“La mia querela ad Alice Lepore non è archiviata, ho fatto opposizione: deciderà il Gip”

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VIAREGGIO -“La querela per diffamazione aggravata da me proposta nei confronti di Alice Lepore non è stata archiviata”. Lo scrive in una nota inviata alla stampa l’avvocato Fabrizio Miracolo, all’indomani della notizia del suo rinvio a giudizio dopo la denuncia presentata contro lo stesso da Alice Lepore contro la quale il presidente di Sea Ambiente aveva presentato contro querela. TGregione.it, ieri, aveva scritto che il pm Antonio Mariotti aveva chiesto l’archiviazione, atto, questo, al quale, in base alle norme, si può presentare opposizione ( LEGGI ANCHE: “Ha diffamato Alice Lepore”, il Pm Aldo Ingangi rinvia a giudizio Fabrizio Miracolo ).

“Il Pubblico Ministero ha chiesto l’archiviazione ed io mi sono opposto – spiega Miracolo -, deciderà alla prefissanda udienza il Giudice delle Indagini Preliminari. Invio la presente con richiesta di rilievo”
Questa l’opposizione proposta al GIP, Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari “(art. 410 c.p.p.)
“Il sottoscritto Avv. Fabrizio Miracolo, persona offesa nel procedimento penale n. 6307/16 R.G.N.R. a carico della Sig. Alice Lepore,
espone quanto segue
In data 24.11.2016, presso la Procura della Repubblica di Lucca, l’Avv. Fabrizio Miracolo, per mezzo del sottoscritto difensore, presentava formale denuncia-querela nei confronti della Sig. Lepore per quanto dalla stessa dichiarato agli organi di stampa locali in data 26.08.2016;
Con tale querela, l’Avv. Miracolo, riteneva sussistenti illeciti penali commessi dalla Sig.ra Lepore, ed in particolare quello previsto e punito ex art. 595 comma III c.p.;
Con atto notificato al sottoscritto difensore di fiducia in data 03.01.2017, il Pubblico Ministero formulava richiesta di archiviazione;
Poiché tale richiesta appare ingiusta, ingiustificata e illegittima, con la presente si propone formale
OPPOSIZIONE ALL’ARCHIVIAZIONE
Per i seguenti motivi
Il Pubblico Ministero ha formulato, nel presente procedimento, richiesta di archiviazione nei confronti dell’indagata sulla base della seguente motivazione: “le frasi che si assumono diffamatorie, quand’anche si ritengano effettivamente tali, ed in concreto letteralmente non lo sono, appaiono, nel contesto dell’articolo “in risposta” ed attesi i fatti narrati, frutto del legittimo esercizio del diritto di critica, pur severa, ed anche di satira, di tal che il reato ipotizzato risulta in ogni caso scriminato ex art. 51 c.p., posto che esse non esulano dall’interesse pubblico e sociale conseguente al fatto che si tratta di vicende relative alla gestione della società indicata in atti, ove non si dimentichi che la critica costituisce espressione di opinioni che, per loro natura, non possono pretendersi rigorosamente obiettive, essendo fondate su valutazioni soggettive di fatti e comportamenti e che la satira, quale metafora caricaturale che mira all’irrisione, è svincolata da forme convenzionali, onde non si può applicarle il metro consueto della correttezza dell’espressione”.
Tale conclusione, così come motivata, appare censurabile per le ragioni di merito di seguito esposte.
Erra il Pubblico Ministero a definire in concreto non diffamatorie le frasi rivolte all’Avv. Fabrizio Miracolo dalla Sig.ra Lepore.
È ben noto infatti che, ai fini di un giudizio circa l’effettiva portata diffamante di un’affermazione, le frasi pronunciate non devono essere intese nel loro significato letterale o considerate singolarmente, ma devono essere calate nel preciso contesto cui afferiscono ed intese nella loro globalità.
