Ultime News

La strage 8 anni dopo, Viareggio ricorda i suoi morti. Il Sindaco: “32 cuori sono qui con noi”

0

VIAREGGIO – ( di Letizia Tassinari ) –  29 giugno: il giorno del dolore. Viareggio non dimentica la strage.

“Niente sarà più come prima”. E a 8 anni da quella notte, dopo la sentenza di primo grado, in attesa di leggere le motivazioni,  per la città è stata la giornata di memoria, e di lutto, iniziata questa mattina con la santa messa in memoria delle vittime, officiata dal Vescovo Italo Castellani, e proseguita nel pomeriggio, in Comune, con il convegno sulla sicurezza, poi, la sera, in migliaia, come ogni anno, hanno riempito le strade di Viareggio  Un corteo silenzioso che, concentratosi in via Ponchielli, ha cominciato a snodarsi per la città, attraversando la Passeggiata, per poi tornare nel luogo della strage per la giusta commemorazione. Una giornata lunga per la città di Viareggio che ha avuto, dalle prime ore dell’alba il sottofondo delle decine di fischi di treni in transito. In prima fila i familiari delle 32 vittime e le associazioni che, dal giorno della tragedia, lottano per la verità e la giustizia. Dietro tanti cittadini comuni,  i comitati e le associazioni che raggruppano le varie strage italiane con le quali, in questi anni difficili “Il mondo che vorrei”ha stretto rapporti, il Sindaco Giorgio Del Ghingaro, tutta la giunta e i consiglieri, oltre  alle autorità, civili e militari, di tutta la Versilia, Provincia e Regione. Sono passati ormai 8 lunghi anni da quella maledetta e tragica notte che ha sconvolto la città di Viareggio, quando alle 23.48 del 29 giugno del 2009 un convoglio merci deragliò non appena arrivato alla stazione e una cisterna carica di GPL si squarciò, sprigionando un’enorme nuvola di gas. Una palla di fuoco illuminò il cielo estivo di quella calda notte, e in pochi attimi, dopo il primo boato, fu l’inferno: fiamme ovunque nelle case di via Ponchielli e via Porta Pietrasantina, abitazioni distrutte, persone in fiamme che cercavano di fuggire per strada, corpi bruciati, sdraiati sui marciapiedi in attesa dei soccorsi. Viareggio piombò nell’apocalisse: trentadue persone, tra cui molti bambini, persero la vita. Viareggini e stranieri, in un lutto senza confini, nazionalità e razze. Otto anni di lotte – con un processo di primo grado finito da poco che ha visto condannare personaggi illustri delle Ferrovie – sono passati da quella notte da incubo, surreale e indescrivibile, che tutti noi giornalisti abbiamo scritto con il pianto nel cuore, e questa sera, come ogni 29 giugno, un lungo corteo, e decine di striscioni, ha sfilato per Viareggio, nel silenzio e nella commozione di un lutto impossibile da dimenticare.   Allo scoccare dell’ora della strage il fischiare di un treno ha rotto il silenzio in via Ponchielli, per ricordare quella terribile notte e trentadue nomi, un applauso gigante, come un abbraccio d’amore per tutti, mentre nel cielo brillavano trentadue stelle oscurate da qualche nuvola. E un lungo, rispettoso, silenzio. Questo è un giorno di dolore e di ricordo, che resterà indelebile, ma la speranza, rappresentata dalla ricostruzione della zona colpita, non deve morire, con un obiettivo preciso: la conquista di norme in grado di garantire maggiore sicurezza nei trasporti ferroviari,  un processo i cui reati non vadano in prescrizione è la speranza di tutti coloro che portano impressa nel cuore la ferita che ha lacerato Viareggio.

