condanne richieste dai pm nei confronti degli imputati della strage ferroviaria di Viareggio, che il 29 giugno 2009 causò la morte di 32 persone, non arrivano inaspettate vista la gravità della tragedia che ha distrutto per sempre la vita di tante famiglie”. Lo afferma la deputata toscana Deborah Bergamini, responsabile Comunicazione di Forza Italia. “Questa vicenda – continua Bergamini – è una ferita aperta per tutta la cittadinanza viareggina che potrà essere chiusa soltanto quando sarà fatta pienamente luce sull’accaduto. Credo che, al di là del processo in corso, sia necessario nuovamente l’intervento del Parlamento, come già avvenne quando approvammo la cosiddetta “Legge Viareggio”, di cui mi onoro di essere stata la prima firmataria nonché la relatrice, che stanziò fondi di solidarietà a favore dei parenti delle 32 vittime. L’amministrazione della giustizia è compito dell’ordine giudiziario nei tribunali, ma la politica non può rimanere passiva davanti al dolore di chi invoca il diritto di conoscere tutta la verità. In queste ore è al vaglio degli uffici competenti della Camera la proposta di legge che ho presentato per richiedere l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta su questa strage ferroviaria. Lo dobbiamo alle 32 vittime, alle loro famiglie e a tutta Viareggio affinché venga diradata ogni ombra su quella tragica notte”.

“Non c’è pena che possa consolare il dolore di chi si e visto uccidere un congiunto così tragicamente – commenta la senatrice del Pd Manuela Granaiola – di fronte a 32 vittime innocenti ogni pena, anche la più aspra è sempre troppo poco. Auspico poi che un processo pur così complicato e per fatti così gravi, vada comunque a termine senza cadere sotto la scure della prescrizione; sarebbe un’onta insopportabile per la città e la credibilità della giustizia. Stiamo lavorando in Senato per evitare che ciò accada”.

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