E nel caso di specie, quello che emerge dalla lettura sistematica dell’articolo riportante integralmente le dichiarazioni della Sig.ra Alice Lepore, è un’immagine molto distorta della persona offesa, tesa oggettivamente e indiscutibilmente l’onore e il decoro.
Si ritiene poi inapplicabile al caso di specie la scriminante di cui all’art. 51 c.p., sub specie di diritto di critica.
Sebbene infatti sia vero che la critica costituisce espressione di opinioni che, per loro natura, non possono pretendersi rigorosamente obiettive e ciò in quanto fondate su valutazioni soggettive, non deve dimenticarsi che il legittimo esercizio del diritto di critica, in ogni caso, “non consente comunque gratuite aggressioni alla dimensione morale della persona offesa e presuppone la verità dei fatti a quest’ultima attribuiti” cfr. Cass. Sent. N. 9862/13.
Non si comprende infine perché il Pubblico Ministero, nel corpo della motivata richiesta di archiviazione, faccia ben due volte riferimento alla categoria concettuale della satira.
La scriminante costituita dal diritto di satira infatti, sebbene ontologicamente affine a quella del diritto di critica, se ne distingue in modo netto.
La satira invero costituisce una vera e propria forma artistica – finalizzata ad ironizzare ed irridere soggetti d’interesse pubblico – come tale tutelata in modo più ampio.
Nel caso di specie, non pare certamente ravvisabile alcun elemento idoneo a ricondurre il comportamento tenuto dalla Sig.ra Lepore entro in concetto di satira comunemente inteso.
Il suo intervento a mezzo stampa invero, non assume certo caratteri allegorici o ironici ed anzi, si configura come un duro intervento istituzionale.
Ed è anche in tale contesto, quello istituzionale, che la condotta della Lepore deve essere valutata per la sua intrinseca gravità.
Nel caso oggetto di causa, non pare in alcun modo ricorrere intento satirico. Anzi, con il suo intervento, la querelata, aveva come unico obiettivo quello di gettare discredito su un amministratore pubblico, probabilmente visto come un rivale, stante la sua vicinanza politica alla figura del Sindaco viareggino Giorgio Del Ghingaro, soggetto deputato alle nomine dei Presidenti delle varie società partecipate di Viareggio, tra le quali Sea Ambiente e Sea Risorse.
Per tutto quanto sopra esposto
SI CHIEDE
che l’Ill.mo Giudice per le Indagini Preliminari, Voglia ordinare la prosecuzione delle indagini preliminari indicando al Pubblico Ministero le ulteriori indagini da eseguire ed il termine per il compimento di esse.
In particolare si chiede che al Pubblico Ministero venga indicato di svolgere una investigazione suppletiva anche attraverso l’audizione della persona offesa dal reato la quale, in tale occasione, potrà meglio precisare quanto le affermazioni rese dalla Sig.ra Lepore alla stampa, abbiano influito sull’onore ed il decoro della sua persona la quale, lo si ripete, non è mero quisque de popolo, ma personaggio polito e soggetto pubblico  che non solo ha presieduto ma tutt’ora presiede un’importante società a partecipazione, nonché Avvocato il quale, in conseguenza di tali dichiarazioni, ha ricevuto presso il suo studio professionale, alcune spiacevoli visite da parte di propri affezionati clienti i quali chiedevano contezza circa le esternazioni di cui alla querela, rischiando dunque in concreto di dover interrompere importanti rapporti di natura professionale.
Con espressa riserva di integrazione di ulteriori circostanze e di ulteriori elementi idonei ad una investigazione suppletiva.
Si chiede di essere informati, ex art. 408, 2° comma, c.p.p., circa l’eventuale richiesta di proroga delle indagini.
Si chiede infine che la S.V. Ill.ma Voglia, ai sensi e per gli effetti dell’art. 410 c.p.p., fissare udienza di comparizione delle parti in Camera di consiglio per la discussione”.

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