Riflessioni di una studentessa di cinema sul film “LA CORRISPONDENZA” di Giuseppe Tornatore

di GIULIA NARDINI – “L’eternità può bastare?”
Con una semplice domanda di sole quattro parole, posta da Ed all’inizio del film, veniamo subito travolti dalla profondità e dalla complessità del tema attorno al quale si articola l’intera struttura narrativa.
Un tema che ha appassionato i più grandi scrittori di tutti i tempi e che ha rappresentato uno dei miti letterari più comuni ad ogni epoca: l’Amore, proprio quello con la “a” maiuscola. L’amore eterno, indissolubile, capace di ingannare il tempo e persino la morte.
Tornatore lo affronta in un modo del tutto originale, creando una sorta di parallelismo tra il sentimento che lega Ed, professore di astrofisica, ad Amy, giovane studentessa, e lo studio delle stelle.
Il primo incontro tra i due avviene ad una lezione sul concetto di infinito. Un infinito che potrebbe essere letto anche come superamento e continuazione oltre il limite imposto dalla fine: ovvero come punto d’arrivo dell’amore più profondo.
Ed è proprio questo amore profondo che porterà il professore a creare un articolato sistema che gli permetterà di restare accanto ad Amy una volta morto.
Una scelta che può essere interpretata come espressione di un amore che va oltre ogni coordinata spazio-temporale o come un atto di puro egoismo.
Non c’è una chiave di lettura universale, ad ognuno di noi è lasciata carta bianca: sicuramente gli occhi più romantici e sognatori vedranno una sola ed unica via possibile.
Il professore, condannato alla morte da un tumore al cervello, decide di trascorrere gli ultimi mesi di vita a realizzare video, lettere, messaggi da far recapitare alla sua amata: un modo per agire su un destino che non è il suo, ma che crede sia l’unico che, dopo la morte, gli appartenga?
Ed non impone la sua “presenza”, bensì lascia ad Amy la possibilità di scelta: scrivendo undici volte il suo nome (anche qui c’è un esplicito rimando all’astrofisica) può interrompere la corrispondenza.

Ad un certo punto la ragazza, presa dalla disperazione, decide di farlo. Questo non porrà fine al suo dolore e al suo tormento, anzi, dimostrerà chiaramente che è lei stessa a non riuscire a fare a meno di quella “presenza”.
Tutto ciò è la chiara espressione del fatto che due anime che combaciano in modo perfetto trascendono la morte.
Amy successivamente troverà il modo di riattivare il sistema architettato dall’uomo e deciderà di rispondere ad ogni suo messaggio: ponendosi così in rapporto con l’operare di uno scienziato, che non fa altro che dialogare con ciò che non esiste più.
Ed che descrive l’incontro con la ragazza come “il momento in cui
un’anima sperduta, tra tanti corpi, sceglie quello in cui reincarnarsi”, si pone nei confronti di Amy come una sorta di stella luminosa che la guida. Come l’ultimo bagliore di luce dato dall’esplosione di una supernova, anche il professore comparirà un’ultima volta agli occhi
dell’amata, per poi lasciarla definitivamente ad una vita che sarà in sua assenza, ma mai realmente di lui priva.
“La corrispondenza” è dunque la storia di un toccarsi tra due anime oltre il confine dei loro corpi.

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