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Landini: cessate il fuoco in Iran e no alla guerra

Giornata fiorentina per il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, intervenuto all’iniziativa “Tutelare il lavoro, contrastare lo sfruttamento”. Tra i temi affrontati, oltre alle questioni legate al lavoro e alla giustizia, anche la situazione internazionale e il conflitto che coinvolge l’Iran.

La posizione della Cgil, ha spiegato Landini, “è quella di chiedere un immediato cessate il fuoco perché siamo in presenza di un intervento fatto dagli Stati Uniti e da Israele che, di nuovo, ha violato qualsiasi diritto internazionale. Il ritorno allo strumento della guerra come regolazione normale dei rapporti mette a rischio la democrazia e mette a rischio la qualità della vita delle persone”.

Il leader sindacale ha precisato: “Nessuno di noi piange il dittatore che è morto e nessuno di noi ha mai difeso la dittatura che c’è stata in Iran, anzi, noi siamo sempre stati al fianco e abbiamo sostenuto ‘Donna, vita, libertà’ come movimento da anni, senza alcun problema”. Un riferimento alle proteste nate dopo la morte di Mahsa Amini e alla repressione del regime iraniano. “Tra l’altro – ha aggiunto – vorrei ricordare che quello è un regime che vede anche molti sindacalisti ancora in galera arrestati”.

Secondo Landini, il punto centrale non è la difesa del regime iraniano ma il rifiuto della guerra come strumento politico: “L’oggetto della discussione non è la difesa del regime iraniano: quello che noi mettiamo in discussione è quella modalità con l’uso della guerra. Non è la guerra lo strumento che estende la democrazia e la partecipazione; e alla fine, come si è già visto con la guerra in Ucraina, chi paga le conseguenze sono soprattutto le lavoratrici e i lavoratori”. Il riferimento è agli effetti economici immediati del conflitto, “con un aumento dei prezzi, delle bollette, che è un elemento di incertezza in senso generale”.

Landini ha poi affrontato anche il tema della riforma della giustizia, criticando il referendum proposto dal governo. Secondo il segretario generale della Cgil si tratta di “un referendum che chiede di cambiare la Costituzione e che non affronta in nessun modo i problemi della giustizia”.

“Che si debba far funzionare meglio la giustizia è sotto gli occhi di tutti – ha dichiarato – ma deve essere chiaro che questo referendum non c’entra nulla. Perché chi è precario continuerà a essere precario, perché gli investimenti che dovrebbero essere fatti per accorciare il tempo dei processi non vengono fatti, perché le assunzioni che si dovrebbero fare non vengono fatte”. Da qui l’interrogativo finale: “Questo referendum a chi serve? Serve al cittadino per far funzionare meglio la giustizia, per avere più tutele, o in realtà serve al governo che l’ha voluto per mettere in discussione l’autonomia e l’indipendenza della magistratura? Perché dover cambiare la Costituzione?”.


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