“La cisterna fu squarciata dalla zampa di lepre”: ma la perizia di Rfi fu fatta senza “calcoli”

VIAREGGIO – Lo squarcio alla cisterna del treno merci che la notte del 29 giugno 2009 esplose seminando fuoco, distruzione e morte in via Ponchielli a Viareggio, ancora protagonista all’udienza odierna del processo della strage. “A squarciarlla è stato l’impatto con la zampa di lepre”, ha ribadito l’ingegner Giampiero Pavirani che durante le prime indagini era presidente della commissione di inchiesta di Rfi. Una conclusione, la sua, come ammesso in aula, che si baserebbe sulla sua esperienza pluriennale e non su uno studio ad hoc, visto il lasso di tempo, solo un mese, che l’azienda aveva dato per chiudere l’indagine interna e visto che molti pezzi del treno erano finiti sotto sequestroe quindi indisponibili.  La domanda sorge spontanea: che valore ha una perizia del genere, fatta senza “calcoli”? “Abbiamo fatto una verifica – ha spiegato il teste in aula– sulla scorta di quello che potevamo vedere, il picchetto non lo abbiamo preso neppure in considerazione, non crediamo che possa forare una cisterna, quindi, per esclusione, solo la zampa di lepre poteva aver provocato lo squarcio”. All’udienza odierna è stata sentita anche Paola Firmi, teste di Rfi, che ha spiegato i motivi per cui mai fu fatta la barriera anti rumore: da parte del Comune di Viareggio mai era stato presentto il piano di classificazione acustico richiesto.

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