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La Rocca Aldobrandesca si veste di contemporaneo

Un percorso ascensionale, fisico e simbolico. Apre al pubblico oggi, fino al 30 luglio, alla Rocca Aldobrandesca di Piancastagnaio “Osservatorio: Mormorii”, il progetto vincitore della prima edizione del bando promosso dal Comune per la realizzazione di mostre di arte contemporanea e design negli spazi della storica fortezza. Curata da Mirco Marino in collaborazione con Antonella Nicola, la mostra riunisce le opere di Francesca Banchelli, Francesco Carone, Rä di Martino e Namsal Siedlecki, offrendo una lettura inedita della Rocca e del suo rapporto con il territorio.
Le opere degli artisti valorizzano gli spazi della Rocca in un viaggio che conduce i visitatori dalle profondità delle prigioni fino alla terrazza panoramica. Un movimento continuo tra terra e cielo, materia e visione, in cui lo sguardo diventa esperienza complessa: non solo atto visivo, ma dimensione psicologica e corporea. Il titolo richiama la natura stessa della Rocca, luogo di difesa e osservazione, mentre il sottotitolo Mormorii evoca una trama sonora sottile: echi, voci, memorie che abitano lo spazio. Le opere si inseriscono nei diversi livelli della torre come presenze vive, attivando un dialogo profondo con l’architettura e il paesaggio del Monte Amiata.
Dalle sculture materiche di Siedlecki ai video perturbanti di Rä di Martino, dalle installazioni simboliche di Carone ai dipinti visionari di Banchelli, la mostra costruisce un paesaggio eterogeneo e stratificato. Il percorso espositivo si configura così come un’esperienza immersiva, capace di mettere in relazione immaginario contemporaneo e memoria storica.
“Il progetto espositivo annoda i valori architettonici dello spazio, quelli interni delle opere e il ritmo ascensionale dell’osservazione. Queste tre componenti si sviluppano in un luogo che è insieme fortezza e sguardo, chiusura e infinito”, ha commentato il curatore Marino.
“Osservatorio: Mormorii” non è solo una mostra, ma un dispositivo culturale che intreccia arte, comunità e territorio. Un’esperienza che lascia tracce, come un’eco sottile, capace di depositarsi nel tempo e trasformare lo spazio in un luogo vivo di ricerca e immaginazione.


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