Investito, il ciclista muore: l’investitore patteggia ma l’assicurazione non paga

VIAREGGIO -“La perizia cinematica sul tragico scontro auto-bici ha confermato le responsabilità dell’automobilista, le indagini preliminari si sono chiuse da mesi con il rinvio a giudizio per omicidio colposo dell’investitore, che ha pure patteggiato la pena, ma nonostante tutti questi elementi schiaccianti la compagnia di assicurazione della vettura, Cattolica, dopo quasi due anni, non ha risarcito i familiari della vittima con un solo euro di quanto dovuto”.

La nota stampa arriva da Studio 3A contro l’assicurazione Cattolica dopo un incidente avvenuto a Viareggio:

“Come se versasse in difficoltà economiche. E’ un caso di mala assicurazione che grida vendetta quello che stanno subendo i familiari di Mario Giuseppe Francesconi, l’81enne viareggino rimasto vittima del terribile incidente successo il 23 ottobre 2015 nella sua città: i congiunti, per sbloccare quest’indegna “melina” e ottenere giustizia, attraverso la consulente personale, Avvocato Simona Longo, si sono rivoti a Studio 3A, società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in qualsiasi tipologia di sinistro, a tutela dei diritti dei cittadini.

L’anziano, falegname in pensione, stava facendo una pedalata sul viale ciclo pedonale che taglia in due la Pineta di Ponente, ma quando ha attraversato via Marco Polo sulle strisce pedonali che congiungono viale Cadorna a viale Capponi, è stato falciato da una Mini Cooper che sopraggiungeva su via Marco Polo condotta da S. A., un (oggi) 51enne di origini napoletane residente a Saravezza Querceta.

Un impatto devastante: il pensionato è stato caricato sul cofano della vettura, di cui ha infranto il parabrezza, e sbalzato a venti metri di distanza, rovinando esanime sull’asfalto. Trasportato con l’elisoccorso all’ospedale Cisanello di Pisa, è spirato l’indomani per i gravissimi traumi.

Le responsabilità dell’investitore sono state riconosciute anche in sede penale. Indagato dalla Procura di Lucca per omicidio colposo, al termine delle indagini preliminari e dell’udienza preliminare del 14 dicembre scorso, S. A. è stato rinviato a giudizio perché, “alla guida dell’auto (…) – per colpa consistita nella violazione dei canoni di diligenza, prudenza e perizia nella conduzione della predetta vettura, ovvero delle norme cautelari del Codice della Strada, ed in particolare dell’art. 141, comma 2 Cds, che impone al conducente di conservare sempre il controllo del veicolo ed essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizioni di sicurezza – nel percorrere via Marco Polo con direzione di marcia da monti verso mare, giunto all’altezza dell’intersezione del viale Capponi e Cadorna, perdendo il controllo dell’auto veniva in collisione con un velocipede che stava attraversando la strada all’altezza del viale Capponi verso il viale Cadorna, cagionando la morte di Francesconi Mario Giuseppe”.

Ma pur a fronte delle conclusioni della perizia del Consulente tecnico nominato dal Pm, del rinvio a giudizio del proprio assicurato e di unpatteggiamento già esperito in sede penale la compagnia di assicurazione dell’auto, Cattolica, non ha formulato la sue offerte reali entro i 90 giorni previsti per legge, per procedere al ristoro almeno parziale del danno da perdita del congiunto nei confronti dei familiari. Anzi, di mesi ne sono trascorsi più del doppio.

Nonostante i tentativi quotidiani di interloquire con la compagnia, con telefonate e mail, il liquidatore preposto alla pratica non dava cenni di riscontro: Studio 3A, il 18 maggio, si è visto costretto a denunciare la grave violazione agli uffici reclami della compagnia e dell’Ivass, l’Istituto di Vigilanza sulle Assicurazioni, che ha fatto sapere di essere “intervenuto nei confronti dell’impresa in merito a quanto segnalato”.

Da Cattolica si sono finalmente degnati di rispondere il 7 giugno, con una lettera dove hanno formulato le offerte reali impegnandosi a pagare. Anche qui, però, il termine di legge dei 15 giorni per liquidare le somme proposte non è stato affatto rispettato dalla compagnia, che non ha dato seguito a questo impegno messo nero su bianco nella comunicazione.

Trascorso il termine Studio 3A ha proceduto a un secondo reclamo, riscontrato il 23 giugno dalla controparte che stavolta ne ha estratta dal cilindro un’altra, le modalità di pagamento, giustificando così l’ennesimo ritardo: “è in corso di predisposizione il pagamento tramite assegno circolare, modalità che, notoriamente, richiede tempi di emissione più lunghi. Appena i titoli saranno resi disponibili dalla banca, verranno prontamente trasmessi”.

Ma a tutto il 7 luglio di questi assegni neanche l’ombra: intanto sono passate altre due settimane, Studio 3A ha inoltrato un terzo reclamo e una famiglia che ha perso il proprio congiunto attende invano un risarcimento di cui ha diritto. Ironia del destino, nella sua vitaFrancesconi era stato un fedele cliente di Cattolica, di cui aveva acquistato diversi prodotti assicurativi soprattutto per le attività imprenditoriali che aveva avviato: bella “riconoscenza”.

“Passibile che una compagnia che ha dichiarato per il 2016 un utile netto di 76 milioni di euro speculi in questo modo su cifre così irrisorie per i propri bilanci? Ci sorge quasi il dubbio che non abbia i soldi per pagare e, anzi, saremmo curiosi di sapere quanti danneggiati in Italia aspettano i risarcimenti da Cattolica – osserva il Presidente di Studio 3A, dott. Ermes Trovò – Comunque sia, il risultato è sempre lo stesso: le compagnie italiane fanno utili miliardari sulla pelle degli assicurati con questo sistema di negare o ritardare i risarcimenti, portando i danneggiati alla esasperazione, trascinandoli in cause estenuanti e ingiustificate con la speranza che demordano o adducendo tutte le scuse possibili, e le virgole, per non pagare ciò che devono o che si sono impegnate a liquidare.

Ogni anno le imprese ricevono sanzioni per svariati milioni di euro per tali comportamenti, ma nonostante le multe continuano imperterrite, perché intanto i soldini restano nelle loro casse e ci guadagnano comunque.

Noi però non molleremo finché i nostri assistiti non saranno risarciti e continueremo la quotidiana battaglia e la denuncia di queste ingiustizie all’opinione pubblica, nella speranza che l’Istituto di Vigilanza, quanto meno, disponga una sanzione pecuniaria esemplare contro Cattolica per questo farsi beffe delle regole e, ciò che è ancora più grave, delle persone che soffrono”.

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