Infertilità: “Oltre alla Lorenzin… c’è di più”

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VIAREGGIO – ( di Luca Lunardini ) – La recente giornata del FERTILITY DAY passerà alla storia per il fuoco incrociato di polemiche sulla pubblicità della giornata stessa. Spot tacciati (sinceramente un po’ a ragione…) di inefficacia, cattiva informazione, razzismo e chi più ne ha più ne metta.

Peccato per questo semi-caos comunicativo abbia parzialmente offuscato una iniziativa ed un argomento che sono, invece, importanti e sempre di maggiore attualità. Perché il problema infertilità sta assumendo proporzioni preoccupanti e non per una sciocca idea di “difesa della razza” ma perché, semplicemente ma drammaticamente, stiamo parlando di un grave problema che coinvolge un numero sempre crescente di coppie al punto che qualcuno, molto efficacemente ha parlato di

INFERNO-INFERTILITA’.

Non riuscire ad avere un figlio può sembrare ad alcuni un semplice accidente della vita: c’è chi riesce a costruirsi una famiglia e chi no, e questa potrebbe essere intesa come una semplice questione sociale. Così non è: l’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce infatti l’infertilità come patologia vera e propria, meritevole di un intervento medico.

Anche limitarsi a vederla così, però, è riduttivo: non riuscire a fare un figlio è qualcosa che non riguarda solo la salute fisica, ma anche il benessere psichico degli interessati.

Si definisce “infertile” una coppia che dopo un anno di rapporti sessuali intenzionalmente fecondi (non protetti, di frequenza adeguata e mirati sulla data della presunta ovulazione) non riesce a concepire.

Una coppia giovane, sicuramente fertile, con attività sessuale regolare, non ha più del 20-25% di probabilità di concepire per ogni ciclo ovulatorio. La probabilità di concepimento spontaneo aumenta con l’aumentare del numero dei tentativi; così diventa del 63% entro 6 mesi, 79% entro 9 mesi, 80% entro 1 anno, 90% entro 14 mesi. Al di là di questo periodo la possibilità di concepire naturalmente si riduce, anche se non si azzera completamente.

La popolazione “apparentemente infertile”, identificata coi criteri esposti sopra, può essere così suddivisa: circa il 21% è realmente sterile; la maggior parte delle coppie infertili (circa 65%) presenta invece una condizione di subfertilità che, se diagnosticata, può essere ben curata; nel 14% delle coppie infertili non è presente alcun fattore che ostacola il concepimento, perché lo sperma è normale, i cicli mestruali sono normalmente ovulatori e l’apparato genitale femminile è normale. Si parla in quest’ultimo caso di infertilità da causa inspiegata (idiopatica).

L’infertilità è un fenomeno in crescita: riguarda un enorme 15-20% delle coppie!

L’aumento è stato attribuito a diversi fattori come l’età avanzata in cui si cerca il primo figlio (in particolare per le donne, ma anche per l’uomo), l’uso di sostanze come gli steroidi anabolizzanti nello sport, l’abuso di alcol, il fumo, le infezioni sessuali, l’obesità o la magrezza eccessiva.

L’Istituto superiore di sanità, che raccoglie i dati relativi alle donne e agli uomini che si rivolgono ai centri autorizzati a praticare la fecondazione assistita, ha rilevato un altro fattore preoccupante: il ritardo diagnostico. L’età media alla quale si arriva dal ginecologo lamentando difficoltà era di 35,4 anni nel 2005 ed è salito a 36,1 anni in soli tre anni. Se si tiene conto del fatto che il picco naturale di fertilità per una donna è tra i 20 e i 25 anni, si comprende come i cambiamenti sociali (maggiore diffusione dello studio universitario tra le donne, innalzamento dell’età media del matrimonio, dipendenza economica per mancanza di lavoro, ecc) abbiano influito sulla diffusione delle difficoltà di concepimento.

Le cause d’infertilità vengono tradizionalmente divise in maschili e femminili, sono numerose e di diversa natura. Si parla di:

  • infertilità maschile: 35,4%
  • infertilità femminile: 35,5%
  • infertilità maschile e femminile: 15%
  • infertilità idiopatica (causa sconosciuta): 13,2%

Le ricerche scientifiche sottolineano sempre di più il ruolo di fattori sociali di infertilità dovuti a fenomeni complessi come lo stile di vita, la ricerca del primo figlio in età tardiva, le condizioni lavorative, l’inquinamento, il fumo, l’uso di droghe, l’abuso di alcool. Entrando nel dettaglio:

