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La personalità del cavallo nell’affinità del binomio

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VIAREGGIO – ( di Paola Apolloni ) – Al giorno d’oggi per le persone è sempre più difficile incontrare i cavalli nella vita quotidiana. Questo perché per vari motivi, tra cui urbani e di perdita di cultura equestre, il cavallo è sempre più rinchiuso nelle strutture ippiche; pertanto, questo animale è sempre più visto agli occhi delle persone come un essere misterioso, a tratti pericoloso, e poco comunicativo. Proprio su quest’ultimo aspetto, cioè la manifestazione di sé del cavallo, è il tema che tratteremo oggi. Il cavallo di certo ha modi espressivi totalmente diversi, per esempio, da un cane. Le sue orecchie, il suo naso, ed i suoi occhi si esprimono diversamente da un predatore, ed indicano apertamente il suo stato d’animo; inoltre, anche atteggiamenti fisici comunicano le sue volontà. La prima volta che ci si avvicina ad un cavallo, che magari si affaccia curiosamente da un box, dobbiamo fargli sentire il nostro odore con una mano aperta vicino alle sue narici, e mentre facciamo questo gesto dobbiamo osservare le sue orecchie. Un cavallo che mentre ci avviciniamo tira le orecchie indietro è sintomo che non vuole essere avvicinato; pertanto, è un gesto che non dobbiamo fare, e dobbiamo lasciarlo stare. Viceversa le orecchie poste in avanti è simbolo di attenzione, o poste lateralmente è sonnolenza o rilassatezza. Anche il naso stesso, se rilassato, contratto o sereno sono un indice di umore. Quando sono in situazioni di stress (sia negativo che positivo) per esempio lo dilatano e contemporaneamente irrigidiscono il labbro superiore con quello inferiore.

Il comportamento di un cavallo è stato studiato da molti, addirittura c’è chi ha codificato statisticamente le varie morfologie facciali, abbinandole a forme caratteriali. Ad esempio, un cavallo con la faccia quadrata dovrebbe essere un soggetto che impara facilmente, o se ha orecchie lunghe e vicine indica che ha la tendenza ad essere volubile e incoerente.

Ogni animale sin dalla nascita nasce già col suo carattere. Un cavallo che durante una fase del lavoro reagisce con disagio o riluttanza, spesso viene etichettato come animale svogliato o difficile. Questi epiteti vengono attribuiti troppo spesso facilmente, definendo semplicemente un vizio comportamentale, senza indagare che magari la conseguenza potrebbe essere per esempio o la sella non adatta alla schiena del cavallo, o anche il cavaliere che gli chiede esercizi fisici gravosi per lo stato di allenamento del cavallo. Trovare l’accoppiata giusta tra il carattere del cavallo e del cavaliere è molto importante. Il binomio perfetto è un sogno di tutti i proprietari di cavalli. Molti di essi si illudono di essere nell’insieme col loro cavallo, ma semplicemente, il loro compagno, da quanto è dimesso, solo accontenta il suo “padrone”. Addirittura a volte accade che il cavaliere con aiuti incerti o comunicati male, portano in stato di stress l’animale creandogli confusione e malessere fisico e mentale. Quando ci si avvicina e poi si monta un cavallo prima di tutto bisogna capire bene noi stessi, ed il nostro carattere, poi scegliere il soggetto giusto da montare. Come in ogni coppia l’affinità caratteriale è molto importante. Senza di essa nessuno degli elementi riesce a trovare serenità e gioia nello stare insieme. Diventa una convivenza forzata, fatta di sopportazione, e spesso il più debole tacitamente soccombe (di solito è il cavallo). Purtroppo, molti tendono ad umanizzare l’animale, abbinandogli esigenze che effettivamente al cavallo stesso non necessitano; addirittura, altri lo gestiscono come se fosse un cane, perché oramai quest’ultimo è l’animale più vicino all’uomo e evidente nella società. Il cavallo non è un cane: ha necessità totalmente diverse, per esempio non può essere buttato in un giardino o campo che sia, togliendogli l’elemento più importante per la sua salute, cioè il movimento. Da considerare che in natura i cavalli bradi percorrono quasi tutti i giorni circa trenta chilometri. I malesseri dei nostri amici equini (coliche, gastriti, vizi comportamentali, ecc.) per la maggior parte derivano proprio dal fatto che vi è assenza, poco od errato movimento.

Pertanto, avvicinarsi ad un cavallo comporta l’intelligenza nel capirlo nel carattere e mantenergli il più possibile quegli standard che la natura gli ha sempre dato. Tutto il resto che gli facciamo semplicemente lo snatura e lo indebolisce. Inoltre, saper interpretare il suo carattere, la sua conformazione fisica e rispettarlo per come la natura lo ha creato, è l’elemento di base per creare un rapporto solido e duraturo. In un binomio due esseri viventi si fondono con pregi e difetti, l’uno a compensare l’altro, e con la silenziosa accettazione di essere sempre soggetti liberi e diversi.

Per maggiori info Centro Ippico Il sentiero di Paola Apolloni, Viargggio

 

 

 

 

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