L’intervento del Sindaco Giorgio Del Ghingaro:

“Ci sono date che fanno la storia, che restano nella memoria collettiva di una città, di un paese, di una comunità.  Il 29 giugno 2009 è una di queste. E stasera siamo qua, per l’ottavo anno consecutivo, a ricordare le 32 vittime di quello che è stato uno dei peggiori disastri ferroviari accaduti in Italia. Una notte quella del 29 giugno 2009 che nessuno in città potrà mai dimenticare. Che ha visto la tragedia del fuoco invadere cucine, scale, salotti, camere da letto. Colpire, ferire, uccidere 32 cuori nell’intimità delle loro case, mentre Viareggio respirava una delle sue splendide notti estive, con il vento che sale dalla spiaggia e l’atmosfera tutta speciale delle città di mare. E non è superfluo ricordare lo sforzo di tutta Viareggio – forze dell’ordine, polizia municipale, volontari, cittadini – che si riversò quella notte in questa via Ponchielli per salvare quello che poteva essere salvato.  Aiutare, in un estremo atto di coraggio collettivo, anche chi ormai non poteva più essere aiutato.  Poi il processo e la giustizia che pur lenta doveva fare, e ha fatto anche se solo in primo grado, il suo corso. Un processo difficile, che ha toccato nervi scoperti, che ha messo in evidenza lacune e debolezze. Un processo durante il quale troppe volte la parola sicurezza è comparsa tra le carte dei magistrati ad evidenziare tagli nelle risorse e approssimazioni nella gestione.  Grazie a Viareggio, purtroppo per Viareggio, l’Italia intera ha scoperto che i treni attraversano le nostre città ad una velocità eccessiva.  Grazie a Viareggio, purtroppo per Viareggio, è stato evidenziato che chilometri e chilometri di rete ferroviaria ancora scorrono senza muri di contenimento, che i vagoni che contengono merci potenzialmente pericolose vengono revisionati in maniera quantomeno approssimativa.  Grazie a Viareggio, purtroppo per Viareggio, è stata portata avanti una battaglia che è andata oltre la richiesta di giustizia per quanto accaduto. Una battaglia che punta ad ottenere che le stazioni non siano lasciate all’incuria, luoghi degradati ricettacolo di criminalità, che vuole che il trasporto ferroviario risponda a criteri di efficienza, di modernità, di sicurezza.  Sicurezza. Di nuovo questa parola che noi tutti davamo per scontata, ma che l’Italia intera ha capito che scontata non era: grazie a Viareggio, purtroppo per Viareggio.  L’abbiamo vista tutti quell’aula di tribunale, allestita nello spazio Fiere di Lucca. Bianca, grande, con 32 sedie sempre occupate dalle immagini delle vittime e una schiera di avvocati a difendere gli imputati. Imputati assenti, che mai hanno messo la loro faccia davanti a quelle foto, che mai hanno voluto e saputo affrontare quelle sedie vuote.  Bisognava esserci al processo per capire la grandezza di quello che stava accadendo.  A Viareggio il dolore personale, intimo, straziante, che è quello che si prova per la morte di un figlio, di una madre o di un padre, di una moglie, di un compagno, si è intrecciato con il dramma pubblico della ricerca di un colpevole.  Dramma che è andato avanti per 8 anni: che si è trascinato nelle aule di tribunali, lungo i corridoi delle procure, sulle pagine dei giornali, locali e nazionali. Anni di attesa, di carte, di udienze. Anni nei quali si sono susseguiti, sempre uguali, sempre partecipati, memorial, coordinamenti, convegni, cortei, come questo di stasera.  Eppure stasera c’è qualcosa di nuovo.  In questo ottavo anniversario, per la prima volta, c’è una sentenza chiara che ha comminato condanne e che, finalmente, ha delimitato i confini delle responsabilità. Un primo importantissimo risultato ottenuto grazie al grandissimo lavoro della procura, degli avvocati, dei familiari delle vittime. Perché l’Italia è il paese delle stragi impunite ma noi possiamo dire, orgogliosamente, che Viareggio non è una di quelle.E allora stasera questa commemorazione vive sotto una luce diversa, con una speranza in più. Ma Viareggio è sempre la stessa: la città che ha chiesto forte e senza sconti, e ottenuto almeno in primo grado, verià e giustizia, non dimentica. C’è ancora il vento che sale dal mare e che si ricorda che 32 cuori sono ancora qui, insieme a noi, vivi nel nostro ricordo. 32 cuori che niente, nessun tribunale, nessun risarcimento, potrà mai cancellare.  Viareggio non dimentica”. 

No comments