INFERTILITÀ MASCHILE: L’infertilità maschile è in grandissimo e gravissimo aumento! Il potenziale di fertilità maschile delle popolazioni occidentali ha subito un calo allarmante negli ultimi 10-15 anni, per motivi che ancora non conosciamo con certezza, i fattori ambientali e lo stile di vita hanno comunque certamente un ruolo fondamentale nell’infertilità maschile, è infatti possibile individuare alcuni specifici fattori di rischio quali:

  • alcune condizioni lavorative che espongono a microtraumi, a sostanze tossiche o a radiazioni aumentano il rischio di infertilità;
  • il fumo di sigaretta rappresenta un importante fattore di rischio in quanto ha effetti negativi sulla spermatogenesi, sulla concentrazione di spermatozoi nel liquido seminale, sulla loro morfologia, vitalità e motilità;
  • lo stesso stile di vita, se eccessivamente stressante, riduce la fertilità.
  • Cause di infertilità maschile, che hanno una rilevanza strettamente medica, sono invece tutte le patologie in grado di alterare la struttura e la funzione del testicolo o del pene come ad esempio il varicocele, il criptorchidismo, l’ipospadia o il tumore del testicolo.
  • Inoltre rappresentano un fattore di rischio per la fertilità infezioni sostenute da Chlamydia e Mycoplasma che causano uretriti, epididimiti e prostatiti.
  • Infine riduce la fertilità maschile l’utilizzo prolungato di alcuni farmaci o degli steroidi anabolizzanti.

 

INFERTILITÀ FEMMINILE CAUSE:

  • un ruolo di primaria importanza spetta all’età. Con l’età, infatti, invecchiano gli ovociti e aumenta il rischio di malattie connesse all’infertilità quali le malattie infiammatorie pelviche, lo sviluppo di fibromi uterini, l’endometriosi.
  • il peso, l’obesità in particolare, può condizionare la fertilità della donna, i dati epidemiologici confermano che l’obesità è causa del 6% dell’infertilità primaria;
  • il fumo, dannoso per le ovaie e per la maturazione dell’ovocita; la gravità del danno è correlata alla dose di fumo assunta, le fumatrici hanno tassi di infertilità più alti;
  • l’utilizzo di farmaci, soprattutto chemioterapici o l’impiego della radioterapia influenzano profondamente la fertilità della donna;
  • le infiammazioni dell’apparato genitale femminile rappresentano un grave problema per la riproduzione, responsabili sono le infezioni causata da malattie a trasmissione sessuale come la Chlamydia e il Mycoplasma e le infezioni legate a manovre che interessano la cavità uterina quali revisioni di cavità o l’utilizzo di dispositivi intrauterini;
  • l’endometriosi, infine, rappresenta una delle cause più comuni di infertilità. In Italia sono affette da endometriosi circa tre milioni di donne, spesso la diagnosi è tardiva quando la malattia si trova ad uno stadio più avanzato; l’endometriosi è una patologia complessa che è stata associata epidemiologicamente al dolore e all’infertilità.

Dati forti, preoccupanti per non dire allarmanti. Tuttavia il progresso medico consente attualmente di poter intervenire spesso efficacemente su tale problematica. Agendo sulle cause specifiche o ricorrendo alla Procreazione Medicalmente assistita è oggi possibile aiutare concretamente e con buone percentuali di riuscita molte coppie che fino a qualche anno fa non sarebbe stato possibile trattare.

Ecco perché mai dimenticare la prevenzione primaria andando a farsi visitare da ginecologo o andrologo\urologo in età giovanile. Una prevenzione che potrebbe evitare tante successive “fatiche”. Ed in ogni caso   quand’anche non la si fosse fatta ma ci si accorgesse della difficoltà a divenir genitori, mai rassegnarsi (magari per “vergogna”) perché la medicina della riproduzione oggi offre se non tutte certo molte soluzioni.

Basta saperlo.

E forse bastava dir questo nella campagna di informazione del Ministero.

RubriSex la rubrica di sessuologia è tenuta da:

Patrizia Mascari, Psicologa, Consulente di coppia è Professore a.c. UNIFI, Autrice di numerose pubblicazioni, tra cui “L’immaginario, Fantasie e Sessualità’ ed. Franco Angeli. Per ulteriori informazioni la dottoressa è contattabile all’indirizzo mail: pamaca@tin.it.

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LUCA LUNARDINI Medico-Chirurgo, Specialista UROLOGO con incarico di Alta Specializzazione in ANDROLOGIA, dirigente medico presso la Unità Operativa di Urologia della A.S.L. 12 Versilia. E’ contattabile, per qualsivoglia approfondimento, via email al seguente indirizzo: luca.lunardini1@tin.it

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