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La Firenze e gli amici di Rosai in mostra al Novecento

La Firenze di Ottone Rosai in mostra. Ma anche quella di Ungaretti, di Montale, di Mario Luzi, di Enrico Vallecchi e molti altri ancora. Si intitola “Ottone Rosai. Poeta innanzitutto” l’esposizione in programma dal 7 marzo al 4 ottobre 2026 al Museo Novecento di Firenze: l’occasione di riscoprire un momento di felice confronto tra arti figurative e letteratura che fiorirono nel capoluogo toscano durante il dopoguerra. Una settantina i dipinti esposti – oltre a documenti del Gabinetto Vieusseux – che raccontano lo stretto legame degli intellettuali italiani del tempo con l’artista, provenienti dal Lascito Rosai e dalla Collezione Alberto Della Ragione, riunite per la prima volta in un percorso unitario. Moltissimi i ritratti – Carlo Bo, Marino Mazzacurati, Piero Santi, Giorgio De Chirico, Elio Vittorini, Alessandro Parronchi, Ardengo Soffici, oltre naturalmente agli autoritratti di Rosai – accanto alle vedute cittadine, la cupola del Duomo, palazzo Vecchio, l’iconica facciata di Santo Spirito, la romantica via di San Leonardo dove aveva lo studio, in fondo ritratti anch’essi, della città natale tanto amata dal pittore. “Questa mostra rappresenta un’occasione di assoluta importanza, perché inauguriamo questa esposizione pochi giorni prima dell’apertura della straordinaria mostra di Georg Baselitz, uno dei più grandi artisti a livello mondiale degli ultimi sessant’anni, che da sempre ha manifestato un grande interesse per le poesie visuali e pittoriche di Rosai, artista “maledetto”, “teppista”, sensibile fino alla brutalità”, ha spiegato il direttore del museo Novecento, Sergio Risaliti. “Fu in un ristorante che il maestro Baselitz scoprì Ottone Rosai come ha ricordato in una recente intervista: ‘Se in quel locale avevo in mano una foto o un catalogo di Rosai, il cameriere veniva e diceva: “Oh, Ottone Rosai”. Tutti conoscevano Ottone Rosai; fuori dalla città, invece, nessuno.’” Un artista pop ma non vernacolare, compreso da tutti ma capace di raffinatissimi dialoghi con poeti immortali, dal tratto semplice ma non semplicista, i volumi solidi, quasi trecenteschi e allo stesso tempo una tavolozza parca di colori come nel cubismo. Tormentato, politicamente difficile, solitario eppure in rapporto costante con tutti: l’esposizione stimola una riflessione non solo sull’artista ma sulla nostra capacità di guardare oltre le etichette per cogliere le sfumature. Curata da Risaliti in collaborazione con Eva Francioli, la mostra regala alcune pregevoli curiosità, come il volume di poesie pubblicato in Francia che Ungaretti inviò a Rosai in regalo, esposto accanto alla lettera di ringraziamento del pittore all’amico, il cui ritratto è appeso sulla parete soprastante la teca. E ancora i lacerti di poesie a lui dedicate, i commenti dei colleghi; su tutto, lo sguardo d’amore verso una Firenze perduta.


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