Intercettazioni e virus spia: fine della libertà o inizio di un controllo più attento?

di Ciro Costagliola – Nel giro di poche settimane cambierà notevolmente il grado della nostra libertà così come l’abbiamo conosciuta e percepita fino ad oggi. Per carità, non siamo mica degli scemi. Sappiamo benissimo che già da diversi anni, chi aveva abilità informatiche poteva illegalmente e comodamente invadere la nostra privacy accedendo ai nostri smartphone o telecamere. L’abbiamo sempre saputo, sospettato, ma forse speravamo che non fosse proprio così.

Invece sì!  Ciao ciao cara libertà

La nuova riforma sulle intercettazioni vuole garantire il rispetto della legge per difendere e garantire la sicurezza della stragrande maggioranza della popolazione, di ognuno di noi, perseguendo chi vuole commettere dei reati.

Allora perché questo allarmismo? Chi come me e tanti di voi conosce le tecniche informatiche sa benissimo che non c’è nessun sistema informatico impenetrabile e al sicuro. Sappiamo benissimo che il Ministro Bonafede vuole questa riforma per migliorare le indagini e garantire la privacy, ma quali certezze abbiamo che i sistemi informatici del Ministero e delle procure siano e saranno in futuro al sicuro?

In Italia non abbiamo, al momento, così tanti esperti informatici in grado di difendere le nostre “reti”, ma sia chiaro, non perché non ci siano le persone in grado di fare questo lavoro di sicurezza, ma solo perché fino ad oggi non si è data la necessaria importanza a queste figure professionali.

Basterebbe sapere come, ad oggi, anche nel settore della difesa Militare ci comportiamo contro gli attacchi informatici. Ci attaccano da tutto il mondo, anche da piccole nazioni che sulla carta sembrerebbero inoffensive. Oggi, grazie ai nuovi hacker terroristi assunti come mercenari, ci attaccano da ogni parte del pianeta, ma di questo ne parleremo prossimamente.

Ma tornando al decreto sulle intercettazioni cosa cambia con la riforma?

Il decreto legge modifica la riforma Orlando, promossa dal Governo Gentiloni e si applicherà ai procedimenti penali “iscritti dopo il 29 febbraio 2020”. Per quelli in corso si applicheranno le regole attualmente in vigore.

Le principali novità introdotte con il decreto saranno:

  • Più poteri al Pubblico Ministero: Sarà ora il pubblico ministero – e non la polizia giudiziaria come previsto dalla precedente riforma – a dover selezionare il materiale per stabilire quali siano le intercettazioni di rilievo per le indagini e quelle, invece, irrilevanti. “Il pubblico ministero darà indicazioni  affinché nei verbali non siano riportate espressioni lesive della reputazione delle persone, salvo che si tratti di intercettazioni rilevanti ai fini delle indagini”, recita un articolo del decreto.
  • Gli avvocati difensori avranno accesso alle intercettazioni: Gli avvocati difensori potranno avere accesso a tutto il materiale di intercettazione depositato, senza i limiti che invece stabiliva la riforma Orlando. I difensori “per via telematica hanno facoltà di esaminare gli atti e ascoltare le registrazioni ovvero di prendere cognizione dei flussi di comunicazioni informatiche o telematiche” e “possono estrarre copia delle trascrizioni e fare eseguire la trasposizione della registrazione su idoneo supporto”.
  • Meno rischi per i giornalisti: Il giornalista che pubblica l’intercettazione non rischia più di essere incriminato per violazione di segreto d’ufficio. Restano sostanzialmente le regole in vigore oggi.
  • L’utilizzo del Virus Spia: Il virus-spia Trojan potrà essere utilizzato per reati puniti con pene sopra i 5 anni commessi da pubblici ufficiali o da incaricati di pubblico servizio contro la Pubblica amministrazione.
  • La via telematica: Il deposito degli atti e dei provvedimenti relativi alle intercettazioni è eseguito esclusivamente in forma telematica.
  • Il Procuratore della Repubblica alla direzione:  Nell’archivio digitale tenuto sotto la direzione e la sorveglianza del Procuratore della Repubblica, saranno custoditi i verbali, gli atti e le registrazioni delle intercettazioni. Ogni eventuale accesso o rilascio di copie sarà annotato in apposito registro, gestito con modalità informatiche con indicate data, ora iniziale e finale, e gli atti specificamente consultati.

Il Ministro Bonafede“Abbiamo approvato in consiglio dei ministri il decreto legge sulle intercettazioni, uno strumento irrinunciabile per le indagini. Adesso elaboriamo un sistema moderno e digitale: ci saranno maggiori garanzie per trovare un punto di equilibrio tra l’esigenza delle indagini, la tutela della riservatezza e il diritto di difesa.”

Ci saranno diverse novità rispetto al passato. Innanzitutto le maggiori funzioni assegnate ai Pubblici Ministero: essi, e non più la Polizia Giudiziaria, dovranno supervisionare il materiale raccolto e determinare cosa è rilevante ai fini delle indagini e cosa no lo è.

Ci auguriamo che lo scopo di questa maggiore supervisione sia tutelare l’integrità, la dignità e la privacy dei soggetti intercettati.

Il Pubblico Ministero potrà scegliere di escludere tutte le conversazioni di carattere privato.

La riforma concede dei poteri maggiori anche agli avvocati della difesa. La riforma di Bonafede elimina i limiti della Legge Orlando all’accesso al materiale raccolto nelle intercettazioni da parte dei legali e potranno quindi estrarre copia di quanto depositato ed eseguire trasposizioni delle registrazioni.

Il fatto che tutti gli atti relativi al materiale intercettato dovranno essere depositati in via telematica in un deposito digitale creato ad hoc presso la Procura della Repubblica, speriamo possa garantire la privacy di quei cittadini a volte ingiustamente indagati per errori di carattere investigativo.

Nel registro verranno annotate anche data, ora e durata delle eventuali consultazioni del materiale raccolto. Sarà ora interessante capire chi andrà a consultare tali documenti.

La cosa che spaventa di più è l’utilizzo dei “Virus Spia”, che sicuramente risulteranno utili a limitare i reati, ma la paura è che siano poi utilizzati da terze persone, che hackerando il servizio investigativo del Ministero potrebbero avere accesso ad una banca dati infinita e quindi spiare anche i cittadini comuni.

Il Trojan, il captatore informatico, è uno strumento molto invasivo visto che è in grado, a discrezione dell’utilizzatore, di accendere la webcam, di attivare il microfono e di captare conversazioni, comportandosi come un intercettatore ambientale, di leggere qualsiasi dato venga archiviato all’interno del cellulare (dagli indirizzi in rubrica, agli sms, ai messaggi WhatsApp, agli appunti salvati nelle note), di visualizzare le fotografie, di registrare la localizzazione del possessore del cellulare funzionando da Gps, di spiare  segretamente tutto ciò che viene digitato nel dispositivo, potendo quindi risalire anche ad eventuali password o numeri di carte di credito. Con il “trojan” sarà inoltre possibile assorbire l’intero contenuto del cellulare o del computer spiato potendo inoltre modificare il files contenuti nel computer o nel cellulare, senza lasciare tracce delle modifiche effettuate.

Che Dio benedica l’Italia!