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L’adieu della senatrice Granaiola:”Con grande rammarico lascio questo Pd”

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VIAREGGIO – ” La mia esperienza politica è nata come militante della sinistra DC e da sinistra sono stata una delle fondatrici del Partito Democratico. Un partito che faceva dell’incontro tra le diverse correnti democratiche della tradizione politica italiana uno dei sui motivi fondanti.  Corollario di questa impostazione il riconoscimento del pluralismo come essenziale valore per un proficuo confronto politico. Oggi prendo atto con grande dispiacere che proprio quel confronto tra diversi orientamenti, storie e culture è stato messo pesantemente in discussione, additato come ostacolo, isolato e marginalizzato. Purtroppo non si è trattato di eventi occasionali, ma di comportamenti diffusi, da tempo in atto e che io – insieme a molti altri – ho vissuto in prima persona, giorno dopo giorno, anche a Viareggio ed in Versilia: il luogo dove sono stata eletta, scelta dagli elettori PD a seguito di democratiche primarie”.

Lo scrive la senatrice Manuela Graniola:

“L’aspra discussione interna al PD è sintomo di un infarto politico da troppo tempo annunciato e probabilmente molto poco compreso dai nostri elettori.  La crisi politica e di prospettiva della sinistra non è solo italiana e non riguarda solo la sinistra; è in confusione tutto lo schieramento “democratico” dell’occidente; vorrà dire pure qualcosa? Vorrà dire qualcosa se  nuovi e pericolosi neo-nazionalismi  di tutte le risme  riescono ad unire larghe fasce di quell’ elettorato che fino a pochi anni fa rappresentavano la base storica della sinistra?

Sono i giorni di una difficilissima crisi politica i cui esiti sono ancora incerti. I congressi, le scissioni o i regolamenti (anche di conti) sono gli effetti (non le cause) di una situazione critica non ancora adeguatamente affrontata; i nodi veri sono saper riconoscere le questioni e saper indicare soluzioni concrete tanto eque ed utili quanto in grado di ri-dare fiducia alla parte migliore del paese, per cui ho maturato la convinzione che  ci sia bisogno di un radicale riformismo e di poche ma chiare priorità d’intervento prima che sia troppo tardi.

In particolare, tra le molte urgenze, tre sono le questioni per le quali sono mancate soluzioni all’altezza dei bisogni: scuola, lavoro e contrasto alle povertà.

Sostenere “i lavori” è un  obiettivo fondamentale, le poche risorse disponibili dovrebbero essere impiegate prioritariamente per ridurre il loro costo  in maniera significativa. In una parte consistente del mondo del lavoro, che è cambiato e continua a cambiare, l’innovazione è stata  vissuta come contrazione di opportunità e concorrenza che comprime il reddito; ma l’innovazione può essere anche altro perché in grado di offrire un mercato globale ed occasioni fino a pochi anni fa irraggiungibili ai più.  E’ proprio in questo contesto che le competenze, le capacità e la creatività possono approfittare di incredibili opportunità a condizione che i diritti e le garanzie di tutti i lavoratori diventino tendenzialmente sempre più equivalenti. E’ sostenendo i lavori che si contrastano seriamente il progressivo, drammatico impoverimento di settori sempre più ampi del paese. Su tutti questi temi, purtroppo e da troppo tempo, si è discusso poco e male favorendo soluzioni, forse efficaci dal punto di vista comunicativo, ma poco risolutive.

E’ quindi con grande rammarico che lascio questo PD ma mi impegno a sostenere ogni atto, programma o disegno di legge che possa concretamente rispondere a queste priorità. Non posso e non voglio considerare il PD un nemico o un avversario; al contrario voglio sperare che scelte sofferte come la mia possano aiutare il governo e lo stesso PD ad incentrare l’uso delle pur modeste risorse disponibili per raggiungere gli obiettivi sopracitati.

Aderisco alla nuova formazione Movimento Democratico e progressista nella speranza che possa essere un luogo dove la discussione ed il confronto tra orientamenti ed idee anche diversi siano realmente riconosciuti come un valore ed un opportunità di crescita e dove il bisogno di un nuovo, radicale riformismo sia considerato essenziale per salvare il paese”.

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